Venerdì, 24 Settembre 2021
Unione europea

Renzi porta l'Italia nell'Europa dei selfie, poi di corsa da Vespa

Il discorso del premier per la presidenza semestrale del Consiglio Ue: "Meritiamoci l'eredità come Telemaco. Il selfie dell'Ue avrebbe il volto della noia". Stasera c'è Porta a Porta: conferenza rimandata, poi confermata

ROMA - Senza rottamare non sa stare. In Italia o fuori dai confini europei, gli schemi non fanno per lui. L'ultimo "tabù" che è quasi caduto sotto i colpi del premier italiano, Matteo Renzi, è la classica conferenza post intervento al Parlamento europeo. Dopo aver parlato davanti alla plenaria per presentare l'agenda della presidenza semestrale del Consiglio Ue, il numero uno del consiglio italiano avrebbe volentieri salutato la compagnia per "scappare" a casa. Niente incontro fra lui, il presidente dell'Europarlamento, Martin Schulz, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e i giornalisti. Motivo? Ad attenderlo c'è Bruno Vespa e il suo salotto che lo vedranno - ore 20:30 - protagonista in una puntata speciale su Rai 1. Non poco l'imbarazzo a Strasburgo dove, evidentemente, ai convenevoli e alla forma ci tengono. Tanto che alla fine lo hanno convinto: conferenza sia. 

Il meglio, però, il premier lo ha detto nel suo primo discorso al Parlamento riunito. Ha chiarito a tutti che da oggi l'Italia è pronta a prendersi le proprie responsabilità e che vuole essere protagonista in Europa. "L'Italia non viene qui a chiedere all'Europa i cambiamenti che non è in grado di fare, ma per dire che siamo i primi a sapere di dovere cambiare. Non c'è un'Italia che chiede scorciatoie, ma un'Italia che offre la sua disponibilità a fare la propria parte". 

In questa sede, ha sottolineato Renzi, "rappresento un Paese fondatore e che dà ogni anno un contributo importante alle istituzioni europee: diamo di più di quello che prendiamo, e ne siamo felici e orgogliosi. Ma rappresento anche il partito che ha preso più voti di tutti - ha sottolineato orgoglioso il premier - e li abbiamo presi non dicendo che è colpa dell'Europa, ma che i nostri problemi nascono in Italia, che noi dobbiamo cambiare le istituzioni, la giustizia, la pubblica amministrazione. Sappiamo che prima di tutto dobbiamo chiedere a noi la forza di cambiare se vogliamo essere credibili". 

Dunque "è chiaro che la questione economica e la discussione dell'ultimo Consiglio non si riduce alla richiesta di alcuni Paesi di cambiare le regole - ha spiegato a proposito dell'ipotesi di sforare il muro del rapporto deficit/pil del 3% - Noi vogliamo rispettarle, ma le rispetta chi ricorda che abbiamo firmato insieme il 'Patto di stabilità e crescita'. Non solo di stabilità. E la richiesta non è di un singolo Paese, ma per tutta l'Europa". 

Renzi ha poi sottolineato che gli europarlamentari appena eletti hanno una "grande responsabilità: riportare fiducia e speranza nelle istituzioni europee. Dobbiamo meritarci l'eredità come il figlio di Ulisse". "Questa mattina avete chiuso il semestre greco, un passaggio di consegne, in tutto il mondo e immaginiamo qual è il testimone tra Grecia e Italia, pensiamo a cose straordinariamente affascinanti: qualcuno pensa al rapporto tra Anchise e Enea, tra Pericle e Cicerone. Grecia e Italia sono agorà e foro, il tempio e la Chiesa, il Partenone e il Colosseo. E invece non pensiamo a questo quando parliamo di Grecia e Italia e neanche al senso vita nonostante Aristotele e Dante, Archimede e Leonardo. Pensiamo alla crisi, allo spread, alle difficoltà finanziarie, perché è molto forte nel nostro corpo la ferita lasciata dalla recente difficoltà congiunturale economica".

Poi, chiara e tonda la sfida che spetta all'Italia in questo semestre di Europa "azzurra": "Non credo che possiamo sottovalutare la questione finanziaria - ha ammonito il premier - Esiste un grande tema finanziario, ma l'Italia sostiene che la grande sfida del semestre non sia solo elencare una serie appuntamenti, che pure ci saranno e spero con partecipazione la delle parlamentari e dei parlamentari, ma la grande sfida è ritrovare l'anima dell'Europa, il senso profondo del nostro stare insieme. Se dobbiamo unire burocrazie, a noi in Italia basta e avanza la nostra. C'è un'identità da ritrovare". E ha scherzato con una battuta: "Se oggi l'Europa facesse un selfie, che immagine verrebbe fuori?" Emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione. L'Europa, oggi, mostrerebbe nel selfie il volto della noia". Prossimo obiettivo: rottamare la noia. 

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