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Lunedì, 26 Febbraio 2024
Costi della politica

Si alza l'urlo grillino: "Date i soldi che abbiamo restituito alle imprese"

In occasione del Restitution Day numero due i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno dato vita a una "accampata" sotto il ministero delle Finanze per chiedere l'apertura di un conto destinato alle aziende in crisi

Sono decisi a restituire oltre 2,5 milioni di euro, 2.563.016,76 euro per l’esattezza. I grillini sopra i tetti, tra i forconi, in aula a dire i loro no e per farsi dire i no di tutti gli altri. I grillini che vogliono tornare al voto con il ‘porcellum’ depurato del porcellum’, oppure con il buon vecchio ‘Mattarellum’ con la gentile collaborazione di Berlusconi. I grillini che hanno detto di no al finanziamento pubblico ai partiti, lasciando nelle casse dello Stato oltre 40milioni di euro; i grillini che, dopo le prime tribolazioni sui compensi, su cosa sia diaria e su cosa sia privilegio, hanno deciso, come da programma, di riconsegnare il troppo in busta. Due milioni e mezzo di euro ricavati dal taglio degli stipendi e delle diarie da giugno ad ottobre 2013.

Il secondo Restitution Day 2 dei grillini si sta celebrando dalle 11:45 di questa mattina sotto forma di sit-in di fronte alla sede del ministero dell'Economia e delle finanze (Mef) di via XX Settembre, a Roma. I 5 Stelle, nel presidio, hanno chiesto l’apertura immediata (come votato dal parlamento ad agosto con un emendamento del M5S) del conto che consenta ai parlamentari del Movimento di versare al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese la somma da 'restituire ai cittadini'. L’emendamento presentato dal M5S Senato per aprire il conto per finanziare il Fondo di garanzia per le piccole imprese con i tagli ai costi della politica era stato approvato il 5 agosto 2013 all’interno del ‘Decreto del Fare’. “Il governo – ricorda in una nota il M5S – aveva 90 giorni di tempo (scadenza 19 novembre 2013) per emanare il decreto attuativo e rendere operativo il conto, ma non ha ancora fatto nulla. Basta! Ministro Saccomanni apri il conto Pmi”.

Per questo hanno srotolato il maxi assegno con su scritta la somma che sono pronti a “restituire ai cittadini”. “Questi soldi – ha sottolineato Paola Taverna, capogruppo al Senato del M5S, che è arrivata nella sede del dicastero con il decreto attuativo in mano – sono bloccati dall’immobilismo del governo Letta. Basta una firma – ha continuato – e sto aspettando che il ministro Saccomanni la metta. Gli do due giorni di tempo, noi giovedì vogliamo il conto corrente dove poter destinare le risorse”. “Pretendiamo l’istituzione immediata del fondo dove poter versare i nostri soldi”, gli fa eco l’ex capogruppo a Palazzo Madama, Vito Crimi. A chi gli domanda se i grillini con questa iniziativa non stiano tentando di rubare la scena a Matteo Renzi, Crimi risponde secco: “A noi di Renzi non ce ne frega proprio nulla. La nostra è una scelta fatta fin dall’inizio, ben prima delle elezioni. E’ Renzi che è in ritardo”.

RENZI – Già, Renzi. Il sindaco segretario del Pd che si è fatto sentire proprio mentre i grillini ‘assediavano il Mef. E il tema è sempre lo stesso. Grillo sfida la politica. Il sindaco sfida Grillo. Grillo chiede l’abolizione immediata dei finanziamenti pubblici, Renzi gli chiede di mettere l’autografo sul taglio di un miliardo di euro sulle spese della politica. “Con la riforma del governo i partiti prenderanno sempre meno soldi con il passare del tempo. Dico a Grillo, è giusto partire dai 40 milioni del Pd, ma c’è la possibilità di far risparmiare allo stato un miliardo di euro. Bisogna però che i senatori del Movimento Cinque Stelle firmino con noi per azzerare l'indennità. Perché i Cinque Stelle parlano dei 40 milioni di euro e non parla del miliardo. Significa che non hai intenzione di tagliare i costi della politica, ma che vuoi solo fare polemica con il Pd. Mi viene il dubbio che i Cinque Stelle non vogliano cambiare, ma solo protestare”.

Poi, rivolgendosi al leader dei 5Stelle: “O Beppe non controlla i suoi senatori, che è un’ipotesi, nel senso che non può dire ai tacchini di anticipare il Natale, oppure non vogliono fare politica nell’interesse dei cittadini. Io sono molto fiducioso”.

Renzi affonda, Paola Taverna risponde: “Per restituire denaro pubblico, ovvero dei cittadini, Matteo Renzi ricatta un’altra forza politica che ha già fatto quel che dovrebbe fare il Pd: restituire i soldi ai cittadini”. Taverna replica alla ‘sorpresina’ del neo segretario del Pd ricordandogli “che quelli intascati dal Pd sono soldi pubblici, appartengono ai cittadini. Renzi la finisca di chiacchierare e faccia seguire alle parole i fatti, solo allora potremo sederci al tavolo”.

Renzi che sfida Grillo proprio sul suo terreno, i grillini che provano a divincolarsi dalla stretta del segretario del Pd mettendo in piazza i gioielli di famiglia: la lotta allo spreco. E visto che il ministro Saccomanni per adesso non ha sbloccato la pratica, e ai 5 Stelle urge aprire il conto per dar sul campo una risposta fattiva al sindaco di Firenze, i grillini questa notte hanno deciso di dormire in piazza. Un’accampata, che a Roma, dopo quella di Porta Pia, va sempre di moda. “Questa notte, una delegazione di parlamentari del Movimento 5 Stelle dormirà in una tenda di fronte al ministero e resterà lì fino a che non otterrà la firma del ministro sul decreto attuativo che avrebbe dovuto essere emanato entro il 19 novembre”.

Il capogruppo alla Camera Federico D’Incà ed il vicecapogruppo Giuseppe Brescia sono stati ricevuti al ministero, riferisce la nota, “ottenendo alcune rassicurazioni verbali sul fatto che il conto potrebbe essere pronto in 10-20 giorni. Rassicurazioni che non bastano, ci fermeremo solo di fronte al decreto attuativo firmato”, garantiscono i grillini.

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