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Giovedì, 9 Febbraio 2023
Il Nord in trincea

Le barricate contro Salvini ai congressi della Lega

La Lombardia è spaccata. Gli "anti Salvini" crescono in Veneto mentre sullo sfondo nasce l'associazione "Comitato Nord". Ora si decidono Verona e Padova

Matteo Salvini ha vita dura nei territori. Si sta allargando la fronda contro il progetto del partito nazionale, tacciato di essere troppo romanocentrico. Il vento del Nord è sempre più forte. Dopo la nascita ufficiale del Comitato Nord di Umberto Bossi e le spaccature nei congressi provinciali in Lombardia, adesso arriva una partita durissima per il segretario nazionale: quella dei congressi provinciali nel Veneto, dove si stanno alzando le barricate.

Per la classe dirigente è come giocare un derby fuori casa. Il Veneto è la regione del presidente Luca Zaia, che un pezzo di partito vorrebbe come nuovo segretario; è la regione della Liga veneta, fra le associazioni più territorialiste e identitarie d'Italia, fondata a Padova sul finire degli anni '70; il Veneto è dove il Presidente di Regione viene chiamato "Doge", denominazione riservata al capo di stato nella Repubblica Veneta ai tempi delle potenze marinare. Insomma il Veneto potrebbe rivelarsi una trincea per Matteo Salvini, un pantano dal quale la sua legittimazione politica rischia di uscire a brandelli. Si parte subito con due appuntamenti cruciali: i congressi nelle roccaforti dove, alle scorse elezioni comunali, la Lega ha pagato il prezzo più alto: Padova e Verona. Poi, dopo le feste natalizie, sarà il turno delle altre città. Già oggi, nelle vallate del nordest, la situazione si preannuncia incandescente.

In Veneto barricate, boicottaggi e truppe cammellate

Ecco i congressi provinciali della Lega in Veneto:

  • Rovigo (si è votato)
  • Padova (si vota il 17 e 18 dicembre)
  • Verona (si vota il 17 e 18 dicembre)
  • Belluno (voto dopo il 15 gennaio)
  • Treviso (voto dopo il 15 gennaio)
  • Venezia (voto dopo il 15 gennaio)
  • Vicenza (voto dopo il 15 gennaio)

L'unica città dove si è votato è Rovigo, dove è stato confermato per acclamazione il coordinatore uscente Guglielmo Ferrarese. Alla sua elezione erano presenti anche il segretario provinciale Marco Polato e quello regionale Alberto Stefani. Anche perché Ferrarese non è mai stato divisivo. Tuttavia non si può neanche dire che sia proprio un salviniano: è molto vicino a Luca Zaia e in Veneto significa quanto meno essere fuori dalle influenze dirigiste di Matteo Salvini.

Cosa sta succedendo nella Lega: Salvini rischia?

Ma il fronte più caldo è senza dubbio quello di Padova, dove, fino a pochi giorni fa, si stava per arrivare a quattro candidature. Il primo a uscire allo scoperto è stato il salviniano Nicola Pettenuzzo, sindaco di San Giorgio in Bosco, espressione del segretario regionale Alberto Stefani (commissario), che fa riferimento al senatore Andrea Ostellari e al deputato Massimo Bitonci, ex sottosegretario per l'Economia nel Conte uno. In pratica Pettenuzzo è una emanazione di Salvini. Di fronte a Pettenuzzo si sono alzate le prime barricate. Tanto che, nell'arco di pochi giorni si erano presentati due candidati della fronda interna anti Salvini: da una parte Michele Maria Rettore, che godeva del sostegno di Roberto Marcato, assessore regionale allo Sviluppo economico; dall'altra il consigliere regionale Fabrizio Boron. Ma la doppia candidatura rischiava di essere un regalo a Pettenuzzo, così i due hanno deciso di farsi da parte per rilanciare un'unica candidatura alternativa e di rottura con il sistema, cioè quella di Michele Giraldo, sindaco di Brugine. Tutto pur di far cadere il candidato voluto da Salvini.

La battaglia è aperta, anche se i colpi bassi non mancano. Da fonti della Lega padovana emerge infatti come, anche in questi giorni, a ridosso del congresso, la segreteria provinciale stia facendo nuove tessere. Il sospetto di molti è che siano le solite truppe cammellate assoldate all'ultimo momento per fare massa e arrivare a quei numeri che consentirebbero di sfondare le barricate nordiste. Non solo perché, pochi giorni fa, era stato proprio Rettore a pubblicare un post su Facebook in cui denunciava l'ostruzionismo della segreteria di partito nei suoi confronti, rifiutandosi di consegnare i nomi degli iscritti al partito per poter competere ad armi pari.

post Roberto Maria Rettore lega padova-2

"Non rispondono neanche al telefono, hanno un atteggiamento sprezzante, dirigista e non se ne parla neanche di avere i nomi - ha detto Rettore direttamente a Today -. I metodi sono poco ortodossi per usare un eufemismo. Ho provato più volte a chiamare Stefani e non mi ha mai risposto. Mi ha risposto il commissario provinciale ma solo perché l'ho chiamato con un altro numero: è rimasto imbarazzato quando gli ho chiesto la lista degli iscritti. Mi ha detto che avrei dovuto fare riferimento ai segretari di sezione. Figurarsi se posso sentire 65 sezioni in pochi giorni. Si stanno comportando male". Insomma Rettore denuncia un vero e proprio boicottaggio da parte della segreteria di partito. "Noi stiamo cercando di riaprire un dibattito interno, interrotto circa cinque anni fa e vogliamo far ritornare il dibattito nella Lega perché si sono visti i risultati da quando la Lega è diventato un partito dirigista" ha ribadito Rettore. 

A Verona è scontro a due fra Borchia e Comencini 

A Verona i toni sono più pacati ma anche in questa città, dove la Lega è ai minimi termini, si ripropone lo scontro fra chi rappresenta la continuità e chi invece vuole rimettere in discussione la linea di partito, per ricominciare a fare da megafono al territorio. Dopo diversi nomi che giravano nei giorni scorsi, anche qui la partita sarà fra due contendenti: Paolo Borchia e Vito Comencini.

Paolo Borchia, 42 anni, eurodeputato dal 2019, ha una laurea in scienze politiche. La candidatura di Borchia è appoggiata dall'attuale segretario provinciale veronese della Lega, Nicolò Zavarise, dunque salviniano e vicino al presidente della Camera Lorenzo Fontana. "Il primo obiettivo della nuova segreteria sarà l’unità. Non è il momento per personalismi o facili polemiche, vogliamo creare un modello Verona da esportare nel Veneto e non solo. Credo nel valore del lavoro e ne avremo veramente tanto da fare" fa sapere Borchia con una nota.

Contro di lui scende in campo Vito Comencini, ex deputato della scorsa legislatura, consigliere regionale. "Io cerco di raccogliere le istanze del territorio, partendo dagli aspetti critici" ha detto a Today Comencini, che ha specificato di non aver aderito a Comitato Nord. "Lo guardo con rispetto come guardo a tutti quelli che intraprendono le battaglie storiche del movimento". Comencini non crede che il progetto della Lega nazionale abbia fallito per forza ma rilancia la necessità di difendere "l'identità, le tradizioni locali, l'autonomia, tutto quello per cui il movimento è nato. Autonomia obiettivi valorizzati". E quando gli si chiede che cosa è mancato di tutto questo, visti i risultati elettorali, risponde: "Abbiamo perso credibilità, per cui delle riflessioni si devono fare, dobbiamo ritrovare la coerenza fra ciò che diciamo e facciamo".

A Treviso una poltrona per quattro 

Sono centri nevralgici, anche perché hanno sempre rivendicato grande autonomia ma non ci sono solo Verona e Padova. Le sfide sono aperte anche in città come Treviso e Venezia. Nella città trevigiana, il fermento è tale che sono in quattro a correre per una poltrona. Almeno per ora perché poi, con ogni probabilità, le corsa sarà a due, come accade quasi sempre. Treviso poi viene da quattro anni di commissariamento. Anche qui c'è voglia di alzare la testa nei confronti di chi, per troppo tempo, ha dettato la linea per tutti senza ammettere repliche. In corsa ci sono: Riccardo Barbisan, escluso dalle liste parlamentari, è l'uomo lanciato da Alberto Stefani (commissario del Veneto) e salviniano doc; Dimitri Coin, deputato e salviniano; Luciano Dussin, ex sindaco di Castelfranco, non è in linea con la segreteria di partito, rappresenta le amministrazioni del territorio e potrebbe essere l’alternativa capace di raccogliere il consenso dei ribelli interni alla Lega; infine Giuseppe Paolin, è un deputato che non è stato ricandidato contro le sue aspettative, in teoria sarebbe un fedele di Salvini ma oggi potrebbe avere il dente avvelenato con la dirigenza e potrebbe rivelarsi una sorpresa.

Anche Vicenza è una città osservata speciale. L'atmosfera è quella della quiete prima della tempesta però perché al momento c'è un solo candidato. Dunque una candidatura unitaria? Può darsi ma l'unico nome è quello di Denis Frison, definito da chi lo conosce "tutt'altro che salviniano". Dunque anche su Vicenza non è detta l'ultima parola.

In Lombardia Salvini è segretario di mezza Lega

Ecco i comitati provinciali della Lega in Lombardia:

  • Bergamo (si è votato)
  • Brescia (si è votato)
  • Sondrio (voto dopo il 15 gennaio)
  • Varese (si è votato)
  • Milano (voto dopo il 15 gennaio)
  • Martesana (voto dopo il 15 gennaio)
  • Ticino (voto dopo il 15 gennaio)
  • Pavia (si è votato)
  • Como (si è votato)
  • Lecco (voto dopo il 15 gennaio)
  • Valcamonica (voto dopo il 15 gennaio)
  • Monza (voto dopo il 15 gennaio)
  • Lodi (si è votato il 7 dicembre)
  • Crema (voto dopo il 15 gennaio)
  • Cremona (si è votato il 4 dicembre)
  • Mantova (voto dopo il 15 gennaio)

In Lombardia le provincie sono molto più avanti con i congressi provinciali, i cui risultati hanno dato già un quadro tutt'altro che rassicurante per la segreteria nazionale. Infatti in metà delle provincie, i salviniani hanno perso. Hanno perso soprattutto in due città che, da sole, valgono per quattro: Bergamo e Brescia. Non solo perché, in quasi tutti i congressi, indipendentemente dall'esito, gli iscritti si sono divisi a metà fra chi rappresenta la continuità col passato e chi chiedeva un rinnovamento dal territorio. Insomma la Lombardia, dove la Lega ha la sua struttura e dove ha sede il quartier generale della segreteria, sta dando segni di insofferenza.

Meno 40% di militanti: "Salvini ha fallito, ora cambiamo la Lega"

Tanto è ingarbugliata la situazione in Lombardia che a Bergamo, il candidato di Salvini non è nemmeno riuscito a candidarsi. Nella città di Roberto Calderoli si sono affrontati due dissidenti. Su 1.100 iscritti, sono andati a votare in 700. Altro che disillusione e astensionismo, a Bergamo c'è voglia di partecipazione e ha vinto il sindaco di Telgate Fabrizio Salacche che, a Today, racconta: "È stato un confronto sereno e aperto, abbiamo incontrato militanti di tutta la provincia e, a differenza di altri congressi, è stato un momento molto tranquillo". Salecche si è distinto per una proposta: far scegliere ai militanti (appuntamento sabato 17 e domenica 18 dicembre) i rappresentanti della provincia di Bergamo che si candideranno alle prossime elezioni regionali. "Penso che le cose si possano cambiare dentro la Lega e che anche questo sia il modo per avere un giudizio sul lavoro fatto negli anni recenti, evitando che ci siano candidature troppo facili". Tradotto: per evitare che ci siano sempre i soliti catapultati dall’alto del cielo di Roma. E infatti Salecche è anche pronto a giurare che le cose stanno cambiando: "A Bergamo è tornato l’entusiasmo. In questi 25 giorni da segretario ho visto tante persone che non mi hanno votato ma mi seguono perché sono stato legittimato da un voto e non sono stato imposto".

Fabrizio Salacche

Chi invece era presente al Castello di Giovenzano di Pavia, alla prima presentazione pubblica di Comitato Nord, è la neo segretaria della Lega della città di Monza. La provincia deve ancora votare ma intanto la città ha dato un altro segno controcorrente, eleggendo Roberta Gremignani, che ha prevalso sul referente in carica Alberto Citossi per 22 voti a 17, al netto di tre schede bianche. Per la Lega di Monza si tratta della prima donna segretario nella storia del circolo.

"Qui sembrava che dovesse scoppiare la guerra perché c’erano due candidati - ha detto a Today Gremignani -. In realtà non ho mai visto la sezione così compatta e unita. Abbiamo fatto la cena di Natale, c’erano più persone che non mi avevano votato che altri. Vuol dire che la sezione ha ritrovato l’entusiasmo perchè ha avuto un momento di confronto e alta democrazia. Lo scontro, se sano, fa bene alla salute". Gremignani è nella Lega da 15 anni, ha un animo bossiano, per cui, qualsiasi iniziativa di Umberto Bossi merita rispetto e attenzione e dà una lettura interessante delle divisioni che stanno attraversando il partito. "C'è una generazione intera che non ha conosciuto Umberto Bossi, chi è salito a bordo in tempi recenti ha conosciuto una Lega diversa. Questo non vuole dire che, se ci sediamo intorno a un tavolo, litighiamo ma, chi è arrivato negli ultimi anni ha vissuto un partito romanocentrico, un partito tradizionale. Io sono ottimista che Salvini prenda tutto questo come un monito per smussare alcuni angoli e fare una Lega migliore e più forte".

Anche a Varese si è votato. Qui è stato eletto segretario della Lega Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, sostenuto dal leader Matteo Salvini. Cassani ha vinto con 229 voti, 12 preferenze di scarto sullo sfidante, Giuseppe Longhin (217) appoggiato dal Comitato Nord lanciato da Umberto Bossi.

Insomma Matteo Salvini non può dare per scontato gli esiti dei congressi provinciali. Soprattutto nel Veneto, il vento del Nord potrebbe diventare una tromba d'aria. Se la segreteria di partito perde città come Padova e Verona, allora è possibile che ci sia un effetto domino in tutto il Veneto, dove è sfida aperta fra salviniani e zaiani. Se vincono i sostenitori del “doge”, con una Lombardia spaccata, Brescia e Bergamo perse, Milano in bilico, Salvini rischia davvero di perdere le redini del partito. Nelle ultime ore poi è nata ufficialmente l'associazione Comitato nord. "Un atto concreto per rimanere fedele alle battaglie per il Nord" ha commentato Umberto Bossi. Un modo per riscrivere la storia, in cui nomi come quelli di Grimoldi, Sisti, Longhin, Gremignani, Boron e Rettore saranno ricordati per aver tentato un'impresa impossibile o per aver riportato la Lega a essere sindacato del Nord. 

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