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Sabato, 28 Maggio 2022

Gli amici di Putin che hanno perso il coraggio di essere patrioti (veri)

Nel 1914, prima dell'escalation di tensione fra l’asse austro ungarico e le forze dell’Intesa, prima dell’omicidio dell'arciduca di Asburgo Francesco Ferdinando, prima di tutto ciò, erano già forti i venti del conflitto che avrebbe poi portato allo scoppio della grande guerra. Ci fu un grande fermento. Le piazze si riempirono di persone che guardavano alla guerra come una possibilità di rilanciare i valori di unità nazionale; c’erano i pacifisti; c'era la Seconda Internazionale divisa fra chi condannava la guerra in quanto scontro fra capitalisti e chi la riteneva un acceleratore della la crisi del sistema capitalistico.

Posizioni diverse, maturate nel tempo e chiare. Ognuna frutto di riflessioni politiche e posizionamenti da parte delle classi dirigenti dei vari Paesi europei e dei vari popoli. Oggi, di fronte alla crisi fra Ucraina e Russia, l’Italia guarda con apatia i fatti di politica internazionale, in una confusione alimentata ancora di più dai soliti esponenti politici. Quelli che, dopo anni di lodi nei confronti di Vladimir Putin, oggi non riescono neppure a prendere una posizione. Anzi cercano di camuffare il fascino per il "presidente" di uno stato illiberale per evitare l'imbarazzo. Il segretario della Lega Matteo Salvini in primis, ma anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni. 

In passato Salvini aveva detto di Putin tutto quello che si poteva dire di bello di una persona. Come ha riportato in un tweet @nonleggerlo, ecco alcune frasi del leghista: "Ucraina, non si rompano le palle a Putin"; "Preferisco Putin all’Europa"; "Putin è speranza"; "Faremo la storia con Putin-Le Pen-Trump"; "Uno dei migliori uomini di governo al mondo"; "Con Putin in Italia staremmo meglio"; "Meno male che c’è Putin". Meloni invece era quella che, nel 2018, gongolava per la vittoria di Putin alle elezioni: "Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della federazione russa. La volontà del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile". 

Bene. Oggi ci saremmo aspettati una presa di posizione chiara. No. Salvini, di lotta e di governo anche in Europa, dice che "le sanzioni contro la Russia sono l'ultima delle soluzioni, anche perché non vedo quali interessi abbia la Russia a scatenare un conflitto, perché la situazione della pandemia ha danneggiato tutti". 

Meloni si schiera con la Nato, salvo poi criticare gli Stati Uniti, quasi colpevoli di aver infastidito Putin che dorme. "Difendiamo il diritto degli Stati sovrani e democratici dell’Est Europa di scegliere liberamente il loro destino occidentale ed europeo - si legge in una nota di Fdi - Fratelli d’Italia sostiene l’appartenenza dell’Italia al blocco occidentale e alla Nato senza ambiguità, soprattutto difronte a crisi di ampia portata come questa. Sosterremo ogni iniziativa per difendere l’integrità territoriale degli Stati europei. Sosteniamo da sempre la necessità di trovare un equilibrio che assicuri una pace secolare tra Europa e Federazione russa". Poi però arriva l’affondo agli Stati Uniti: "Sotto questo aspetto abbiamo reputato un errore la strategia voluta dalle amministrazioni democratiche Usa che con Obama prima e Biden ora, che hanno contribuito alla drammatizzazione della situazione, spingendo sul tema della imminente adesione dell’Ucraina alla Nato e consentendo così a Putin di agitare lo spettro della minaccia alla sicurezza nazionale russa. Denunciamo ancora una volta la debolezza geopolitica e diplomatica dell’Unione Europea, aggravata dalla sua dipendenza energetica, ancora una volta inadeguata davanti ai grandi eventi della storia".

I patrioti d’Italia non solo non sembrano contenti che uno stato sovrano come l'Ucraina entri nell'alleanza in cui sono, ma sembrano fare spallucce di fronte ad una potenziale terza guerra mondiale scatenata dalla Russia. In un clima così pericoloso, piuttosto che questo opportunismo, sarebbe stato meglio vedere una posizione, anche a favore della Russia, purchè chiara e tangibile. Sarebbe stato ancora meglio vedere Salvini o Meloni fare come fece Pietro Nenni nel 1956, quando, in un discorso storico alla Camera, condannò l’invasione dell’Ungheria da parte dell’Armata rossa, in completo dissenso con un Partito comunista che, allora, non poteva proprio permettersi di rompere con Mosca. Salvini e Meloni dovrebbero poterlo fare oggi con maggiore scioltezza.   
 

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