Sabato, 15 Maggio 2021
Pronti al ring delle amministrative

Se la partita è Letta-Conte contro Salvini-Meloni, il Centro resta senza voce

Francesco Boccia, ex Ministro e oggi responsabile regioni e territorio del Pd, annuncia le formazioni: "Nel 2023 la partita sarà Salvini e Meloni contro Letta e Conte". Nessuno risponde alle istanze liberal democratiche e si allarga la voragine al Centro

Salvini Meloni - FOTO ANSA

Se si mettono tutti insieme gli indizi, allora lo scenario delle prossime elezioni comunali, come anche quello delle prossime politiche, è chiaro. Desta contro sinistra, entrambe in salsa populista affinché lo scontro sia alla pari. E resta il grande vuoto al centro, dove le istanze liberal-democratiche non saranno rappresentante, a meno di qualche coraggioso intento a lavorare per mettere un tappo a quella voragine, che è anche il vuoto di tanti orfani politici in Italia.

Sono emblematiche le parole dell’ex Ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, oggi responsabile regioni e territorio del Pd che, come un vero arbitro di boxe, annuncia i due pugili (in questo caso 4) agli angoli del ring: Salvini e Meloni contro Letta e Conte. "Superata l'emergenza tragica di questa fase, - dice Boccia - dobbiamo pensare alla costruzione della nostra proposta politica, un centrosinistra alleato con l'M5s, che sia alternativa alla destra. Nel 2023 la partita sarà Letta-Conte contro Salvini-Meloni". Un confronto inevitabilmente farcito di un certo populismo. Da una parte quello che ha sempre contraddistinto il Movimento 5 Stelle e dall’altro quello di Salvini che, anche dopo il salto mortale e mezzo avanti carpiato valso l’ingresso nel governo Draghi, resta poco credibile come rappresentante delle istanze moderate.

Una volta c’era il Partito Democratico, nato con l’idea di radicarsi in un progetto riformista, da cui partire, non tanto per ampliare l’alleanza con tutti dentro, ma per allargare il coinvolgimento in quel progetto riformista. Oggi quel Pd non c’è più. Veltroni è dimesso e i renziani sono stati epurati dopo essere sempre stati considerati come nemici interni. ''Si riparte dai valori fondanti e soprattutto da lì dove la sinistra e l'Ulivo sono nati, per strada” ha detto Boccia. Ma l’ultima scelta di Zingaretti, di cui Letta è perfetta continuità, sembra più l’unione guidata da Romano Prodi. Infatti l’idea a sinistra resta quella di conquistare Roma, Bologna, Torino, Napoli e Trieste attraverso l’alleanza col Movimento 5 Stelle, sinistra, Calenda e dentro tutti. E allora, seppur proseguano le discussioni dopo l’avvio del cantiere, sarà duro tenere tutto insieme. Le tensioni, che già non mancano dentro al Pd, sono dietro l’angolo anche fuori. Nella Capitale é bastata la fuga in avanti di Gualtieri come presunto candidato al Campidoglio dei democratici per far andare su tutte le furie Calenda, con cui poi ha ricucito Letta.

Dunque i poli si allargano e si compattano. E i sondaggi sembrano anche premiare questo aumento di tensione. Infatti, se da una parte la Lega perde punti, Fratelli d’Italia è primo partito di destra e, in alcune regioni, lo è anche in assoluto. Mentre a sinistra, con un Conte super apprezzato per la sua opera di Governo, riprende quota anche un Pd, che comunque fa fatica a porsi come il partito vicino alla gente. Dunque difficile pensare che si torni indietro.

Allora, pronti via, dopo il suono della campanella, partirà il match tra i Destra e Sinistra. Ma resta il problema di un pezzo del paese completamente non rappresentato e abbandonato dalle forze moderate, scomparse in questa permanente campagna elettorale, dove di temi e riforme non si parla da troppo tempo. Chi se ne occuperà? Calenda insieme a Più Europa e liberali? O qualcuno dentro Forza Italia. Magari la attuale ministra per il Sud Italia Mara Carfagna, che all’esterno raccoglie tanto consenso, ma dentro Forza Italia deve guardarsi le spalle da chi vuole tenere Fi attaccata alla spina della desta sovranista.

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