Domenica, 21 Luglio 2024
le intercettazioni / Russia

Fondi russi alla Lega, chiesta l'archiviazione ma "Salvini poteva sapere"

Mancano gli elementi per contestare il reato di finanziamento illecito alla Lega e anche per dimostrare che Matteo Salvini abbia partecipato alle trattative del Metropol: cosa dicono le intercettazioni

Fondi russi alla Lega, inchiesta archiviata

Nessun finanziamento illecito per la Lega nella vicenda dei fondi russi. La procura di Milano ha chiesto l'archiviazione nei confronti degli indagati nell'inchiesta dell'hotel Metropol. È infatti emerso, sulla base di email, foto, messaggi, tabulati telefonici che il gruppo formato da Gianluca Savoini - ex portavoce di Matteo Salvini -, Francesco Vannucci e Gianluca Meranda "si sia attivato, soprattutto nella seconda metà del 2018, allo scopo di concludere transazioni commerciali con fornitori russi di prodotti petroliferi con l'obiettivo di stornare da dette transazioni ingenti somme di denaro da destinare principalmente al finanziamento del partito politico Lega per Salvini premier, con particolare finalizzazione agli impegni per le elezioni del 2019". Ma gli elementi per contestare il reato non ci sono.

Perché il finanziamento non è illecito

Per il perfezionamento dell'accordo sono stati tenuti numerosi incontri tra le persone interessate - circa 40 in poco più di un anno - e i mediatori italiani, in testa Savoini, hanno effettuato vari viaggi a Mosca per incontrare le controparti" si legge nel documento della procura. Nel corso dell'incontro all'hotel Metropol "veniva in esordio ribadita da Savoini la base politica dell'operazione e anche chiarita la possibile entità e la destinazione delle commissioni, parte alla Lega e tutto il resto, ciò che fosse 'above 4 per cento' - ossia sopra al 4 per cento -, come si dice nella discussione al Metropol, a disposizione dei mediatori russi".

In assenza di elementi che abbiano permesso di arrivare all'identità dei destinatari delle somme, derivanti dalla transazione petrolifera, e al ruolo pubblico dei beneficiari, la contestazione "non pare in concreto configurabile" in ordine "alla residua possibilità di contestare al partito della Lega l'ipotesi di tentato finanziamento illecito, che le condotte emerse non hanno raggiunto connotati di concretezza ed effettività idonei a raggiungere, almeno potenzialmente, lo scopo" concludono i pm di Milano.

Il ruolo di Matteo Salvini

Da alcune intercettazioni inserite nella richiesta di archiviazione dell'inchiesta Metropol la procura di Milano arriva alla conclusione che l'attuale ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini, all'epoca dell'indagine vicepremier, "fosse a conoscenza delle trattative portate avanti" da Gianluca Savoini, fondatore dell'associazione Lombardia-Russia, dall'avvocato d'affari Gianluca Meranda e dall'ex bancario Francesco Vannucci "volte ad assicurare importanti flussi finanziari al partito, e del resto appare irragionevole ipotizzare che operazioni di tale portata potessero condursi senza un avallo dei vertici politici".

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Tuttavia, "non sono mai emersi elementi concreti" sul fatto che il segretario della Lega abbia personalmente partecipato alla trattativa o fosse stato messo al corrente del proposito di destinare una quota della somma ricavata dalla transazione ai mediatori russi perché remunerassero pubblici ufficiali russi.

Cosa dicono le intercettazioni

Se dunque il numero uno del Carroccio non è mai stato indagato, la richiesta di archiviazione contiene alcune conversazioni in cui Salvini viene tirano in ballo. Il 19 febbraio 2019 - pochi giorni prima che la vicenda esplodesse sui giornali - Meranda teneva un incontro con professionisti italiani nel settore del commercio di prodotti petroliferi in cui si vanta degli affari: "Noi la Russia la frequentiamo pure un pochino e la frequentiamo con diciamo l'attuale vice premier (...) per cui quando andiamo li diciamo i contatti sono più a livello politico...(...) dopo di che ci sono delle esigenze che devono essere trasformate in numeri (...) naturalmente perché l'esigenza politica poi".

Il 14 aprile 2018 Vannucci informa Meranda di essere con un 'Matteo' "che dal contesto e dalla reazione dell'interlocutore sembrerebbe identificabile nel segretario della Lega", mentre Meranda risulta aver incontrato il leader del Carroccio il 7 giugno presso l'Ambasciata della Federazione russa a Roma. Più intensi i contatti con Savoini, suo ex portavoce, il 15 e 16 luglio 2018 Savoini torna in Russia, prendendo parte ad incontri ufficiali presso l'Ambasciata italiana a Mosca, in occasione della visita di Salvini all'omologo ministro dell'Interno Vladimir Kolokoltsev. Il 17 luglio, non appena rientrato, Savoini ne riferiva a Vannucci, il quale a sua volta riportava a Meranda che registrava la conversazione.

Vannucci: "la sera dopo c'è stata la cena... erano presenti e Kappa (identificato verosimilmente in un imprenditore russo, ndr) è entrato nel ragionamento egli ha detto... 'allora, Matteo, hai bisogno di una mano?'... 'eh'... dice... 'si, sa tutto lui... non mi tenete nel mezzo... non mi chiamate... non fate il mio nome perché sono fottuto... però una cosa che mi va bene, a cui tengo particolarmente, perché per me è la tranquillità'... questo è quello che gli ha detto... e Kappa gli ha detto... 'provvederemo'". Lo stesso Vannucci commentava poco dopo: 'perché é un'operazione che interessa Emme...hanno avuto la copertura, hanno il cappello politico... lo sanno".

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