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Venerdì, 12 Aprile 2024
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L'ambiguità di Salvini e l'eterna lotta con la Meloni: "Alle Comunali la Lega rischia il crac"

Il leader della Lega è "schizofrenico" ma sa quello che fa. La sua missione è vincere due partite su due tavoli diversi. Lo spiega a Today.it il politologo Valbruzzi: "Ma il tempo è dalla parte della Meloni"

Non ci si capisce molto. Si pensi alla partita del Quirinale. Prima il Ministro per lo Sviluppo economico della Lega Giancarlo Giorgetti ha lanciato Draghi come “il più adeguato in assoluto”, salvo poi vedere Salvini dire che se Berlusconi volesse candidarsi, farebbe bene a farlo. Sul Dl Green Pass è un vero pasticcio perché prima la Lega aveva presentato una raffica di emendamenti, per poi ritirarli e tramutarli in ordini del giorno. Via la fiducia dunque, che lascia spazio alla discussione in Parlamento. Tanta ambiguità, soprattutto nella comunicazione. Una schizofrenia inspiegabile? No, Salvini sta tentando una missione quasi impossibile, giocando due partite su due tavoli diversi. A spiegarlo a Today è il politologo e coordinatore della Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo a Roma Marco Valbruzzi.

"Il fatto che la Lega abbia un atteggiamento ballerino, di lotta e di governo, è il tentativo di raccogliere le voci delle opposizioni - ci dice Valbruzzi - Lo spinge a farlo la necessità di competere con Fratelli d’Italia, dove Giorgia Meloni ha invece le mani libere rispetto al leader della Lega e può intercettare i delusi del centrodestra e i fuoriusciti del Movimento 5 Stelle. È quella flotta di voti usciti dal Movimento e che, in parte, aveva votato Lega alle scorse elezioni europee. Ora però, con una Lega più istituzionale, quel consenso finisce tra le braccia della Meloni, soprattutto nelle regioni del Sud. L’ambiguità di Salvini - aggiunge - è il tentativo di intercettare quel consenso, che la Lega nazionale aveva era riuscita a raccogliere tra il 2018 e il 2019 al Sud, e che oggi sembra compromesso perché al Sud, Fdi è in espansione".

Marco Valbruzzi-2

Però non c’è solo il Sud Italia.
"Il secondo punto è infatti il Centro-nord. Salvini tiene due piedi in due staffe perché la competizione è doppia. Al Nord l’elettorato da conquistare è quello che resta di Forza Italia e lì il tentativo è quello di presentarsi con il volto di Giorgetti. È una operazione che punta a salvare il blocco elettorale delle partite Iva, dei commercianti, degli imprenditori e degli interessi economici, che prevalgono su tutto, anche sulle questioni del Covid. È una operazione non semplice perché dall’Emilia Romagna in su, Fdi ha conquistato l’ex dirigenza azzurra".

Insomma la Lega gioca due partite su due tavoli. Ma quali sono i rischi? Dove sta andando la Lega?
"La Lega in questo momento rischia di non andare da nessuna parte e di restare bruciata da questa operazione e più passa il tempo più il rischio aumenta. Dunque aumenta con il passare del tempo, aumenta finché Draghi è capo del Governo. Ecco perché Salvini lo porterebbe al Quirinale, così si andrebbe ad elezioni e si chiuderebbe questa partita prima di entrare in uno stallo nel quale Salvini non riesca più a tenere in mano il partito. Ci sono tensioni fra Zaia, Giorgetti, Governatori e vecchia dirigenza da una parte e l’attuale rappresentanza parlamentare". 

Le elezioni amministrative potrebbero rappresentare il momento in cui si apre la crepa insanabile? 
"Potrebbero accrescere la tensione di cui abbiamo parlato. Se nelle città simbolo del Nord, penso a Torino, Bologna e Milano e a Napoli al Sud, Fdi supera la Lega, le tensioni, che oggi Salvini sta contenendo, potrebbero esplodere. A quel punto o Salvini viene messo sul banco degli imputati oppure dovrà scegliere: o tornare a difendere gli interessi economici del Centro Nord o continuare col progetto Lega nazionale".

Tornerebbe la Lega Nord.
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A quel punto fra Lega regionalizzata e quello che resta di Forza Italia, tornerebbe uno scenario simile al 1994. Al nord Lega e Fi, al Sud Fdi e Fi". 

Cosa deve fare Salvini per saldare le anime del partito? 
"Unico modo è provare a rinviare le tensioni alle elezioni del Presidente della Repubblica, con Draghi al Quirinale, elezioni anticipate, ipotetica vittoria del centrodestra”.

E la Meloni si sfrega le mani 
"La Meloni sarebbe avvantaggiata fino al 2023, si gonfierebbe a dismisura, quindi il vero tentativo di Fdi è far sì che Draghi arrivi a scadenza naturale”. 

Ma è già primo partito, non le conviene raccogliere subito il banco?
"Sì, è primo partito, ma ancora troppo isolato in Parlamento e rischierebbe di non avere abbastanza alleati di Governo. A lei conviene arrivare battagliera fino a 2023, erodendo la leadership dopo aver allargato sempre più il divario con la Lega. Ha senso se pensiamo che Fdi ha triplicato i voti da quando al Governo c’è Draghi. Il tempo darà ragione alla Meloni". 

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