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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Politica

Organici ridotti e più giovani: "Così cambia la Difesa, nasce il Pentagono italiano"

In un'intervista a Repubblica, il ministro Roberta Pinotti illustra la riforma delle forze armate: "Abbiamo bisogno di soldati giovani ma non vogliamo creare un precariato militare. La chiave sta nell’arruolare persone a 19-20 venti anni"

“La Difesa in Italia funziona, ci sono stati però cambiamenti globali nella geopolitica, innovazioni tecniche e un calo di risorse che hanno imposto nuove sfide e la necessità di una trasformazione culturale”. Lo afferma la ministra della Difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista a Repubblica, illustrando la riforma delle forze armate.

“Oggi non esiste una missione che non richieda componenti di tutte le forze armate. Ci può essere prevalenza di Marina, Aeronautica, Esercito ma poi hai bisogno di uno sguardo d’insieme. L’identità viene preservata perché è un elemento importante, positivo, ma questa identità non può essere vissuta come competizione interna mentre ci sono tradizioni inveterate in cui l’appartenenza al corpo prevale rispetto allo spirito globale”.

Nel dettaglio, si prevede “in base alla legge 244, entro il 2024 di ridurre gli organici di 40mila militari e 10mila civili: una trasformazione che nessuna pubblica amministrazione finora ha tentato. Quanto agli alti ufficiali, negli anni passati c’è stata una proliferazione di comandi perché c’era un numero di generali e ammiragli promossi in base agli scatti di carriera. Credo che oggi sia richiesto che il numero dei generali sia conseguente alla necessità dei comandi e non viceversa”.

Nasce quindi l’idea di un Pentagono italiano, un unico comando dove rendere concreta l’integrazione dei vertici.

“Abbiamo presentato una prima richiesta all’interno del budget per le infrastrutture previsto dalla Legge di stabilità – spiega Pinotti – A Centocelle abbiamo già trasferito dal centro storico le 1500 persone della Direzione generale degli armamenti e lì c’è il Coi, il comando operativo che gestisce tutte le missioni all’estero e in Italia. E lì si è pensato di costruire la struttura con i vertici di tutte le forze armate. Spazi e cubature sono disponibili, abbiamo ipotizzato strade e infrastrutture. Non c’è dubbio che stare tutti insieme consente di pensarsi come un insieme e avere quelle continue relazioni che devono esistere tra le forze armate. E ci sarà un risparmio nella gestione, oltre alla possibilità di immettere sul mercato immobili di pregio”.

“Abbiamo bisogno di soldati giovani ma non vogliamo creare un precariato militare. La chiave sta nell’arruolare persone a 19-20 venti anni, offrirgli un pacchetto formativo importante per sette anni della loro vita, insegnando lingue e professionalità, dotandoli di brevetti qualificati. Se si ritroveranno sul mercato a 26-27 anni non sarà difficile trovare un’altra occupazione anche perché ci impegniamo a costruire nuove opportunità di lavoro anche con percorsi legislativi”.

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