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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Scenari

Quirinale: i nuovi segnali che indicano un Mattarella bis

Ecco perché l'ipotesi di una rielezione del Capo dello Stato non tramonta e non tramonterà fino all'ultimo

Trovare un nome per il Quirinale che ricalchi la stessa maggioranza che sostiene il governo, unico modo per non rischiare le urne. Mattarella a parte, l'unico nome è quello di Draghi. Non è però chiaro - a nessuno - come portarlo alla votazione sicuri che non scatti tra deputati e senatori il panico da fine legislatura.

I quotidiani raccontano che qualcosa si muove. Mentre c'è chi tra i ministri più vicini a Draghi preferirebbe che il presidente del Consiglio restasse a Palazzo Chigi, nessuno vede di cattivo occhio la possibile ascesa al Colle con una staffetta con Daniele Franco, ministro dell'Economia. Ma i dubbi di settori della maggioranza ci sono, e non sono pochi. Un governo guidato da Franco (o da Marta Cartabia) sarebbe più debole di un governo guidato da Draghi. Anche per questo le voci a favore del bis di Sergio Mattarella non si spengono. E non si spegneranno. 

Chi tifa per Draghi al Quirinale

"Tifa Draghi al Quirinale soprattutto Renato Brunetta - racconta oggi Repubblica -  E Giancarlo Giorgetti, il primo ad aver lanciato il Presidente del Consiglio per il Colle. Il Pd preferirebbe lasciare Draghi a Palazzo Chigi. Ampi settori del Nazareno, ad eccezione della sinistra del partito, continuano a ritenere fondamentale la difesa degli equilibri attuali, con un bis di Sergio Mattarella".

Ieri - nota oggi il Sole 24 ore -  c’è stato uno sprint nel presentare una riforma costituzionale - firmata da senatori Pd tra cui Zanda - per introdurre il divieto di rielezione per il capo dello Stato e la cancellazione del semestre bianco. Perché tale premura? "Una mossa - spiega Lina Palmerini - che è una richiesta di aiuto a Mattarella affinché si renda disponibile a un bis e intanto cambiare la Carta proprio in quei punti criticati da lui. Dalle parti del Quirinale, però, la proposta di riforma non sposta nulla nelle intenzioni del capo dello Stato. Se non è gelo, è indifferenza".

L'uscita allo scoperto dei senatori dem storicamente vicini al Capo dello Stato che vieta la rieleggibilità del presidente della Repubblica è un vero rebus. O un paradosso, perché chi presenta la legge che vieta la rieleggibilità lavora all'ipotesi della rielezione dell'attuale presidente della Repubblica.

In un attimo si scatena la caccia all’interpretazione autentica della mossa, finché proprio Bressa, uno dei firmatari, chiarisce: "Nella migliore delle ipotesi il ddl non potrebbe entrare in vigore prima della fine del 2022. Non è un’iniziativa legislativa che guarda all’elezione di gennaio". L'obiettivo dei tre secondo Repubblica sembra quello di rassicurare chi teme un eventuale bis, considerandolo la conferma di una nuova prassi (dopo la doppia elezione di Giorgio Napolitano): "Creando inoltre le condizioni per spingere l’attuale Capo dello Stato a superare alcune perplessità sulla rielezione".

L'ipotesi Mattarella bis non tramonta

L'abolizione del semestre bianco - i sei mesi finali del mandato in cui il Capo dello Stato non può sciogliere le Camere - e la non rieleggibilità del presidente della Repubblica sono due modifiche che era stato Mattarella a incoraggiare nelle stesse uscite pubbliche. Ma Mattarella il bis vuole evitarlo a tutti i costi. Quanto avvenuto ieri è un paradosso, che però fa emergere quanto sia esteso e trasversale il partito che spinge e prega per il bis di Sergio Mattarella al Quirinale.

La riforma - ragiona la Stampa - offrirebbe una cornice costituzionale "per non rendere norma un'eccezione che ha già un precedente nel bis di Giorgio Napolitano. Esattamente come chiede Mattarella. Per arrivare alla sua approvazione però servono mesi. Il presidente verrebbe rieletto e accompagnerebbe il percorso con una maggiore tranquillità. Perché a quel punto, contestualmente alle elezioni politiche del 2023, con un Parlamentodimezzato e con una legge che ha abolito semestre bianco e rieleggibilità, Mattarella potrebbe dimettersi e motivarne le ragioni proprio alla luce delle modifiche costituzionali e della nuova composizione delle Camere".

Mattarella sarebbe preoccupato perché non vede le forze politiche pronte e disposte a trovare un accordo per la principale carica di garanzia della Repubblica. Nelle settimane scorse aveva rammentato "le sollecitazioni" di due ex capi dello Stato, Antonio Segni e Giovanni Leone, che proponevano la non rieleggibilità del presidente della Repubblica e l'abolizione del semestre bianco. E pochi giorni fa dopo la lectio magistralis del rettore della Sapienza, si cancellava di nuovo dal Toto-Quirinale con parole cristalline: "A poche settimane dalla conclusione del mio ruolo, delle mie funzioni di presidente della Repubblica, torno qui nell'università dove ho studiato".

C'è un dato di fatto, emerso prepotentemente ieri con il caso Lotito (il presidente della Lazio che da più di tre anni chiede gli venga assegnato il seggio destinato per un presunto errore di calcolo al renziano Carbone. Ritorna in Giunta per le elezioni, dove era già stato esaminato per circa tre anni, il caso, l'ha deciso ieri il Senato dopo due votazioni di cui una, quella decisiva, a scrutinio segreto). Con il voto segreto le elezioni del Presidente della Repubblica saranno un terno al lotto. I franchi tiratori, annidati in tutte le forze politiche, avranno il potere di decidere la partita del Quirinale se non emergerà un candidato forte e trasversale. E i nomi che possono raggiungere un consenso ampio e a prova di franchi tiratori sono solo due secondo molti osservatori: Draghi e Mattarella. Ma il trasloco di Draghi da Palazzo Chigi al Colle più alto indebolirebbe la maggioranza, in un modo o nell'altro. Resta l'ipotesi Mattarella.

Ancor di più se si pensa all'elezione di Cossiga alla prima votazione nel 1985. Era il 'metodo De Mita', determinato da un'intesa fra grandi partiti di popolo come la Dc e il Psi, i cui segretari avevano tutti piena corrispondenza con i gruppi parlamentari. Oggi i leader di partito non hanno il pieno controllo dei gruppi parlamentari. Vale per tutti i grandi partiti, a destra e a sinistra. Francesco Cossiga fu eletto al I scrutinio con 752 voti su 977. Numeri alla portata sia di Draghi sia di Mattarella.

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