Sabato, 8 Maggio 2021

Il piano di Salvini per il vaccino Sputnik in Italia: "Facciamo come l'Austria e San Marino"

Il leader della Lega vuole usareil vaccino russo senza aspettare l'Europa. La sua idea prevede una collaborazione con il Titano. Ma perché tanti russi diffidano del siero, visto che anche Putin non si è vaccinato?

"Se gli austriaci guardano altrove e guardano a Israele fanno bene, se San Marino guarda alla Russia fa bene. Dovremmo fare altrettanto": anche Matteo Salvini ha un piano per i vaccini e si sta già mettendo al lavoro per attuarlo:  "Domani (oggi, ndr) - ha detto ieri uscendo dal tribunale di Cagliari - incontro un ministro di San Marino". E ancora: "Dobbiamo anche produrli noi i vaccini, in Italia". Ma cosa c'è di così importante a San Marino tanto da smuovere il leader della Lega? La parola chiave è Sputnik-5, ovvero il vaccino russo. E il nemico è sempre lo stesso: l'Europa. 

Il piano di Salvini per i vaccini ("Facciamo come l'Austria e San Marino")

Nella Repubblica del Titano infatti il 25 febbraio sono arrivate le prime 7500 dosi di Sputnik dalla Russia e nei giorni scorsi anche 1170 dosi di siero Pfizer. E molti italiani hanno tentato di mettersi in fila per ricevere la somministrazioni. Ricevendo un diniego, a parte i frontalieri che lavorano negli ospedali e rientrano nelle categorie a rischio. San Marino ha stipulato un protocollo con l'istituto russo Nikolai Gamaleya per ottenere Sputnik-5 dopo che è fallito quello con il governo italiano. Nel frattempo però sono scesi in campo due pesi massimi. Ovvero, Salvini ("Sarebbe un bellissimo segnale. Ho parlato direttamente con il ministro della Salute di San Marino, Roberto Ciavatta, e ho già scritto ai ministri Di Maio e Speranza per sollecitare una risposta all’offerta di aiuto, che mi auguro positiva") e Silvio Berlusconi, che nutre un’amicizia solidissima con Putin: "Secondo gli esperti - ha detto ieri parlando con quelli di Forza Italia al governo - funziona benissimo. Ma è in attesa dell’approvazione da parte delle autorità europee".

E soprattutto è arrivata l'Austria il cancelliere Sebastian Kurz ha annunciato una ''svolta sovranista'' per non fare più affidamento sull'Unione europea per la strategia vaccinale nel suo Paese. Il fronte sovranista si è subito allargato ad altri membri di questa particolare alleanze: Danimarca, Norvegia, Grecia e Repubblica ceca, a cui si aggiungono Israele, Singapore, Australia e Nuova Zelanda. Il piano prevede la produzione del vaccino insieme ad Israele, come spiegato dallo stesso Kurz: ''Verranno prodotte dosi di seconda generazione per ulteriori mutazioni del coronavirus e lavoreranno insieme alla ricerca di opzioni di trattamento. Come sottolineato dal cancelliere austriaco, nonostante il passaggio tramite l'Ue fosse giusto, l'Ema si è rivelata troppo lenta: ''Dobbiamo quindi prepararci a ulteriori mutazioni e non fare più solo affidamento sull’Ue per produrre vaccini di seconda generazione".

In questa ottica si è innestata l'azione del Capitano, che va verso due direttive. La prima è la produzione in Italia: "Domani Giorgetti incontrerà nuovamente Farmindustria per lavorare a una produzione nazionale . Coi vaccini purtroppo andremo avanti un po' di anni se li produciamo in casa nostra evitiamo di dipendere dai ritardi o dai ricatti altrui". L'idea è condivisa da Mario Draghi e fa parte del piano per la sovranità vaccinale, ma rischia di non funzionare visto che nel frattempo la produzione di vaccini a livello mondiale sarà a regime e ci sarà anche una maggiore offerta sul mercato: il rischio concreto è che si arrivi a ottenere il primo vaccino italiano quando il mondo sarà pieno degli altri. Ovvero non adesso che ce ne sarebbe bisogno ma quando sarebbe del tutto inutile. E questo perché attualmente mancano i bioreattori. Cosa sono a Today.it lo ha spiegato Gabriele Costantino, direttore del Dipartimento di Food and Drugs e Professore Ordinario di Chimica Farmaceutica all’Università di Parma: “Sono apparati industriali su cui far crescere microorganismi o cellule in condizioni di sterilità e controllando i parametri di reazione”. E perché ci vuole così tanto per attivarli? “Innanzitutto bisogna vedere chi ce li ha. Poi bisogna aver le licenze di produzione in conto terzi, poi bisogna aver l'accreditamento EMA per la produzione di medicinali. Non è mica un gioco. E 4-5 mesi è un tempo brevissimo, invece”.

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Come Salvini vuole vaccinare gli italiani con Sputnik 

Il secondo punto del piano è l'utilizzo di Sputnik. Salvini chiede al governo Draghi di prendere esempio e di non aspettare l’autorizzazione dell’Ema (l’Agenzia europea dei medicinali) per la somministrazione in Italia. Ma c'è un problema, spiega oggi La Stampa: per inciso, a Palazzo Chigi e al ministero della Salute non c’è alcuna intenzione di scavalcare le normali procedure autorizzative e utilizzare vaccini non ancora validati dagli scienziati europei e italiani. E la precisazione è necessaria perché, racconta il Corriere della Sera, in realtà l'Italia potrebbe autorizzare attraverso l'Aifa il vaccino Sputnik se la Russia presentasse domanda, esattamente come è successo per gli anticorpi monoclonali. Non ci vorrebbe poi molto, visto che la procedura di emergenza ha tempi molto più stretti: giorni, non settimane. Una volta ricevuta, i russi potrebbero impegnare gran parte della loro forza produttiva per gli ordini dall'Italia anche per una questione di immagine, anche se hanno già richieste per un miliardo di dosi nel 2021. Altrimenti bisognerà attendere l'autorizzazione dell'Ema, che è stata avviata il 15 febbraio:

La prima lettera dei russi risale almeno al 25 gennaio, poi il Fondo avrebbe mandato la richiesta a un ente europeo sbagliato. Complessivamente si sono persi almeno 20 giorni, in buona parte a causa diripicche burocratiche tra MoscaeBruxelles (anche se l’Ema ha sede ad Amsterdam). Ora sono stati nominati gli esperti che dovranno dire all’Ema se passare alla fase di controlli veri e propri per la registrazione.

Ma è una buona idea scavalcare l'Ema per il vaccino russo Sputnik? Secondo Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv) la via da perseguire è quella della pazienza: ''Dico no alle corse in avanti sul vaccino russo contro Covid-19.Ancora una volta sono tradizionalista. Bisogna aspettare l'Ema, è meglio rispettare l'iter previsto". Per il docente ordinario di Microbiologia e microbiologia clinica all'università degli Studi di Brescia e direttore del Laboratorio di Microbiologia dell'Asst Spedali Civili, intervistato dall'AdnKronos Salute, superare l'Ema sarebbe contro ogni regola: ''Se ci sono le agenzie regolatorie, alle quali spetta dire se un vaccino è sicuro ed efficace, noi dobbiamo dare loro la possibilità di valutare i dossier delle aziende. Siccome pare che per i vaccini russo e cinese non siano state ancora presentate le richieste di via libera all'Ema o alla Fda americana, ritengo che non possano essere utilizzati previa una loro valutazione".

Sputnik: come funziona il vaccino russo

Ma come funziona il vaccino russo Sputnik? Il siero inventato dal biologo Alexander Ginzburg del Gamaleia Institute di Mosca somiglia al vaccino di AstraZeneca, ma usa due adenovirus che trasportano la proteina Spike. Il meccanismo è tipico dei vaccini vettoriali: indurre la protezione di Spike nelle cellule dell’ospite per stimolare la risposta immunitaria. Viene prodotto con formulazione congelata (-18 gradi) e liofilizzata (2-8 gradi) e ha un'efficacia del 91,6% contro le forme sintomatiche di Covid-19. Prevede due dosi (la seconda va iniettata a distanza di 21 giorni) e ha un prezzo base sul mercato internazionale di 10 dollari. Alcuni dati parziali di sperimentazione suggeriscono una protezione molto buona. Ma Marco Cavaleri, presidente della task force sui vaccini dell’Ema, ha avvertito: "Sputnik ha inviato dei dati con un’interazione positiva, ma non ancora un dossier completo".  

Il Messaggero ricorda che lo Sputnik V è stato il primo vaccino anti-Covid certificato nel mondo, lo scorso agosto, mesi prima degli americani Pzifer e Moderna e del britannico AstraZeneca. E prima della conclusione dell'ultima fase di sperimentazione. Il via libera a tempo di record da parte delle autorità russe ha alimentato i dubbi di un'iniziativa propagandistica di Mosca, non fondata su evidenze scientifiche, per accrescere la propria influenza nel mondo attraverso la diplomazia dei vaccinì, che ha portato lo Sputnik in quasi 40 Paesi (per oltre un miliardi di abitanti). Ma c'è un problema: in Russia un sondaggio di una settimana fa dice che il 62 per cento degli interpellati non vuole il vaccino. Persino Vladimir Putin non si è ancora vaccinato. Su 110 milioni di adulti in Russia lo hanno ricevuto solo 4 milioni. 

E in Italia anche l'Emilia-Romagna tifa per l'ok al vaccino russo Sputnik: "Io mi attengo alla decisione degli organismi preposti. Ma non vedrei l'ora - afferma l'assessore regionale alla Sanita', Raffaele Donini- che vi fosse da organismi preposti (Ema ed Aifa, ndr) una validazione di efficacia e non pericolosità di altri vaccini e che lo stato italiano li acquistasse. Non abbiamo nessun tipo di remora". Rispondendo ai consiglieri in commissione, Donini ha difeso quanto fatto dalla Regione sulle vaccinazioni anti-Covid. "Nella miseria dei vaccini a disposizione siamo quelli che vaccinano di piu'", rivendica l'assessore: un vaccinato su 10 a livello nazionale viene dall'Emilia-Romagna. Inoltre, dice Donini rispondendo alla leghista Valentina Stragliati, "a me non risulta che gli insegnanti fatichino a prenotare. Che i medici di medicina generale non sappiano dare risposte non è accettabile e quelli che si rifiutano verranno indicati per provvedimenti disciplinari". I medici di base, ricorda infatti Donini, "non possono, devono vaccinare, in base ad un accordo nazionale. È obbligatorio, in ragione del piano vaccinale. Per quanto ci riguarda questa settimana utilizzeranno gran parte delle dosi a disposizione per il personale scolastico".

L'Italia può avere il vaccino Sputnik senza l'approvazione dell'Ema?

Intanto però due aziende italiane potrebbero produrre nel nostro Paese il vaccino russo Sputnik V e una terza nel Canton Ticino, trattative sono in corso con il Fondo sovrano russo (Rdif), ma bisogna accelerare se si vuole avviare al più presto la produzione ed aumentare la copertura vaccinale in Italia. A mediare tra l'Rdif e le tre aziende è la Camera di Commercio italo-russa, presieduta da Vincenzo Trani, che, in un'intervista all'Adnkronos, esorta ''la politica a farsi da parte, a non farsi guidare da considerazioni geopolitiche, ma a considerare qual è la priorità, vale a dire la salute pubblica nazionale: se possiamo importare gas e petrolio dalla Russia perché non il vaccino?". ''Abbiamo avviato dei rapporti tra l'Rdif e due società italiane di cui non posso dire il nome e questi colloqui sono iniziati un mese fa - rivela Trani, che già a novembre ha ricevuto la dose di Sputnik, grazie alla quale ''posso viaggiare e muovermi senza paura'' - e la scorsa settimana abbiamo presentato un terzo produttore che si trova nel Canton Ticino, ma è di origine italiana''. 

Di queste tre aziende, spiega il presidente della Camera di Commercio italo-russa, ''una ha già le infrastrutture, ma produrrà un vaccino concorrente, e questo potrebbe essere un problema, perché il Fondo sovrano russo chiede che produca esclusivamente lo Sputnik V, l'altra non ha ancora le attrezzature e potrebbe cominciare a produrre non prima dei prossimi sei mesi, mentre quella in Canton Ticino sarebbe già pronta''. Ma perché queste aziende dovrebbero produrre il vaccino russo piuttosto che quello di Pfizer, Moderna o gli altri? ''Semplicemente perché Sputnik sarebbe disposto a cedere il brevetto per la produzione - sostiene Trani - e questa è una differenza importante rispetto agli altri vaccini, che al momento non mi pare abbiano detto di voler produrre i sieri nel nostro Paese''. E ancora, rispetto alle obiezioni 'politiche' sul vaccino russo, il presidente della Camera di Commercio si chiede quale sia il problema: ''Se importiamo dalla Russia petrolio e gas, perché non possiamo importare lo Sputnik?''. L'Ema dice che non ha avuto accesso ai siti produttivi? ''Non mi pare che l'Agenzia europea per il farmaco abbia avuto accesso a quelli di Pfizer e Moderna'', incalza Trani, che si dice ''molto preoccupato per la lentezza della campagna vaccinale'' nel nostro Paese.

''Il vantaggio è che la Russia - sottolinea Trani - non cerca solo chi compra il vaccino, cerca anche chi lo può produrre e per questo sono disponibili a investire capitali con il loro Fondo sovrano per aumentare in questo caso le capabilities delle aziende italiane''. Secondo il presidente della Camera di Commercio, ''viene così fuori una logica interessante, non solo di aiuto alle imprese italiane per produrre il nuovo prodotto che in Italia non c'è, ma è addirittura previsto un finanziamento in conto capitale. In sostanza, non dipendiamo solo da Pfizer, Moderna e gli altri, ma sviluppiamo anche una piattaforma produttiva in settore che ne ha molto bisogno, dal momento che negli ultimi anni la produzione dei vaccini aveva subito una discesa ripida, diventando abbastanza marginale''. 

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