Venerdì, 17 Settembre 2021
Politica Lecce

Il Salento come la Val Susa: così i No Tap combattono contro il gasdotto

"Una strage di ulivi, ma anche il rischio di veder deturpato per sempre un paradiso naturalistico come la spiaggia di San Foca". A centinaia si sono opposti alla costruzione del Trans Adriatic Pipeline a Marina di Melendugno in Salento, registrando una prima vittoria

Componenti del comitato no Tap durante un'azione di protesta contro le operazioni di eradicazione degli oltre 200 ulivi che si trovano in località San Basilio, a San Foca, marina di Melendugno, lungo il tracciato dove dovrebbe sorgere il microtunnel del gasdotto Tap, 20 marzo 2017. ANSA

MELENDUGNO (Lecce) - Milleduecento chilometri separano le montagne della Val Susa dalle spiagge del Salento, due zone agli antipodi della penisola ma mai così vicine nella protesta contro due dei più grandi cantieri infrastrutturali aperti in Europa: in Piemonte è la Tav in Puglia è la Tap. Sigle contro cui si sono mobilitati i cittadini dei territori e se contro l'alta velocità Torino Lione gli scontri a Chiamonte sono giornalieri, la tensione si è spostata a Melendugno, 10mila persone nel cuore del Salento, a pochi chilometri dalla spiagge di San Foca.

Qui dovrà passare la Trans Adriatic Pipeline, il gasdotto di 4mila chilometri che convoglierà verso l'Europa il gas dell'Azerbaijan: un progetto da oltre 45 miliardi di dollari.

tap tracciato-2

Il punto di approdo della condotta sottomarina del gasdotto in Italia sarà San Foca. Qui, dopo aver attraversato l’Adriatico, passerà sotto la costa attraverso un tunnel lungo un chilometro e mezzo che verrà scavato da terra, a circa 700 metri dalla spiaggia nell’interno e uscirà in mare a circa 800 metri, ad una profondità di 25 metri. Sempre a Melendugno, a 8 chilometri dalla costa, è prevista la creazione di un Terminale di Ricezione, centro di supervisione e controllo dell’intero gasdotto TAP, ed insisterà su un’area di 12 ettari. 

tap lecce-2

Il Consorzio Shah Deniz prevede per il 2018 di realizzare le prime vendite di gas in Georgia e Turchia, ma già per il 2019 sono previste le prime forniture in Europa. Ma oggi a Melendugno è tutto fermo. Su richiesta della Prefettura di Lecce, la società appaltatrice ha temporaneamente sospeso l'espianto di 200 ulivi che si trovano sul tracciato del gasdotto. Nei primi giorni di lavoro ne erano stati eradicati 32, spostati nell'area di stoccaggio nei pressi della masseria del Capitano, in attesa della ripiantumazione.

LE PROTESTE

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La presenza di circa duecento manifestati anti-gasdotto, nella giornata di martedì, ha impedito l'ingresso dei mezzi della ditta incaricata dell'espianto nell'area di cantiere e ci sono stati momenti di forte tensione con le forze dell'ordine. In virtù di tale clima - e delle richieste avanzate dal sindaco di Melendugno, Marco Potì, il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha sollecitato la temporanea sospensione dei lavori, chiedendo contestualmente chiarimenti sull'iter autorizzativo al ministero dell'Ambiente.

Da chiarire, in particolare, se - come ritiene Tap - la prescrizione A44, relativa alle modalità di espianto di 200 ulivi, sia stata pienamente ottemperata o se manchino ancora alcune autorizzazione della Regione Puglia, così come sostiene il Comune di Melendugno. La multinazionale continua a ribadire di essere in possesso del necessario permesso all'espianto. L'espianto degli alberi potrebbe pertanto riprendere ed è per questo che il presidio prosegue ad oltranza. 

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Nel corso della terza giornata Gabriele de Giorgi ha intervistato per Lecce Prima il Sindaco Marco Poti

Chiaramente l’ultima cosa che vorrei è la militarizzazione del mio territorio, peraltro in prossimità della stagione turistica, ma l’immagine che rilanciamo al resto d’Italia è questa adesso. E' da evitare che ci siano danni alle persone e alle cose ma d’altra parte non si può impedire ai cittadini, alla società civile che è qui, di protestare e far sentire il proprio dissenso rispetto a questa operazione degli ulivi che è solo la punta dell’iceberg di ben altre criticità relative alla fase successiva, quella del micro tunnel.

La vostra opposizione è sempre stata sui documenti e forse proprio per questo ha procurato diversi grattacapi al colosso Tap. Ma ora la protesta sta cambiando forma, si sta allargando, non teme delle infiltrazioni dell’ultima ora?

Certo, lo abbiamo detto anche ieri al prefetto e al questore, eravamo dieci sindaci in rappresentanza di molti altri che stanno aderendo: proprio per evitare derive violente, che noi assolutamente non vogliamo, abbiamo sollecitato una scelta di buon senso a Tap, quella di sospendere i lavori fino a che tutto il quadro non sarà più chiaro. Un appello al buon senso, di questo si tratta.

Lei si appella al rispetto della legalità perché convinto che l’iter sia forzato e illegittimo. Ma se dovessero arrivare tutti i via libera e i chiarimenti del caso, il sindaco di Melendugno cosa farà?

Io sarò sindaco molto probabilmente fino a giugno, poi saranno i cittadini a decidere se confermarmi o meno. La mia impostazione è quella di continuare a contrastare con le carte, nel solco della legalità, e vi assicuro che ci sono molti argomenti da utilizzare e per questo io ripetevo a Tap che questo territorio è incompatibile: se non c’è la condivisione delle popolazioni locali, sbatteranno sempre contro il muro della legalità e dell’impossibilità nei fatti di costruire una tale infrastruttura in questo posto.

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La questione è formalmente tecnica: la Regione Puglia ritiene di essere stata espropriata del suo ruolo di ente vigilante sulla verifica dell’ottemperanza delle prescrizioni relative alla fase di espianto e trasferimento degli ulivi, operazione necessaria per realizzare la strada di accesso a quello che dovrebbe essere il primo grande cantiere, quello per la realizzazione del pozzo di spinta del tunnel.

In consiglio regionale sono stati approvati due documenti, uno del gruppo M5S e l’altro dell’esponente Mdp Ernesto Abaterusso: il primo impegna l’avvocatura a valutare l’impugnabilità della nota del dicastero dell’Ambiente che in poche parole ritiene legittimo e coerente con l’iter procedurale l’avvio dell’espianto; il secondo esorta il governo regionale a chiedere a quello nazionale un “atto di responsabilità nei confronti della Puglia e dei suoi beni naturali”.

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Nelle stesse ore, o quasi, forze dell’ordine in assetto antisommossa e manifestanti erano le une di fronte agli altri. Le prime per cercare di garantire l’accesso dei mezzi all’area di cantiere, i secondi per impedirlo. Il presidio davanti al cantiere è proseguito anche durante le ore notturne e continuerà a oltranza. Il sindaco, Marco Potì, ha inoltrato già stamattina una seconda diffida sottolineando come l'ente cui spetta la verifica di ottemperanza sulle prescrizioni relative agli ulivi sia la Regione e non il ministero dell'Ambiente. Successivamente insieme al collega di Vernole, Luca De Carlo, al deputato del M5S Diego De Lorenzis e ai consiglieri regionali pentastellati, Antonio Trevisi e Antonella Laricchia, si è recato presso la procura della Repubblica. Questi ultimi presenteranno domani un ordine del giorno urgente in consiglio regionale per chiedere alla giunta di dare mandato all'avvocatura per un esposto e per un'impugnazione della nota del ministero dell'Ambiente che sostanzialmente autorizza Tap all'espianto.

Per il presidente Michele Emiliano la Regione Puglia considera illegittimo lo spostamento degli ulivi ma "non ha però gli strumenti per fermare un lavoro per il quale, con ogni evidenza, il governo ha dato disposizioni alle forze di polizia di favorire questa operazione che il governo stesso considera assolutamente strategica. In Salento non c'è solo la Tap - ha rimarcato Emiliano  - c'è anche la tensione altissima che deriva dall'azione della Xylella". 

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