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Domenica, 26 Maggio 2024
Lo scontro

Il Cnel di Brunetta boccia il salario minimo, l’ira delle opposizioni

Nessuna sorpresa nella relazione dell'assemblea, approvata con il voto contrario della Cgil e l’astensione della Uil. Le opposizioni annunciano battaglia in aula

Come previsto, il Cnel guidato da Renato Brunetta boccia il salario minimo. Secondo l’analisi presentata dalla commissione dell’Informazione, che precede le proposte che dovrebbero arrivare entro il 12 ottobre, in Italia povertà lavorativa è "un fenomeno che va oltre la questione salario" e sarebbe dovuto "ai tempi di lavoro e alla composizione familiare".

Le ragioni del Cnel

Il Cnel spiega che confrontando tariffe contrattuali e tariffe legali secondo i parametri richiesti dalla direttiva Ue, si otterrebbe una cifra allineata al 50% del salario medio e il 60% del salario mediano; a sostegno della tesi, una stima dell’Istat che stima il primo a 7,10 euro e il secondo 6,85 euro. Sul documento si legge che la copertura della contrattazione collettiva è da ritenersi "vicina al 100% e di certo superiore all’80% richiesta dalla direttiva Ue sul salario minimo". Insomma, per il Cnel lavoratori poveri esistono, ma il loro stato non dipende da quanto vengono pagati ogni ora, ma dagli accordi contrattuali (in molti casi, come emerge dal XXII Rapporto annuale INPS, sono part time). Insomma, l’organo presieduto da Brunetta sposa in larga parte le ragioni di chi si oppone al salario minimo e di fatto offre uno scontato assist al Governo Meloni. La relazione è stata approvata dall'assemblea con il voto contrario della Cgil e l’astensione della Uil.

Patuanelli (M5S): "Facile chiedere un parere agli amici"

Scontate come il parere del Cnel le reazioni delle opposizioni, che attaccano: "Casualmente il Cnel, guidato da Brunetta che si era già espresso ed aveva di fatto bloccato la nostra proposta di salario minimo nel governo Draghi, ha bocciato quella che sarebbe una legge di civiltà presente nella quasi totalità dei paesi europei. Diciamo che si conclude così l'ennesima farsa del governo Meloni, dove si chiedono ad amici o presunti tali dei pareri dopo averli piazzati in luoghi più o meno prestigiosi". Così il capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama, Stefano Patuanelli sulla sua pagina Facebook.

"Il quadro che viene restituito - aggiunge il senatore M5S - è quello di una lenta ma inesorabile restaurazione, dove la crescita del Paese torna ad essere dello zero virgola e dove i salari non riescono a stare al passo con l'inflazione. Ovviamente, se dal punto di vista sociale le cose vanno come tutti sanno, dal punto di vista delle attività produttive è anche peggio: eliminati Superbonus e Transizione 4.0, il Governo ha pensato bene di sostituire queste misure che hanno portato crescita economica con il nulla. Ieri il Ministro dell'Economia ha detto che hanno agito come un medico che, anche se fa male, agisce per il bene del paziente. Possiamo senz'altro dire che l'operazione è riuscita in appena un anno, ma il paziente Italia è in fin di vita".

"Nessuna sorpresa - aggiunge il suo collega Davide Aiello, membro della Commissione lavoro della Camera - ma solo la consueta, agghiacciante prevedibilità. Il teatrante ex ministro Brunetta, parcheggiato in quello che un tempo la destra considerava l’ente inutile per eccellenza, il Cnel, ha sfornato con la sua struttura un 'rapportino' tagliato su misura per la vera intenzione della Meloni, ovvero affossare il salario minimo legale. Viene così esplicitato il completamento della pantomima organizzata dalla Meloni, con il fasullo incontro convocato con le opposizioni lo scorso agosto. Nulla di nuovo. Da oggi gli italiani vedono chiaramente che alla premier non sta affatto a cuore il tema del lavoro povero in Italia, unico Paese Ocse in cui il salario medio è diminuito in termini reali negli ultimi 30 anni".

L’affondo del Pd: "È una presa per il Cnel"

Anche dalle parti del Nazareno, nessuno sembra stupito dalla relazione; il partito guidato da Elly Schlein si prepara a spostare la battaglia nelle aule del Parlamento. "Nel merito del documento - spiega la deputata Rachele Scarpa - non c'è molto da dire: utilizza, per argomentare la non necessità del salario minimo, dati risalenti al 2019. Prima del Covid, prima della guerra in Ucraina, prima dell'inflazione, ma comunque dopo 30 anni in cui salari si sono ridotti. Dal 2019 a oggi è cambiato tanto, se non tutto: se ne accorgono, se non è in grado di farlo la destra, le italiane e gli italiani che vivono ogni giorno la contrazione del loro potere d'acquisto e che in queste ore continuano a sottoscrivere la nostra raccolta firme per chiedere che la proposta di legge delle opposizioni diventi legge. Questo documento ha il sapore di fuga, di temporeggiamento, di vera e propria presa per il Cnel".

Dura anche Debora Serracchiani: "La povertà lavorativa è un problema vero e urgente. Per la Corte di Cassazione il salario minimo serve, per l'Ocse è utile. C'è in quasi tutti i paesi EU. Per il Governo è specchietto per allodole. Come diceva? Prima gli Italiani? Forse abbiamo sentito male". Le fa eco Sandro Ruotolo: "Da un Cnel targato Brunetta era scontato il giudizio negativo sul salario minimo. Per Ocse la misura in questione porta benefici ovunque. La verità è che noi, dal 17 ottobre, in Parlamento discuteremo dell'unica misura concreta che c'è: salari minimi a 9 euro l’ora".

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