rotate-mobile
Mercoledì, 19 Giugno 2024
Come vorrebbe Beccaria

La riforma che ribalta il paradigma 5 Stelle: "È la giustizia giusta che chiedeva la Costituzione"

L'impianto dell'ex Ministro Bonafede si appresta ad andare in soffitta dopo solo due anni: il Governo Draghi ha partorito la sua riforma della Giustizia anche se si preannunciano scontri nel passaggio in Parlamento. "Finalmente si ritorna nel dettato costituzionale" spiega a Today.it Alessandro Sterpa, professore di Diritto pubblico che parla di un cambiamento epocale

La riforma del sistema penale che serve all’Italia per allineare i connotati della propria giustizia agli standard europei, e ricevere così i finanziamenti previsti dal Recovery Plan, ha passato il primo esame. Infatti ieri sera il consiglio dei Ministri ha approvato il documento che ridisegna il lavoro nei tribunali d’Italia. Dovrà comunque essere discusso e votato in Parlamento, ma è chiaro come Draghi potrà cantare vittoria soltanto se il nuovo piano giustizia non dovesse subire stravolgimenti nel passaggio delle Aule di Camera e Senato. 
Intanto tutti partiti cercano di intestarsi la vittoria politica, ma semplicemente perché la riforma del processo penale è una sintesi di tutte le posizioni all’interno della squadra del Premier Draghi, che ieri, quando il tavolo stava per saltare sul nodo della prescrizione, ha dovuto alzare la voce e richiamare tutti alla responsabilità con toni severi e di biasimo.

Giustizia, la riforma della Cartabia sconfessa il modello Bonafede 

Ci sono tantissime novità che di fatto non solo superano la riforma voluta dall’ex Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede appena due anni fa, ma ne ribaltano il paradigma. Tuttavia l’attuale ministro Marta Cartabia ha trovato diversi modi per rispondere alle esigenze prospettate dai pentastellati. Un contentino per una parte del Movimento 5 Stelle, al cui interno ci sono delle frange più determinate a tendere delle imboscate al documento in Parlamento. In generale sono gli eletti che fanno riferimento all’ex Premier Giuseppe Conte, che non canta vittoria e, intervenendo a Confindustria, ha detto: “Non sono sorridente sulla prescrizione, siamo tornati all'anomalia italiana. Se un processo svanisce per nulla per una durata così breve non può essere una vittoria per lo stato di diritto". C’è anche chi, all’interno dei 5 Stelle non ha mandato già il Consiglio dei Ministri di ieri perché ha visto la pressione di Draghi come una forzatura, non solo nel merito della questione giustizia, ma anche nel metodo, che adesso rischia di esacerbare le divisioni in un Movimento 5 Stelle già in ebollizione, minando così anche la tenuta del Governo, anche di più di quanto non rischi di fare già il Ddl Zan.

Fatto sta che la nuova giustizia penale in Italia ideata dal Governo elimina la sospensione della prescrizione, ma introducendo dei tempi precisi da rispettare; maggiore impulso ai riti alternativi; si richiederà ai pm di agire in modo più trasparente, dando delle priorità ai casi da portare avanti in fase preliminare, per evitare che un’inchiesta vada alle calende greche; cambiano le modalità per intraprendere l’azione penale e la richiesta di rinvio a giudizio; c’è poi una grande apertura alle misure alternative della pena, in ottica di uno sfoltimento della presenza di detenuti nelle carceri. In generale tutto l’impianto è volto ad accelerare i tempi dei processi. La parola d’ordine è “presto e bene”. Ma, conoscendo la mole di fascicoli che intasa gli uffici delle Procure e dei giudici di tutta Italia, sarà possibile stare nelle tempistiche dettate dal Ministro Cartabia? 

“Il punto è che la lentezza c’è sempre stata, ma questa volta si fa una scelta. Prima si fermava tutto in attesa che la lentezza dei processi facesse il suo corso, adesso il Legislatore detta i tempi alla giustizia con una riforma che è l’unica costituzionalmente sensata. Se si va in Appello, in due anni devi decidere. Così il Legislatore non fa una legge sulla base dei tempi attuali della Giustizia, ma chiede alla Giustizia di essere più veloce, ribaltando il paradigma precedente”. A spiegarlo a Today.it è Alessandro Sterpa, Professore associato in Istituzioni di diritto pubblico all'Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, per il quale c’è uno stacco rispetto all’impianto della riforma Bonafede.

Alessandro Sterpa su riforma giustizia governo Draghi-2

“Fino ad oggi si diceva: siccome non si fa in tempo a fare processi velocemente, allora aspettare gli imputati. Adesso l’imputato aspetta. Draghi dice: si sbrighino i giudici. È una rivoluzione”. Non ci sono solo i tempi dei processi nella riforma del Governo. Sono tante le novità. Tra i pilastri, il professor Sterpa ne individua altri due. “Sotto i 4 anni il meccanismo delle pene cambia, con la detenzione domiciliare, la semi libertà. C’è una idea che tiene in considerazione anche la tenuità del fatto per cui, se non impattante sulla società, il sistema deve subito pensare ad uno schema di non isolamento, ma del reinserimento. Il reo non è più espulso per sempre, ma rieducato, che è cosa diversa. Questo è un aspetto molto intelligente della riforma che pochi sottolineano. Il terzo punto rilevante è che si cambia sull’obbligatorietà dell’azione penale. Da quella non si scappa perché è in Costituzione. Però se sei un procuratore di un distretto e hai centomila procedimenti penali, o non li seguirai tutti e quelli che restano indietro finiranno in prescrizione oppure per farli tutti li fai con le risorse che hai, che se sono poche indeboliscono l’accusa nel processo. Per evitare tutto questo, la riforma indica dei criteri per un lavoro efficiente. Resta l’autonomia dell’agire delle Procure, ma ci saranno indicazioni su cosa dare priorità e tutto il lavoro dovrà essere svolto secondo criteri motivati. Questa è una novità immensa che spezza un tabù, evitando differenziazioni territoriali e ridando dignità al ruolo della Procura. Si alza il livello di ragionamento: non si lasciano le Procure da sole a gestire la marea di fascicoli aperti, il Parlamento indica quelle su cui agire con priorità, anche perché non tutti i reati hanno lo stesso grado di offesa”.

Insomma è la riforma che stavamo aspettando da decenni. “Finalmente si ritorna nel dettato costituzionale. Questa riforma è una implementazione di ciò che la Costituzione già prevede: il giusto processo e la parità tra le parti. Già c’era ma serviva potenziarlo. Questa riforma lo fa”. E se poi i tribunali non fossero in grado di rispettare i tempi? “Ci sono misure che aiutano su questo, che rompono alcuni dei meccanismi che oggi fanno perdere tempo. La riforma è tarata sui due anni per il secondo grado e uno per la Cassazione, per cui si daranno strumenti per rispettare quei tempi. Qualcosa mancherà, certo, ma ricordiamo anche che su questa materia ci saranno interventi attuativi del Governo” ha concluso il professor Sterpa. 

Cosa cambia con la riforma della Giustizia di Draghi e Cartabia

Oltre la prescrizione. La più grande novità è il superamento dello stop alla prescrizione come aveva voluto l’ex Ministro Bonafede. Con il pentastellato, dopo la sentenza di primo grado, la prescrizione (il tempo dato allo Stato per perseguire un reato) veniva di fatto abolita, proiettando un imputato a poter sostenere processi all’infinito. La legge Cartabia introduce il rispetto di tempi precisi: due anni per il processo di Appello e uno per la Cassazione. Poi non si potrà più procedere. Di fatto decade il procedimento penale. C’è la possibilità che un processo duri di più, cioè quando si trattano reati più gravi quali associazione a delinquere, associazione mafiosa, traffico e spaccio di stupefacenti, violenza sessuale, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rapine, estorsioni, potranno vedere delle proroghe: fino a tre anni in appello e un anno e mezzo in Cassazione. Qui ritroviamo anche una mano tesa del Ministro Cartabia al Movimento 5 Stelle quando, tra i casi che prevedono la deroga rientrano anche i reati di corruzione e contro la pubblica amministrazione. 

Il rinvio a giudizio. Quando ci si trova in fase preliminare, il pm decide se chiedere o meno il rinvio a giudizio per una persona. Se il giudice dovesse acconsentire, l’indagato diventa imputato e va a processo. Se oggi, quella richiesta avveniva sulla base della sostenibilità delle prove dell’accusa, adesso dovrà essere sostenuta da una “ragionevole previsione di condanna”. Questo cambio di passo avviene guardando i numeri che in Itali ci dicono che il 40% delle persone rinviate a giudizio, viene poi assolta a processo ordinario. 

Indagine preliminare. Fino ad oggi un Procura poteva indagare anche fino a due anni. Adesso concede 6 mesi, con proroga massima fino a 18 mesi per i reati più gravi e la proroga potrà essere richiesta una sola volta. Anche se, in questo caso, la novità è che questo tipo di tempistiche andranno sotto il controllo del Gip, che avrà facoltà di chiedere al pm di decidere cosa fare, imponendo di fatto una deadline.

Ricorso al grado successivo. Fino ad oggi si era abituati a vedere e sentire pm e avvocati parlare di un ricorso in Appello come fosse un mero esercizio burocratico. Adesso non sarà più così banale perché il giudice, che accetta la richiesta di Appello, sarà più ricettivo su eventuali cause di inammissibilità per motivi troppo generici e non specifici, rispetto a quelli prestabiliti dalla Cassazione. Duneu il pm che vuol  ricorrere ad un'assoluzione o un avvocato che vuole impugnare una condanna, dovrà motivare e sostenere con grande speicificità il perché il caso meriti di essere analizzato dal grando successivo. 

Riti alternativi. Aumenta la possibilità di ricorrervi. In particolare si potranno patteggiare anche le pene più alte rispetto a quelle di oggi, con la possibilità di concordare le pene accessorie e le confische. Il rito abbreviato oggi precede lo sconto di un terzo della pena e questo resta tale, ma in più ci sarà l’applicazione di un sesto della pena se l’imputato rinuncia all’impugnazione della sentenza. 

Agevolazioni udienza veloce. Tutto questo però non fa scomparire con la bacchetta magica le montagne di fascicoli sulle scrivanie dei magistrati. Per cui sono in arrivo una serie di agevolazioni, tra cui la possibilità di evitare di ripetere o riprodurre elementi del processo già acquisiti nel caso in cui cambi la composizione del collegio di giudici, ad esempio le testimonianze videoregistrate.

Azione penale. Non sarà più a totale discrezione delle procure perché adesso sarà la legge Cartabia a stabilire tempi e modi di azione. In particolare, dando delle priorità sulla base dei tipi di reati che varranno per tutte le Procure d’Italia. 

Giustizia riparativa. Si va verso l’implementazione di misure alternative di pena. Un esempio è la “messa alla prova” che contempla la possibilità per l'indagato di fare i lavori socialmente utili. Se l’accusato si comporta bene, si potrà anche chiedere preventivamente il proscioglimento dal processo e questo varrà per una serie di reati che non siano considerati significativi in termini di allarme sociale.
Non ultima la digitalizzazione del processo, che viene incentivata sulla base di quanto già accade nel processo civile, ad esempio introducendo la possibilità del deposito degli atti e le notificazioni per via telematica, per garantire una ulteriore accelerazione dei tempi. 

Udienza preliminare. Sul totale dei casi che vanno in udienza prelimnare, il 10% scarso finisce con un prosciogliment. il resto a processo e allora la riforma prevede di usare quel canale a reati di particolare gravità, aumentando le ipotesi di citazione diretta a giudizio.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La riforma che ribalta il paradigma 5 Stelle: "È la giustizia giusta che chiedeva la Costituzione"

Today è in caricamento