Domenica, 19 Settembre 2021
Legge elettorale

Renzi al bivio: Italicum o "vado a casa"

Il premier fa "all in" sulla legge elettorale: ora la fiducia. "A voi la scelta: mandatemi a casa o avanti fino 2018". Spaccata la minoranza: "Dai big 'Dem' solo lotta di potere, alla fine resteranno in trenta"

ROMA - La strategia era stata decisa da tempo e l'ampio margine con cui la Camera ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità sull'Italicum non era affatto un motivo per ripensare la scelta di porre la fiducia. Anzi: "Affrontando il voto segreto sulle pregiudiziali, abbiamo dimostrato che abbiamo i numeri sull'Italicum", è la versione diffusa da palazzo Chigi. Il passo successivo è dimostrare che la volontà della maggioranza del partito è far proseguire l'esperienza del governo, senza seguire i 'vecchi' big del partito, in quello che i parlamentari renziani liquidano come "uno scontro per il potere nel Pd". 

ORA LA FIDUCIA - E per questo Matteo Renzi pone la fiducia: "E' la cosa più democratica, il Parlamento se vuole può mandarmi a casa", dice prima su twitter poi in un'intervista al Tg1. Perché se è vero che le pregiudiziali vengono respinte ad ampia maggioranza, Renzi non si fida comunque: "Che avrebbero votato contro le pregiudiziali lo hanno sempre detto, ma era per non farci mettere la fiducia e fare scattare la trappola sugli emendamenti", dicono i renziani, riferendosi alla minoranza Dem.  E il rischio è che su emendamenti come l'introduzione dell'apparentamento al ballottaggio, anche i piccoli partiti della maggioranza avrebbero scelto il loro interesse, confidando che quella di portare al voto il Paese in caso di modifiche all'Italicum fosse un'arma spuntata nelle mani di Renzi: "Mattarella avrebbe sciolto le Camere per l'ok ad un emendamento?", si chiede più di un deputato. 

PD E GOVERNO AL BIVIO - Ecco allora che la fiducia diventa "necessaria", come dice lo stesso premier al Tg1: da un lato per rendere effettiva la minaccia delle urne, dall'altro per mettere la minoranza Dem di fronte a un bivio. "Sono mesi che si ragiona su una minoranza di 120 deputati - dice un renziano - ma domani si vedrà che sono molti di meno...". In effetti, se Speranza, Bersani, Letta e Bindi annunciano che non voteranno la fiducia, unendosi a Civati e Fassina, nel corpaccione di Area Riformista in tanti prendono le distanze: Zoggia e Mauri, ad esempio, ma anche altri 'peones' meno noti fanno sapere che la fiducia la voteranno, e qualcuno di loro è orientato anche a votare il provvedimento al voto finale. Il pallottolliere renziano si ferma a 30, nel contare quelli che andranno fino in fondo e non si presenteranno alle chiame di oggi e domani. 

SCHEDA: COSA CAMBIA CON L'ITALICUM

IL VOTO FINALE - Ma il vero ostacolo è il voto finale, che potrebbe vedere numeri più risicati per Renzi: "Ma già sulle pregiudiziali sono arrivati una ventina di voti dalle opposizioni: non solo da Fi, ma anche dai grillini...", sostiene un renziano. Ecco allora che parte l'offensiva contro i big del partito che si sono chiamati fuori dalla fiducia: "Noi siamo qui per cambiare l'italia, non siamo attaccati alla poltrona", dice Renzi in tv. E il sottotesto è: non siamo come loro che in vent'anni non hanno fatto nulla. La convinzione dei renziani è che la posta in palio per Bersani e gli altri siano "la testa di Renzi e il potere nel Pd: se Renzi gli dicesse che si possono prendere il partito la loro opposizione finirebbbe un secondo dopo...". Ragionamento che viene fatto arrivare ai deputati di Area Riformista: "Non vi prestate ad essere strumenti di una lotta di potere, noi siamo qui per cambiare l'Italia". Offrendo agli indecisi della minoranza una stagione di riforme 'di sinistra': "Torniamo ad occuparci di scuola, di famiglia, di diritti", è l'offerta di Renzi. 

IL CALENDARIO - Dopo gli accesi scontri in Aula di ieri, c'è attesa alla Camera per il primo dei tre voti di fiducia sulla legge elettorale, gli altri due saranno domani. Il primo voto oggi dopo le 15. I voti di fiducia saranno sugli articoli 1, 2 e 4 dell'Italicum. L'articolo 3 non si vota perché in copia conforme al testo del Senato. Non è stata ancora decisa la data del voto finale sul testo che presumibilmente slitterà a maggio.

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