Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica

Mai più fallimenti, la nuova legge semplifica le procedure di liquidazione

Il provvedimento approvato definitivamente dal Parlamento aggiorna le norme sui fallimenti, ferme alla disciplina fascista del 1942. Ecco cosa prevede la riforma del diritto fallimentare

Con 172 voti a favore, zero contrari e 34 astenuti il Senato approva il disegno di legge delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, la riforma della legge fallimentare. Già approvato dalla Camera, il testo è legge. 

Cosa prevede la riforma del diritto fallimentare

Il provvedimento approvato definitivamente dal Parlamento aggiorna le norme sui fallimenti, ferme alla disciplina fascista del 1942, in base alle indicazioni elaborate dalla Commissione ministeriale Rordorf e disegna una riforma organica dell'intera materia dell'insolvenza e delle procedure concorsuali ad essa relative: si anticipano le procedure di allerta, si cerca di prevenire il rischio default quando è ancora possibile e si colma la lacuna che riguardava i gruppi di imprese.

Mai più "fallimenti". Gli effetti del fallimento, in particolare la stigmatizzazione sociale, le conseguenze giuridiche e l'incapacità di far fronte ai propri debiti sono un forte deterrente per gli imprenditori che intendono avviare un'attività o ottenere una seconda opportunità.

La legge abbandona la pur tradizionale espressione 'fallimento', in conformità ad una tendenza già manifestatasi nei principali ordinamenti europei (Francia, Germania e Spagna). La crisi o l'insolvenza sono evenienze fisiologiche nel ciclo d'impresa, da prevenire ed eventualmente regolare al meglio, ma non da esorcizzare: è dimostrato che gli imprenditori divenuti insolventi hanno maggiori probabilità di avere successo la seconda volta. Al fallimento si sostituisce un'asettica e semplificata procedura di liquidazione giudiziale dei beni, nella quale si innesta una possibile soluzione concordataria (sulla scorta dell'attuale concordato fallimentare) e si prevede la completa liberazione dai debiti dopo un lasso di tempo massimo, tre anni dall'apertura della procedura.

"Diventa legge la riforma del diritto fallimentare. Un contributo per un'economia più sana che aiuterà la crescita". Paolo Gentiloni, presidente del Consiglio, lo scrive su Twitter dopo l'ok del Senato alla delega per la riforma del diritto fallimentare.

Per il Ministero della Giustizia 'si contribuisce fondamentalmente alla competitività del Paese, che così si allinea ai criteri che, in materia, ispirano gli altri Stati europei'. 

Orlando: "Epocale riforma del diritto fallimentare"

"Non uso mai questi termini ma si tratta di una riforma di portata epocale". Andrea Orlando, ministro della Giustizia, lo dice nell'Aula del Senato poco prima del voto finale. "L'impianto della normativa che riguarda il fallimento risale al 1942, con un meccanismo distorto che ha macinato nel corso di questi anni molte risorse, sia imprenditoriali che di beni materiali", spiega Orlando. con questo provvedimento "riusciamo non solo a rivedere lo stigma che spesso non e' piu' giustificato nella fase di un'economia globalizzata, ma anche a non sprecare capacita' imprenditoriale", dice il Guardasigilli, perche' "uno puo' essere un buon imprenditore e aver avuto una prima esperienza imprenditoriale non felice". 

Il "fallito" non sarà più tale, senza più lo stigma che sinora lo ha accompagnato, chi ha subito "sconfitta imprenditoriale" con la riforma "potrà ritentare", ma c'è anche "un'attenzione particolare" a "anticipare le procedure" rispetto alle condizioni reali dell'impresa in modo da "non attendere che sia decotta per intervenire e dividere le spoglie".

Insomma, una riforma che "cambiera' profondamente le dinamiche attraverso le quali si arriva alla gestione della crisi d'impresa". Andrea Orlando, ministro della Giustizia, lo dice ai giornalisti al Senato subito dopo l'approvazione finale della Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza, la riforma della legge fallimentare. In tutto cio' "affrontiamo un tema che vale decine di miliardi di euro, perche tale e' il valore dei beni sottoposti alle procedure fallimentari in questo momento", sottolinea.

"Non è mia abitudine usare certi aggettivi in modo improprio ma 'epocale' questa riforma lo è davvero per il settore, perche' l'impianto dell'attuale legge fallimentare risale al 1942, un'epoca profondamente diversa dal punto di vista dell'economia e della societa'", ribadisce Orlando, "credo che questa che legge cambierà profondamente le dinamiche attraverso le quali si arriva alla gestione della crisi d'impresa". Infatti "cambia la figura del fallito- dice il ministro- infatti non si parla piu' di fallito e non e' solo un cambiamento linguistico, non se ne parlera' piu' perche' la persona che ha avra' avuto in qualche modo una sconfitta imprenditoriale potra' ritentare e non ci saranno piu' i vincoli che oggi impediscono a chi ha avuto un insuccesso imprenditoriale di carattere economico".

 "C'è un intervento positivo sull'utilizzo dei beni e sulle procedure, c'è una focalizzazione sul punto fondamentale della ricerca della conservazione della continuita' dell'attivita' di impresa, punto fondamentale per il nostro Paese- prosegue Andrea Orlando, ministro della Giustizia- ci allineiamo alla indicazione europea ma tenendo conto delle peculiarita' del nostro sistema e dell'esigenza di costruire degli strumenti auto analisi per le imprese che essendo spesso a carattere familiare non sempre hanno quell'articolazione interna in grado di valutare le effettive condizioni finanziarie".

La delega avrà "particolare attenzione" nell'esercizio della delega "per tener conto delle peculiarita' del nostro sistema", sono "procedure che consentono una autoanalisi dell'andamento dell'attivita' imprenditoriale", prosegue Orlando. Cio' detto, "mi spiace non ci sia il voto favorevole del m5s che sul tema dell'attenzione a chi incappa nella crisi si e' caratterizzato politicamente", dice il Guardasigilli, ma "passare dall'idea del fallito all'idea che proponiamo non e' solo cambiamento semantico ma diverso trattamento giuridico che penso vada considerato adeguatamente". Ancora, "se vogliamo superare la situazione di grave opacita' e scarsa specializzazione che spesso ha accompagnato i procedimenti fallimentari dobbiamo lavorare sulla specializzazione- spiega Orlando- non possiamo far si che piccolissimi tribunali siano chiamati a occuparsi di fallimenti che hanno dimensioni che sono sproporzionate rispetto alla loro capacita' di intervento reale, e non considero un desertificazione se qualcuno fa 50 km in pu' ma si rivolge a una sede giudiziaria specializzate in grado di dare una risposta". 

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Fonte agenzia Dire

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