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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Il quadro

La via stretta di Salvini per arrivare all'autonomia

Berlusconi mette le mani avanti. "Non penalizzi le Regioni del Sud" ha detto il leader di Forza Italia e per Salvini è sempre più dura

"Valutiamo con prudenza la proposta di autonomia differenziata che non deve in alcun modo penalizzare le Regioni del Sud Italia e dovrebbe essere agganciata a una riforma istituzionale in senso presidenzialista". Lo ha detto Silvio Berlusconi al pranzo di Natale ad Arcore con i big di Forza Italia.

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Parole per nulla rassicuranti per la Lega, che vede nell'autonomia uno dei primi obiettivi da perseguire in questa esperienza di Governo. Ma con le parole del leader di Forza Italia di oggi, la via per l'autonomia diventa sempre più stretta. Berlusconi mette così dei paletti. Per il fondatore di Forza Italia non deve essere un cappio al collo alle regioni del Sud. Adesso Matteo Salvini è alle corde su questo tema perché, già prima c'erano frenate da parte di Fratelli d'Italia, che è maggioranza della maggioranza in Parlamento. Adesso ci si mette anche Berlusconi. Insomma per il Carroccio è sempre più dura.

Salvini messo alle strette anche dalla fronda interna

Il ministro alle Infrastrutture poi potrebbe anche pensare di non avere tutta questa fretta. Il governo Meloni è appena nato, ha dovuto subito affrontare l'urgenza della manovra di bilancio. Ce ne sarà di tempo per arrivare all'autonomia? In teoria sì. Tuttavia Salvini adesso ha un altro problema sul fronte interno. Infatti proprio l'autonomia è uno di quei temi che molti considerano traditi dalla segreteria attuale della Lega. Proprio da lì è partita la riscossa della fronda anti Salvini all'interno della Lega, denominata "Comitato nord", che in Lombardia e Veneto sta vincendo i congressi provinciali del partito, mettendo in minoranza gli esponenti salviniani o comunque in continuità con il passato.

Salvini dovrà inventarsi qualcosa perché, se non porta a casa l'autonomia, rischia di perdere consenso interno. Anche oggi i presidenti di regione sono tornati a richiederla a gran voce. A partire dal fedelissimo di Salvini Attilio Fontana, numero uno della Lombardia, che oggi ha rilanciato sul tema, rispondendo al collega del Veneto Luca Zaia, il quale si è espresso in sostegno della candidatura di Fontana alla guida del Pirellone.

"Ringrazio l'amico Luca Zaia per il rinnovato sostegno in vista delle elezioni del 12 e 13 febbraio 2023. Insieme otterremo quell'autonomia che ci renderà ancor più competitivi in Europa e nel mondo, per continuare a essere il motore economico del nostro Paese". Così su Facebook Fontana, dopo che Zaia aveva dichiarato che, in Lombardia, come Lega "corriamo con l'amico Fontana e io gli darò anche una mano".

Cosa sta succedendo nella Lega: Salvini rischia?

Le regioni del Nord spingono per ottenerla, non solo quelle di centrodestra, anche la Toscana e l'Emilia Romagna, mentre al Sud si teme che la novità possa aumentare il divario fra settentrione e meridione, soprattuto di fronte a gap su competenze specifiche che, come ad esempio la sanità, diventerebbero incolmabili.

La posizione degli alleati Forza Italia e Fratelli d'Italia

Berlusconi dunque mette le mani avanti e Fratelli d’Italia? "L'autonomia differenziata si farà, certo, ma con un equilibrio armonico tra nord e sud e secondo un quadro di coesione nazionale” aveva detto Alfredo Antoniozzi, vice capogruppo di Fdi alla Camera. Parole in linea con la frenata di Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento che, due settimane fa, rispondendo alle interrogazioni in Aula, aveva parlato di “un processo virtuoso di autonomia differenziata, già avviato da diverse regioni italiane, secondo il dettato costituzionale e in attuazione dei principi di sussidiarietà e solidarietà in un quadro di coesione nazionale", ribadendo che: "È comunque condivisa dall’intero Governo l’esigenza di colmare l’attuale e inaccettabile divario infrastrutturale che peraltro non consegue certo a una disposizione costituzionale (l’articolo 116, terzo comma) rimasta finora inattuata".

Insomma per Salvini ci sono tanti "se" e ancora più "ma" da parte degli alleati. L'autonomia, che è il più grande catalizzatore di consensi nel suo nord, rischia di diventare un boomerang, soprattutto perché oggi è l'arma più forte di chi vuole dimostrare che il piano del Capitano, dalle elezioni del 2018 in poi, è fallito. L'autonomia oggi serve alle Regioni del Nord Italia. Forse ancora di più a Matteo Salvini.

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