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Domenica, 26 Maggio 2024
Scintille sul lavoro

Salario minimo, alla Camera arriva il "niet" del centrodestra. Il Pd: "Schiaffo a tre milioni di lavoratori"

Depositato un emendamento soppressivo alla proposta di legge presentata dalle opposizioni. Schlein: "Umiliano i poveri"

Il centrodestra ha depositato in commissione Lavoro alla Camera un emendamento soppressivo della proposta di legge sul salario minimo. La notizia, battuta dalle agenzie, è stata confermata dalle stesse opposizioni di governo che parlano di uno "schiaffo a tre milioni di lavoratori".

Ma andiamo con ordine. Il testo della proposta di legge, depositato alla Camera il 4 luglio e condiviso da gran parte delle forze di opposizione (con l'eccezione di Italia Viva), prevedeva tra le altre cose che "il trattamento economico minimo orario come definito dal contratto collettivo nazionale di lavoro" non possa "essere inferiore a 9 euro lordi". Una soglia, quella dei 9 euro, che secondo i firmatari andrebbe intesa come una sorta di salvagente e applicata solo nel caso in cui il contratto collettivo nazionale dovesse indicare una retribuzione minima inferiore.

I partiti di maggioranza non hanno mai fatto mistero di essere contrari a stabilire un salario minimo per decreto. La linea del governo è invece quella di estendere i contratti collettivi che secondo la ministra del Lavoro Calderone possono disegnare un sistema più vantaggioso "di una ipotetica soglia minima" stabilita per legge.

Il Pd: "Schiaffo ai lavoratori". Opposizione all'attacco

L'emendamento soppressivo della maggioranza dunque non deve stupire più di tanto. Ma in ogni caso il "niet" della destra manda di nuovo in fibrillazione la politica. Né poteva essere altrimenti. "Chi sopprime la possibilità di far uscire lavoratori e lavoratrici dallo sfruttamento e dalla povertà si qualifica da solo" dice la segretaria del Pd, Elly Schlein. "Stiamo parlando di 3 milioni e mezzo di persone con un salario minimo orario inferiore ai 9 euro. Quanta arroganza ci vuole per rifiutarsi di prenderli in considerazione? Dietro quelle retribuzioni da fame ci sono contratti pirata, falsi appalti, false imprese, false cooperative, abuso di contratti precari". L'emendamento della maggioranza, aggiunge la leader del Pd, "non umilia le opposizioni: umilia lavoratrici e lavoratori poveri, abbandonandoli alla morsa dell'inflazione e alle conseguenze disastrose dei provvedimenti di questo governo. La maggioranza ci ripensi e approvi con noi questa proposta".

Per Francesco Boccia, presidente dei senatori del Pd, quanto accaduto "certifica che la destra italiana è contro la dignità del lavoro e contro i poveri. Dopo un decreto lavoro che ha istituzionalizzato la precarietà, dopo l'abolizione del reddito di cittadinanza, dopo l'elemosina della social card - dice Boccia -, ora il no alla proposta di salario minimo sancisce che Giorgia Meloni e i suoi alleati considerano i più fragili, chi ha meno, chi non ha lavoro i loro avversari. Per noi sotto la soglia dei 9 euro non è lavoro ma sfruttamento. Per loro evidentemente i tre milioni di lavoratrici e lavoratori sottopagati e sfruttati non sono degni di essere tutelati". 

"Sul salario minimo la destra ha gettato la maschera" attacca il responsabile economico della segreteria del Pd, Antonio Misiani. "Nessuna contro proposta, nessuna ricerca di un punto di incontro con le opposizioni. Un no puro e semplice. Pregiudiziale. Ideologico. Uno schiaffo in faccia a tre milioni di lavoratrici e lavoratori sottopagati e sfruttati". E ancora: "La risposta della maggioranza non si è fatta attendere" dice Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Italia Viva. "Sul salario minimo bloccano la legge e la loro controproposta è: nulla, i lavoratori sottopagati possono attendere". 

La versione della maggioranza

Il centrodestra però non arretra. "Nonostante le numerose audizioni svolte in commissioni" spiegano fonti della maggioranza, "la maggior parte delle quali hanno espresso contrarietà a un salario minimo regolato per legge le opposizioni hanno preferito fare di un tema così importante un totem di propaganda in vista dell’estate, ponendo un muro sulla proposta da noi avanzata di una discussione a 360 gradi sulla contrattazione, il welfare aziendale e lavoro povero da avviare a settembre".

"Pertanto - proseguono le stesse fonti - ci siamo visti costretti a procedere in questo senso e continuare nel lavoro avviato, da maggioranza e governo, su provvedimenti che hanno già dato i loro frutti - come il taglio del cuneo e il dl lavoro - e quelli che tra qualche giorno arriveranno in parlamento come il prossimo disegno di legge lavoro. Il tema dei salari è nell’agenda politica del centrodestra e stiamo lavorando per dare risposte adeguate e non solo strumentali ed inattuabili". 

"Non credo al salario minimo per legge ma alla contrattazione con le parti sociali" ha fatto invece sapere la ministra Marina Elvira Calderone, nel suo intervento a Roma all’evento della Cisl sul rilancio della sanità pubblica. "Oggi è importante riaprire la stagione dei rinnovi contrattuali che devono avere la consapevolezza e la ragione di retribuzioni dignitose e adeguate per tutti i lavoratori". 

"Dove non c'è la contrattazione - ha aggiunto Calderone - si può applicare la contrattazione collettiva di prossimità per assimilazione. Ad esempio quello del lavoro domestico, dove la sicurezza è importantissima ma anche l’emersione del sommerso".

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