Sabato, 31 Luglio 2021
Politica Libia

Libia, Gentiloni: "Nessun riscatto pagato per gli ostaggi italiani"

Il ministro degli Esteri fa il punto sul caso dei due tecnici rapiti in Libia e uccisi dopo sette mesi di prigionia. Le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano rimpatriate oggi in Italia

Salvatore Failla e Fausto Piano

ROMA - "Non è stato pagato alcun riscatto e non risultano trovati passaporti appartenenti ad elementi di Daesh (Isis, ndr) nel nascondiglio in cui sono stati tenuti in ostaggio i quattro italiani che lavoravano per l'impresa Bonatti in Libia". Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in un'informativa al Senato.

Nel rapimento "non sono emersi elementi di riconducibilità a Daesh, non è mai giunta una rivendicazione. L'ipotesi più accreditata è quella di un gruppo criminale filo-islamico, operante tra Mellitah, Sabratha e Zuwara", ha aggiunto Gentiloni. 

Saranno rimpatriate forse oggi le salme di Salvatore Failla e Fausto Piano, i due tecnici della Bonatti rapiti in Libia e uccisi dopo sette mesi di prigionia. Nonostante il lavoro di 007 e diplomatici italiani, l'autopsia sui corpi dei due connazionali viene svolta in Libia. "L'operazione avviene in presenza di un medico legale italiano", ha riferito un funzionario della Procura generale di Tripoli.

Dopo essere rimaste per giorni "prigioniere" della burocrazia e delle richieste di riconoscimento politico che arrivano dalle autorità della città come dal governo di Tripoli, le salme sarebbero dovute rientrare in Italia martedì ma, come ha spiegato il portavoce del governo libico Jamal Zubia, non hanno potuto lasciare Tripoli "perché deve essere rispettata una procedura legale".
 

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