Sabato, 16 Ottobre 2021
Politica

Fondi Lega, Salvini querela l'ex tesoriere Belsito per appropriazione indebita

La querela è obbligatoria in base alla nuova legge e consente di celebrare il processo poiché la magistratura non può più procedere d'ufficio per il reato di appropriazione indebita

Matteo Salvini ha sporto querela questa mattina alla Corte d'Appello di Milano nei confronti dell'ex tesoriere della Lega Francesco Belsito. La querela depositata dall'avvocato della Lega è obbligatoria in base alla nuova legge: la denuncia consente di celebrare il processo dal momento in cui la magistratura non può più procedere d'ufficio per il reato di appropriazione indebita. L'ex tesoriere del Carroccio è imputato proprio per appropriazione indebita con Umberto Bossi e il figlio Renzo per aver usato i fondi del Carroccio per fini privati. Presentare la denuncia entro fine mese era dunque indispensabile per celebrare il dibattimento.

Intanto, all'indomani della sentenza della Corte d'Appello di Genova che ha confermato la condanna nei confronti di Belsito, così come per l'ex leader Umberto Bossi, nel processo sulla maxi-truffa ai danni dello Stato da 49 milioni di euro di rimborsi ottenuti per il partito durante gli anni di gestione 2008-2010, l'avvocato Rinaldo Romanelli, legale dell'ex tesoriere della Lega, dice all'Adnkronos: "Faremo ricorso in Cassazione, io credo che non si possa configurare la truffa ai danni dello Stato in relazione al meccanismo del finanziamento pubblico ai partiti e non ci sono precedenti in giurisprudenza".

Fondi Lega, la replica dell'avvocato di Belsito

Per Belsito, condannato in secondo grado a 3 anni e 9 mesi, ora si apre il percorso verso il giudizio di legittimità ma prima si attendono le motivazioni della sentenza di ieri, per le quali c'è un termine di deposito di 60 giorni. "C'è speranza nella Cassazione - prosegue il legale - dobbiamo vedere sulla base di quali argomenti la Corte d'Appello avrà ritenuto di condannarci. Qui si tratta di questioni di legittimità sulle quali non ci sono ad oggi precedenti". La pronuncia in punto di diritto sulla vicenda dovrà arrivare dalla Cassazione, centrale il nodo legato al reato di 'truffa' contestato che, come precisa l'avvocato Romanelli, "secondo noi non è configurabile perché il finanziamento non è erogato in funzione delle spese che il partito ha sostenuto e può documentare ma esclusivamente in relazione al numero di voti che il partito ha preso, e fino al 2012 queste somme non avevano un vincolo di destinazione pubblicistico".

"I 49 milioni non sono una cosa nostra - dice l'avvovato Romanelli - A Belsito vengono contestati 2 bonifici di un investimento che stava facendo per nome della Lega in banche a Cipro e in Tanzania. Gli contestano l'appropriazione indebita, la Corte d'Appello ha confermato la condanna di primo grado ma quei soldi erano tornati interamente nelle casse della Lega. Nessuno ha mai contestato a Bossi e Belsito di essersi appropriati dei 49 milioni".

Fondi Lega: tutte le tappe del caso

Il "caso" dei fondi della Lega Nord, con al centro i 49 milioni che il partito dovrebbe restituire allo Stato, va avanti dal 2012. Tutto è iniziato quando l’ormai ex tesoriere leghista, Francesco Belsito, venne indagato con le accuse di truffa ai danni dello Stato e riciclaggio per la sua gestione dei rimborsi elettorali. Secondo gli inquirenti, Belsito trasferì all’estero i soldi, in particolare a Cipro e in Tanzania, e li investì in varie attività, tra cui l'acquisto di diamanti. La vicenda portò alle dimissioni di Umberto Bossi dalla carica di segretario, seguite da quelle dei suoi più stretti collaboratori. I rimborsi elettorali ricevuti dalla Lega Nord e finiti sotto la lente degli inquirenti sono quelli raccolti tra il 2008 e il 2010, per un totale di 48.969.617 euro.

L'ex segretaria di Bossi: "Salvini sapeva dei 49 milioni spariti, ma non fece nulla" 

Secondo l’accusa, i soldi non sarebbero andati solo a investimenti esteri ma utilizzati anche per spese personali, principalmente della famiglia Bossi. Per quanto riguarda l’inchiesta sull’irregolarità nell’utilizzo dei fondi, il Tribunale di Milano nel luglio 2017 ha condannato Umberto Bossi a 2 anni e 3 mesi di carcere, il figlio Renzo Bossi a 1 anno e 6 mesi e l'ex tesoriere Francesco Belsito a 2 anni 6 mesi. Parallelamente si è svolto invece a Genova (passato qui dalla procura di Milano per competenza territoriale) il processo per truffa ai danni dello Stato, riguardante i rendiconti irregolari presentati tra il 2008 e il 2010 al Parlamento per ottenere indebitamente fondi pubblici. Sempre nel luglio 2017, i giudici liguri hanno emesso le sentenze di primo grado: per il fondatore della Lega Bossi condanna a 2 anni e 6 mesi, per Belsito a 4 anni e 10 mesi e condanne minori per altre 5 persone (tre dipendenti del partito e due imprenditori).

Il sequestro dei fondi e il ricorso 

Nella stessa sentenza, i giudici di Genova hanno disposto anche la confisca diretta di quasi 49 milioni a carico del Carroccio, perché "somma corrispondente al profitto, da tale ente percepito, dai reati per i quali vi era stata condanna”. Nel settembre 2017, la Procura di Genova ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca della somma indicata. Ma le cifre effettivamente sequestrate nell’anno successivo ammontano a poco più di 2 milioni, soldi reperiti sui conti della Lega sparsi in tutta Italia. Per poter proseguire nell’esecuzione del sequestro, bloccando anche le somme ottenute successivamente dal partito, i pm hanno inoltrato una richiesta. Quest’ultima è stata però respinta dal Tribunale del Riesame di Genova. La decisione del Riesame è stata però poi ribaltata il 12 aprile 2018, quando la Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo "l'esistenza di disponibilità monetarie della percipiente Lega Nord che si sono accresciute del profitto di reato, legittimando così la confisca diretta del relativo importo, ovunque e presso chiunque custodito e quindi anche di quello pervenuto sui conti e/o depositi in data successiva all'esecuzione del provvedimento genetico”.

Lega, intesa con la Procura: 600mila euro l?anno per saldare i 49 milioni (in 80 anni) 

La Suprema Corte ha quindi rinviato gli atti ai giudici del Riesame di Genova, chiedendo loro di pronunciarsi nuovamente ma seguendo le indicazioni della Cassazione (quindi a favore dell’estensione del sequestro). Nel frattempo, sempre a Genova, è stata aperta un'inchiesta per riciclaggio, a carico di ignoti, sui soldi in questione, o almeno su una parte. Il sospetto dei giudici è che parte dei 49 milioni siano finiti all’estero, per poi rientrare in Italia, per sfuggire al sequestro. Sui conti del Carroccio, infatti, i magistrati non sono riusciti fino ad ora a reperire somme utili a coprire la cifra totale. Nel settembre 2018, il Tribunale del Riesame di Genova ha quindi accolto il ricorso della Procura, confermando il sequestro dei fondi della Lega. Nelle loro motivazioni i giudici scrivono che "siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato […] in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti non può ora invocarsi l'estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale". Una decisione contro cui però la Lega ha fatto ricorso in Cassazione. Intanto il partito ha deciso comunque "di mettere a disposizione della procura somme di 100mila euro con cadenza bimestrale, pari a 600mila euro l'anno".

Questo fino al raggiungimento dei 49 milioni, in una sorta di pagamento a rate. Nuovamente in Cassazione, dopo il ricorso della Lega, il procedimento è stato respinto dalla Suprema Corte. Nel novembre 2018, i giudici hanno infatti confermato il sequestro dei 49 milioni, pur mantenendo l’accordo per la rateizzazione (per il quale ci vorranno quasi 80 anni per estinguere il “debito” verso lo Stato). 

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