Lunedì, 2 Agosto 2021
Politica

Salvini contro Napolitano: "Dovrebbe essere processato, non intervistato"

Il leader della Lega Nord contro l'ex Capo dello Stato, che in un'intervista a Repubblica parla dell'intervento italiano in Libia nel 2011 sotto l'egida dell'Onu

"Napolitano non dovrebbe essere intervistato, pagato e scortato, dovrebbe essere processato". Queste le parole del leader della Lega Nord Nord Matteo Salvini, commentando su Twitter l'intervista apparsa su Repubblica all'ex Capo dello Stato in cui parla dell'intervento italiano in Libia nel 2011 sotto l'egida dell'Onu.

Su Repubblica, Napolitano respinge la visione "particolarmente distorta" sostenuta da esponenti del centrodestra e del M5s secondo sui sarebbe stato lui a scegliere di appoggiare la missione militare fracese, decisa di Nicolas Sarkozy: sull’intervento del 2011 in Libia contro Gheddafi decise il governo allora in carica, guidada Silvio Berlusconi, nel quadro di una “forte dimensione internazionale” e non certo in un confronto a due tra italiani e francesi. 

Nel suo colloquio con il giornalista Claudio Tito, l’allora Capo dello Stato ricostruisce minuziosamente la vicenda: “Il protagonista dell’intervento in Libia fu fondamentalmente l’Onu. Non ci fu una decisione italiana a se stante. C’era stato dapprima un intervento unilaterale francese con l’appoggio inglese. Non interessa ora indagare sui motivi che spinsero Sarkozy a iniziare in tal modo l’attacco alla Libia di Gheddafi. Quella iniziativa intempestiva e anomala fu superata da altri sviluppi”, afferma Napolitano, ovvero le due risoluzioni approvate dall’Onu.

Il presidente emerito ricorda come “la consultazione informale di emergenza si tenne in coincidenza con la celebrazione al Teatro dell’Opera dei 150 anni dell’Unità d’Italia. A quella consultazione io fui correttamente associato. Il presidente della Repubblica è presidente del Consiglio supremo di Difesa, e in posizione di autorità costituzionale verso le forze armate, aveva titolo per esprimersi su una questione così importante. Ma quella sera la discussione fu aperta dall’allora consigliere diplomatico di Palazzo Chigi, Bruno Archi, che era in contatto diretto con New York mentre veniva varata la seconda risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzò e sollecitò un intervento armato ai sensi del capitolo settimo della Carta dell’Onu in considerazione del fatto che i precedenti appelli al governo libico non erano stati raccolti. Dal quadro complessivo rappresentato dal consigliere diplomatico di Palazzo Chigi emergeva l’impossibilità per l’Italia di non fare propria la scelta dell’Onu”.

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