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Giovedì, 30 Maggio 2024
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Il sindaco di Milano Beppe Sala è stato condannato a sei mesi

Nel processo sulla cosiddetta Piastra Expo l'allora commissario unico è accusato di aver retrodatato l'atto di nomina della commissione di gara. La pena è stata commutata in una multa di 45mila euro.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala è stato condannato a sei mesi nel processo sulla cosiddetta Piastra Expo, in cui l'allora commissario unico e amministratore delegato di Expo è accusato di falso materiale e ideologico per la retrodatazione dell'atto di nomina della commissione di gara di un appalto sull'opera portante dell'Esposizione universale. Bando di gara che se ripetuto avrebbe rischiato di mettere in forse, dati i tempi stretti, l'Esposizione Universale del 2015.

"Questa sentenza non produrrà effetti sulla mia capacità di essere sindaco di Milano", ha detto Beppe Sala. La pena è stata commutata in una multa di 45mila euro

Perché Beppe Sala è stato condannato

Come ha riconosciuto sostituto pg di Milano Massimo Gaballo il "movente" che costrinse Sala alla retrodatazione di due verbali con cui, nel maggio del 2012, sono stati sostituiti due componenti della commissione di gara per l'assegnazione del maxi appalto per la Piastra dei servizi dell'Esposizione Universale del 2015, fu proprio il "rischio" che non si realizzasse l'Expo.

L'inchiesta della procura milanese sulla Piastra si era conclusa con una richiesta d’archiviazione, respinta alla fine del 2016 dal gip e avocata dalla procura generale: nasceva così una seconda indagine con l’iscrizione di Sala tra gli indagati, nel 2017.

Si trattava della gara più ricca di Expo e - secondo la ricostruzione della procura generale - il pasticcio emerge quando i vertici di Expo si accorgono della potenziale incompatibilità di due membri di questa commissione, che si era già riunita una volta, il 18 maggio 2012. Sala e quelli che erano i suoi collaboratori - sempre secondo l'accusa - avrebbero deciso di scrivere due atti (siglati da Sala) che annullavano quelli precedenti, aggiungendo due commissari supplenti, in sostituzione dei due incompatibili, con l’obiettivo di mettersi al riparo da eventuali ricorsi. I documenti sono stati firmati il 31 maggio 2012, ma la data sugli atti era quella del 17 maggio. Nello specifico, il sostituto pg contesta a Sala di aver commesso un falso sapendo di farlo.

Oggi i giudici della decima sezione penale, presieduta da Paolo Guidi, al termine della camera di consiglio durata circa due ore, hanno accolto in parte la tesi accusatoria che aveva chiesto una pena a un anno e a un mese di reclusione.

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