Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Politica Italia

Renzi attacca D'Alema e gli "scissionisti" Pd, "Col M5S ci vediamo in tribunale"

Dal palco del lingotto Matteo Renzi ha rilanciato la sua corsa alle primarie Pd toccando anche il tema giustizia e le inchieste sul papà e su Lotti, la solidarietà con l'abbraccio all'indagata Virginia Raggi e annuncia querele per Di Maio e Di Battista

TORINO – I temi più caldi li affronta con la mossa del cavallo: la giustizia e le inchieste sul papà e su Lotti con la solidarietà all’indagata Virginia Raggi, le alleanze con gli attacchi a Massimo D’Alema e a Luigi de Magistris. Matteo Renzi focalizza la chiusura della kermesse del Lingotto puntando tutto sulla “comunità” del Pd, sulla sua “solidità” anche in un momento di debolezza della sua leadership, di cui qualcuno ha cercato di approffittare per “cercare di distruggerci”. Riferimento anche agli scissionisti. Sottolineando però, a differenza della prima giornata, che “sì, dobbiamo riscoprire il ‘noi'”, ma l’unico modo per poterlo fare è tenere sempre presente l’io.

Un riaffermazione della propria leadership che si vede anche dal tweet di Nomfup, il nickname del portavoce: “A chi ti dice è tornato, rispondo: non se ne è mai andato”. E sicuramente preparata dagli interventi della mattina: Marco Minniti che chiede di “non ammazzare” un leader “giovane e riformista”, Graziano Delrio che si spinge a paragonare Renzi al Maradona che portava il Napoli a vincere gli scudetti. Toni che, in questa alternanza tra “noi” e “io”, l’ex premier stempera invitando sul palco, alla chiusura della manifestazione, prima di tutto i volontari e poi Maurizio Martina, Paolo Gentiloni, gli altri ministri e dirigenti Dem, per una foto di gruppo che rappresenti “l’impegno vero alla collegialità” ribadito anche oggi.

Per i contenuti programmatici della mozione, Renzi rimanda alla prossima settimana: per ora ribadisce la proposta di primarie Pse e lancia un sistema fiscale unico della Ue per evitare i paradisi. Ma ci tiene a chiarire che “essere di sinistra non è stare sul palco, fare il pugno chiuso e cantare Bandiera rossa. E’ un’immagine da macchietta, non è il modo di aiutare i cittadini”. Meglio difendere l’operato di Sergio Marchionne, se questo “porta gli operai in fabbrica”.

I decibel in sala scendono quando Renzi inizia ad affrontare il tema giustizia: “Un cittadino è innocente fino a sentenza passata in giudicato, sempre. Sempre. Significa che i processi si fanno nei tribunali, non sui giornali, che le sentenze le fanno i giudici, non i commentatori. Dunque fatemi mandare un abbraccio di solidarietà a chi, messo sotto indagine in queste settimane, vive una fase di difficoltà”. Pausa. Tutti si aspettano il riferimento a Lotti, o al padre. Ma l’abbraccio è “a Virginia Raggi”. Perchè “noi siamo dalla parte della giustizia, che qualcuno anche nel nostro campo ha confuso col giustizialismo”. Ai Cinque Stelle (ma anche a qualcuno del centrosinistra) dunque lezione di garantismo e l’invito a rinunciare all’immunità: “Prendetevi le vostre querele, cari Di Maio e Di Battista”.

Quanto alle alleanze future del Pd, anche stamattina il dibattito sul palco è oscillato tra chi come Deborah Serracchiani ammoniva gli scissionisti che “non rientreranno dalla porta del listone” e Graziano Delrio che chiedeva di “non mettere paletti ad un centrosinistra allargato”. Renzi non entra nel dettaglio, si limita a dire no a Luigi de Magistris che “si schiera con i violenti”, e ad attaccare chi “fa lezioni sull’Ulivo dopo averlo segato dall’interno”, ovvero Massimo D’Alema. E sulla prospettiva di un nuovo Ulivo dice: “Non si possono replicare modelli del passato se non si ha chiaro cosa vogliamo fare”. E anche, come dice Lorenzo Guerini, finchè non si sa con che legge elettorale si voterà. Fino ad allora, “l’alleanza da costruire è quella con i cittadini”.

Tra le curiosità intervenendo dal palco l'ex premier ha citato una canzone di Brunori Sas: "Non sarò mai abbastanza cinico da smettere di credere che il mondo non sara' mai migliore di com'e', ma non saro' mai tanto stupido da credere che il mondo possa crescere se non parte da lì".

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