Domenica, 17 Ottobre 2021
RIFORMA DEL LAVORO

Lavoro, Renzi sbaglia strada: "Sull'articolo 18 va a destra"

Duro attacco al premier di Cesare Damiano, presidente Pd della Commissione Lavoro della Camera: "Inaccettabile in un momento del genere rendere liberi i licenziamenti". E sul partito: "Si ascoltino minoranze"

ROMA - Ha messo d'accordo tutti: sindacalisti e politici. Tutti contro il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Continua la lotta sull'articolo 18 con i due schieramenti che non risparmiano colpi bassi. Da un lato il premier, convinto che lo choc necessario per ridare nuova linfa al lavoro e all'impresa possa venire proprio dall'addio all'articolo simbolo della tutela dei lavoratori. Dall'altro sindacalisti e "piddini" duri e puri che un mondo senza articolo 18 non riescono ad immaginarlo neanche. 

L'ultimo, in ordine di tempo, ad iscriversi al secondo gruppo è Cesare Damiano, presidente Pd della Commissione Lavoro della Camera ed ex ministro del Lavoro con il governo Prodi. Il suo attacco al premier arriva nel giorno in cui la segretaria Cgil Susanna Camusso accusa Renzi di "politiche di destra" e ricalca molto da vicino il j'accuse della sindacalista. 

"Un partito della sinistra europea non può alzare come bandiera fondamentale, in un momento di crisi e alta disoccupazione, la possibilità di rendere più liberi i licenziamenti e soprattutto di farlo a carico delle nuove generazioni", ha attaccato Damiano intervistato da Radio Capital.

"Quando il presidente del Consiglio afferma che si devono avere diritti universali per i lavoratori - ha osservato - non può ipotizzare una riforma per la quale i padri mantengono le regole attuali e i loro figli perdono diritti, come quello alla reintegrazione. Il nostro modello è quello tedesco, che dà la possibilità ai licenziati senza giusta causa di scegliere tra l'indennizzo economico e il reintegro. Renzi invece accetta i parametri della destra e con la crisi un'azienda può riorganizzare il lavoro, demansionare, ridurre lo stipendio. E' inaccettabile".

Nel mirino insomma l'idea del premier di cancellare la possibilità, per il lavoratore licenziato ingiustamente, di essere riassunto. Ma non solo. Perché Damiano spara a zero anche sull'organizzazione di un partito che vede sempre più verticistico. 

"Serve una discussione parlamentare e una discussione nel partito - ha ammesso - Questa non è una discussione su un comma o un articolo o un codicillo ma su un impianto valoriale. Faremo una battaglia dentro al partito - ha concluso, escludendo la possibilità di fuga dal Pc - ma almeno ci si dia la possibilità di far sentire la nostra voce".

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