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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Lega a metà

"Se si va avanti così sarà scissione", Salvini è segretario di metà Lega

Bossi non riesce a parlare con Salvini, che replica: "Io rispondo a tutti" Fontana tenta di mediare. "O invertiamo la rotta o non dobbiamo esistere per forza" ha detto a Today l'assessore veneto Roberto Marcato

Il travaglio della Lega al Nord non accenna a placarsi. Padova e Verona erano le città più attese. Alla fine i candidati del segretario nazionale Matteo Salvini sono riusciti a vincere i congressi provinciali della Lega. La speranza dei frondisti di spalancare la porta del Veneto all'onda verde del nord non è andata a buon fine. Tuttavia, a ben guardare, quella dei salviniani è stata una vittoria di Pirro: in primis perché la base si è "spaccata"; in secundis, a Padova, il confronto è stato talmente sproporzionato da far apparire i nordisti come gli spartani in marcia verso le Termopili. Alla fine hanno vinto i persiani in effetti. Ma di 29 voti.

Il risultato di Verona

In attesa dei congressi di città come Venezia, Vicenza e Treviso, la base leghista ha votato il proprio segretario provinciale a Verona e Padova. Nella città scaligera il confronto era fra l'europarlamentare Paolo Borchia e l'ex deputato ed ex consigliere comunale Vito Comencini. Ha vinto Borchia, sfiorando il 60% delle preferenze. Vittoria sì ma di misura. Segno che l'area "salviniana" non ha più così tanti estimatori. Comencini ha tentato di rappresentare le diverse anime interne al partito, tra cui quelle più apertamente critiche. Alla fine è stato un confronto per modo di dire visto che, sia Borchia che Comencini si possono definire "fontaniani", cioè legati al presidente della Camera Lorenzo Fontana.

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L'impresa di Padova e il rischio scissione

A Padova invece si sono affrontati due candidati diversi: un salviniano e uno di rottura. Ha vinto il primo, Nicola Pettenuzzo, sindaco di San Giorgio in Bosco, espressione del segretario regionale Alberto Stefani (commissario), che fa riferimento al senatore Andrea Ostellari e al deputato Massimo Bitonci, ex sottosegretario per l'Economia nel Conte uno. In pratica Pettenuzzo è una emanazione di Salvini. Con 419 voti ha sconfitto l'alternativo Michele Giraldo, che di voti ne ha presi 390: 29 in meno del contendente. "La gente da noi vuole soluzioni, non polemiche" ha commentato Pettenuzzo. Sarà ma da est a ovest Matteo Salvini è segretario di mezza Lega ormai. Infatti, in tutti i congressi provinciali, non c'è mai stato un candidato che vinca di netto. In ogni occasione di voto, la base è schierata su due fronti. La frattura nel partito è ormai esposta.

"Se non cambiano le cose, il partito è a rischio di scissioni e rischiamo di perdere ulteriore consenso. Così perdiamo per sempre la nostra identità: sarebbe il colpo mortale" spiega direttamente a Today Roberto Marcato, assessore regionale allo Sviluppo economico del Veneto e sostenitore di Giraldo. "A Padova abbiamo fatto un mezzo miracolo - continua Marcato - perché qui il partito ha investito tutto per vincere il congresso. Di Padova è il commissario regionale; di Padova era quello provinciale, tutti nominati da Stefani; in Veneto, Padova è la provincia con il più alto numero di eletti in Parlamento (quattro); gli unici due incarichi di Governo della Lega, (due sottosegretari), sono di Padova; il responsabile organizzativo del partito a livello regionale è Arianna Lazzarini ed è di Padova; il vice di Calderoli, Andrea Ostellari, è di Padova". Insomma la potenza di fuoco del partito era superiore a qualsiasi altra fortezza. A questo si deve aggiungere che, come aveva già denunciato Michele Mattia Rettore, la segreteria non ha più consegnato l'elenco degli iscritti al candidato frondista: "In 24 ore siamo andati di casa in casa di quelli che conoscevamo per fare campagna elettorale, in più alla fine sono spuntati cinquanta nuovi militanti di cui nessuno sapeva nemmeno l'esistenza".

Roberto Marcato

Il sospetto è che al congresso siano arrivate le truppe cammellate per ribaltare un esito altrimenti diverso. "Il risultato è stato condizionato da questo. Inoltre hanno vinto grazie all'investimento pesantissimo del partito sul loro candidato, che considero una persona per bene". Dunque la rivolta del Nord è stata stroncata sul nascere? "È già partita - assicura Marcato - con i risultati del voto alle amministrative e alle politiche, con Fratelli d'Italia che ci doppia e il Pd che ci supera. Il malessere nella Lega è devastante. Dal Veneto si alza un urlo di protesta fortissimo. Ci sono leghisti che votano Fdi perché non ne vendono la differenza. Non sto qui ad aspettare un congresso federale che arriverà chissà quando, non c'è più tempo: cerchiamo di vincere i congressi provinciali e poi quelli regionali. Poi si vedrà. O invertiamo la rotta o non dobbiamo esistere per volontà divina, esistiamo laddove abbiamo senso di esistere".

Bossi contro Salvini, Fontana mediatore

Intanto anche in Lombardia si ampia sempre più il divario fra la Lega di Salvini e il Comitato Nord di Umberto Bossi. Proprio stamattina infatti il Presidente della regione Attilio Fontana ha incontrato il Senatur, accompagnato da una rappresentanza della vecchia guardia leghista. Oltre all'eurodeputato Angelo Ciocca e Paolo Grimoldi, anche i quattro consiglieri lombardi fuoriusciti dal Carroccio Roberto Mura ,Federico Lena, Antonello Formenti e Massimiliano Bastoni.

Meno 40% di militanti: "Salvini ha fallito, ora cambiamo la Lega"

Bossi ha chiesto a Fontana di accogliere nella propria coalizione anche una lista civica di esponenti del Comitato Nord. In vista delle prossime elezioni regionali, Fontana si è detto disponibile e si è anche proposto di mediare fra lui e lo stesso Salvini. "Oggi ho raccolto la richiesta di Bossi, la trasferirò agli alleati. - ha detto il numero uno della Lombardia - Non ho altro da aggiungere nel senso che ho fatto solo da intermediario in questa occasione ma la mia é sicuramente una candidatura che unisce". Fontana ha tutto l'interesse a tenere con lui ogni formazione di centrodestra, compresa quella che fa riferimento a Bossi. C'è da capire se Salvini sarà disponibile. Dal Comitato Nord fanno sapere di essere ottimisti perché, come ha detto a Today Ciocca, "è un'opportunità per fermare l’emorragia nella Lega, se poi qualcuno non la vuole usare, l'accanimento terapeutico non è mai la soluzione". Insomma se Salvini ci sta, bene, altrimenti ci perde lui.

Il Comitato nord all'incontro con Attilio Fontana

Insomma, il progetto "fallito" di Salvini di candidarsi con una Lega nazionale, i disastri alle elezioni comunali e politiche, le scissioni in quasi tutti i congressi cittadini nel Nord, la nuova corrente di Bossi. Tutto contribuisce a far scattare l'allarme rosso nella Lega. La fronda nordista non vuole la scissione, vorrebbe solo che Salvini tornasse su alcuni suoi passi, mettesse da parte il progetto del partito romanocentrico e rilanciasse la Lega come partito degli interessi del Settentrione. Lo hanno già accusato di fare orecchie da mercante ma Salvini non sembra intenzionato a cambiare atteggiamento: "Non ho tempo di seguire polemiche territoriali. Io sto lavorando per la Lombardia e per l'Italia intera" ha detto oggi con riferimento alla questione interna. Salvini guarda altrove visto che, a dire di Bossi, Salvini non risponde nemmeno più al telefono. "Io rispondo a tutti" ha replicato lapidario il ministro leghista. Ma il Senatur non molla e vuole un confronto col Capitano. Al momento è tutto nelle mani di Attilio Fontana: l'unica speranza di tornare a far comunicare due uomini, due visioni politiche, due generazioni, per far sì che almeno di Lega, ne resti una sola.

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