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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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Primarie Pd, gli industriali tifano per Renzi "il montiano"

Da un lato il favorito alla leadership del Pd tratta già con Letta. Dall'altra riceve i complimenti degli uomini degli industriali prestati alla politica. Bombassei (Scelta Civica): "Bene l'adozione dell'Agenda Monti"

Ancora poche ore e alla guida del Pd ci sarà un nuovo segretario con cui dovrà ragionare – e fare i conti – un po’ tutta la politica, soprattutto il Governo Letta. Attacco ‘minaccioso’, sottotitolo chiaro: Matteo Renzi. Sì perché, al netto del politically correct, quel buon gusto di prendere in considerazione la terzina completa dei candidati (Renzi, Cuperlo, Civati) – compreso l’assoluto rispetto per le scelte di chi domenica si metterà in fila ai gazebo – tocca anche essere scorretti. E allo stesso tempo realisti: Renzi sarà il nuovo segretario del Pd.

Lo dicono i pienoni che riscuote in giro per l’Italia, lo dicono i sondaggisti. Lo dicono le polemiche preventive, quelle che prevedono un calo di affluenza, buone per ridimensionare le velleità del vincitore. Lo aiutano media e tv – Renzi è praticamente ovunque –, che creano il ‘fenomeno’ ma che fanno anche il loro mestiere e non possono aspettare domenica sera far l’analisi e dar un briciolo di prospettiva di quel che sarà. Con Renzi che per la prima volta sarà ‘costretto’ a maneggiare per davvero un pezzo di potere storico (il Pd, appunto, e prima, quel che c’era e rimane del Partito comunista italiano). Con la fenomenologia della rottamazione che si farà apparato e che passerà al di là della barricata, nelle stanze dei bottoni del Nazareno.

LETTA – Lo dicono, di Renzi alla guida del Pd, le dichiarazioni di Letta e Alfano. Che da premier e vice, e nel caso del secondo, leader del Nuovo centrodestra, hanno aspettando l’incoronazione di Renzi per blindare con l’ennesima fiducia il futuro delle larghe intese dimagrite di Forza Italia. Lo dice il fatto che Letta, proprio in prospettiva della verifica parlamentare della prossima settimana (mercoledì 11 dicembre) ha già cominciato a parlare con Renzi. Una lunga telefonata, pare una quarantina di minuti, dopo settimane gelide. Lo racconta Repubblica:

Dobbiamo fare un salto in avanti – è stato il ragionamento di Renzi – dobbiamo essere in grado di dare un senso concreto a questo anno di legislatura. Altrimenti a maggio, alle europee, siamo finiti”. “Mercoledì in aula – ha spiegato il premier – io farò un primo passaggio sui punti che concordiamo io e te”. Il resto, verrà definito entro un mese. Per fare una sorta di “accordo alla tedesca”, ossia l'intesa programmatica siglata a Berlino tra la Merkel e i socialisti dell’Spd per la nascita della Grosse Koalition.

PATTO ALLA TEDESCA – Un accordo alla tedesca, da Grosse Koalition, che si aprirà mercoledì, con il sì alla fiducia e si concluderà dopo le feste, a gennaio. Con tanto di nero su bianco e rimpasto di governo dietro l’angolo. Un percorso lungo un mesetto per definire l’agenda 2014. Taglio di un miliardo alle spese della politica, e nel pacchetto è previsto il passaggio dal bicameralismo al monocameralismo (con il Senato che non sarà più custode, assieme alla Camera, del potere legislativo); nuova legge elettorale con doppio turno alla francese; un piano lavoro. Tre punti su cui potrebbe agevolmente aderire anche Alfano – a patto che nel piano sia inserita la riforma della giustizia – che sul ‘Mattarellum’ non pare troppo convinto. Il ritorno al vecchio, infatti, lo costringerebbe a tornare all’ovile, a ricollocarsi sotto l’ala protettiva di Berlusconi. Cavaliere che sull’eventualità di un ritorno al vecchio, il ‘Mattarellum’ appunto, è stato chiarissimo: “Così andiamo da soli”. Che per dirla alla Finocchiaro, sempre su Repubblica, per Alfano vorrebbe dire “ributtarsi nelle sue braccia”. Quelle di ‘Silvio’.

INDUSTRIALINon lo dicono i sindacati (anzi lo dicono, vista la posizione della Cgil, un muro contro muro che si inasprito nei giorni della campagna elettorale). Lo dicono gli industriali come Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, e quelli che hanno legato il loro destino a Mario Monti. “Vedo che qualcuno, in quel di Firenze, si sta appropriando e rivende come propri temi della vecchia agenda Monti. Nessun problema, non siamo gelosi, basta che qualcuno ci riconosca la paternità”. Così Alberto Bombassei, presidente di Scelta Civica e della Brembo, la ditta di famiglia (senza dimenticare la presenza nei consigli di amministrazione di Italcementi, Atlantia, Pirelli, Ciccolella, Nuovo Trasporto Viaggiatori). Il cui virgolettato è piccato ma che, polemiche a parte, fa capire come le posizioni del futuro segretario del Pd e quelle dell’ala montiana e industriale di Sc, potrebbero convergere senza troppi problemi.  

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