Lunedì, 25 Gennaio 2021

Il "divieto di albero" a Natale e tutta la confusione di Salvini sul virus

Il leghista spinge per misure più soft in vista delle festività. Ma in estate dubitava della seconda ondata e voleva aprire le discoteche

Matteo Savini, ANSA

Per Matteo Salvini "negare ai bimbi il sogno del Natale, ai nonni di essere nonni e ai papà di essere papà alle mamme di essere mamme è indegno e ingeneroso. Se la situazione sanitaria sarà sotto controllo fra dicembre e gennaio non si capisce perché tutti i Paesi confinanti aprono e l'Italia no". In una conferenza stampa al Senato il leader della Lega è andato di nuovo all'attacco del governo, criticando la (presunta) linea dura sulle festività natalizie. Già qualche giorno fa, ospite a “Live non è la D’Urso”, il leghista anticipato quella che sarebbe stata la linea del Carroccio: "Mi rifiuto di pensare a un Natale via Zoom o via Skype, sarà un Natale in famiglia: certo. Eviterei i cenoni da 50 persone. L'importante, ed è questa una delle proposte che faremo al governo, sarà aiutare chi compra italiano".

E poi, al “Maurizio Costanzo Show”, aveva chiarito che “nessuno pensa ai cenoni con 200 persone, però poter rivedere i famigliari e poter tornare a casa, anche da fuori regione, pur con le dovute cautele, penso che si possa fare”. Sempre da Costanzo Salvini se l'era presa anche con chi  “va in tv a seminare disperazione dicendo niente Natale, niente dicembre, niente albero, niente regali”. Non risulta però che ci siano medici o esponenti del governo che abbiano vietato di fare l'albero o comprare regali. 

Infine ieri il “il Capitano” è intervenuto anche sul no dell’esecutivo a riaprire le piste da sci. “Vietare lo sci in Italia e permetterlo in Austria, Francia, Germania o Svizzera?”. E poi, citando il presidente di Federalberghi: ‘Questa UE serve solo per le sanzioni o anche per avere delle politiche comuni?’. È una domanda che condivido”. In vista del Natale, Salvini spinge dunque per misure più soft perché “la montagna è un comparto enorme, vuol dire lavoro e turismo, sono 20 miliardi di euro". E dunque "se la situazione sanitaria sarà drammatica, tutti a casa, per l'amor di Dio, ma se non lo sarà, se ci sono protocolli che permettono in sicurezza perché non aprire le piste? La salute viene prima di tutto ma se insieme alla salute possiamo tutelare anche i posti di lavoro ben venga".

Tutte le giravolte di Salvini sul virus

Salvini in questi mesi è stato spesso criticato per alcune sue prese di posizione ondivaghe se non del tutto contraddittorie sulle misure di contrasto alla pandemia. A metà ottobre ad esempio si domandava cosa avesse fatto il governo “per prevenire questa seconda ondata”, spiegando che le proposte del centrodestra erano rimaste “inascoltate da mesi”. Ma come ha fatto notare più di qualche osservatore, in estate il leghista non sembrava così preoccupato di una possibile recrudescenza dell’epidemia. Tanto è vero che a giugno si chiedeva: "Ma perché dovrebbe esserci una seconda ondata" del virus? "In Italia ormai tre quarti del Paese sono esenti da contagi e da ricoveri, gli italiani hanno dimostrato enorme buonsenso in questi mesi ma mi sembra che ormai siano tanti i medici che stanno dicendo che il virus adesso fortunatamente ha una diffusione e soprattutto una gravità nei nuovi casi assolutamente inferiore rispetto a qualche mese fa. Quindi è inutile continuare a terrorizzare le persone”.

A fine luglio, ad un convegno in Senato si era rifiutato di indossare la mascherina ("non ce l’ho, non me la metto") e poi parlando dal palco aveva detto che "il saluto col gomito è la fine della specie umana".

Ad agosto aveva attaccato il governo per la decisione di chiudere le discoteche, appoggiando il ricorso dei gestori che “hanno fatto assolutamente bene perché ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio per un provvedimento senza giustificazione scientifica”, dal momento che “ci sono 46 ricoverati in terapia intensiva in tutta Italia. Non c’è una emergenza in corso. Oggi ci sono stati 4 morti”. Com’è andata a finire è storia nota: secondo tanti virologi, i focolai scoppiati nelle discoteche e nei luoghi di vacanza sono stati una delle cause dell’innesco della seconda ondata.

Anche durante la prima ondata il leghista si era reso protagonista di repentine giravolte. Il 24 febbraio ad esempio affermava che “non è il momento delle mezze misure: servono provvedimenti radicali serve l’ascolto dei virologi e degli scienziati”. Ma dopo tre giorni già chiedeva al governo “di accelerare, riaprire, aiutare, sostenere” perché “l’Italia riparte”. Neanche un paio di settimane dopo, un nuovo cambio di rotta. “Abbiamo chiesto misure forti, drastiche, subito” spiegava il 10 marzo. “Chiudere tutto adesso per ripartire sani. Fermi tutti! Per i giorni necessari, mettiamo in sicurezza la salute di 60 milioni di italiani. Chiudere, prima che sia tardi”. Ma già a fine aprile annunciava di voler scendere in piazza “per la libertà. Dopo 47 giorni di reclusione fateci uscire, guadagnare, lavorare”. Oggi Salvini ci ricasca: la seconda ondata non è stata di lezione per tutti. 

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