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Giovedì, 23 Maggio 2024
Il caso

Santanchè: "Le spiagge libere? Di notte ci va la qualunque, posti non degni di noi umani"

Dopo le polemiche innescate dal suo intervento all'assemblea di Confesercenti, la ministra del Turismo ha chiarito che non intende privatizzare le spiagge libere, ma solo "attrezzarle" per renderli fruibili a "chi ha di meno"

"Nelle spiagge libere, se non ce ne occupiamo, di notte ci va la qualunque e la mattina dopo andate a vedere cosa ci trovate. Vi sembra giusto che chi ha meno deve andare in posti non degni di noi umani". Lo ha detto la ministra del Turismo Daniela Santanchè, a margine della festa per i 10 anni di Fratelli d'Italia, ritornando sulla polemica innescata dalle parole della stessa ministra proprio a proposito delle spiagge libere.

In un intervento all'Assemblea di Confesercenti, Santanchè aveva infatti spiegato che prima di occuparsi del rinnovo delle concessioni sarebbe "meglio assegnare prima le spiagge che non sono assegnate: ci sono spiagge libere meravigliose - aveva aggiunto - dove ci sono rifiuti e tossicodipendenti, nessuno pensa a tenerle in ordine, forse potremmo cominciare da lì. Naturalmente devono essere fruibili per tutti".

Santanchè ha poi chiarito il senso delle sue parole al Tg2. "Non ho detto che le spiagge libere vanno privatizzate, ho detto che vanno attrezzate. Le spiagge - ha sottolineato il ministro - devono essere per tutti. Ma se nessuno se ne occupa di notte sappiamo quello che succede nelle spiagge libere. Basta vedere i rifiuti. Dobbiamo attrezzarle. Diamo a chi ha meno possibilità una spiaggia pulita e controllata". Secondo Santanchè dunque le spiagge libere sono spesso così sporche da essere posti "non degni di non umani". Al momento però non è chiaro in cosa consista il proposito di "attrezzare" le spiagge. 

A che punto è la riforma delle concessioni balneari

Quanto alle concessioni balenari, sempre nel suo intervento all'assemblea di Confesercenti Santanchè ha detto "che prima di otto mesi, un anno non saremo in grado di fare le gare". La riforma che prevede la liberalizzazione degli stabilimenti balneari è attesa da anni. Sul tema l'Italia non è in regola con le leggi europee. La Commissione Europea ha più volte minacciato una procedura di infrazione perché lo Stato italiano non applica una direttiva approvata nel 2006 - la direttiva Bolkestein - secondo cui la gestione dei beni pubblici va assegnata con una procedura di gara. In Italia, al contrario, le spiagge - beni pubblici che appartengono al demanio dello Stato - vengono assegnate tramite concessioni decennali molto vantaggiose per gli stabilimenti e poco redditizie per lo Stato.

La riforma delle concessioni balneari in Italia: la direttiva Bolkestein non viene applicata. Cosa dice la Santanchè
La mappa delle spiagge con la percentuale più alta di concessioni balneari (Fonte: Legambiente, Rapporto spiagge 2022)

Secondo gli ultimi dati della Corte dei Conti, nel 2020 lo Stato ha incassato 92,5 milioni di euro da 12.166 concessioni "ad uso turistico" a fronte di un giro d’affari quantificato in circa 15 miliardi di euro - ma è difficile fare stime esatte -. Dal 2021 è stato deciso che l’importo annuo del canone non può essere inferiore a 2.500 euro. Con l'adeguamento Istat dal 2022 il minimo è salito a 2.698,75 euro. 

A febbraio 2022 il governo Draghi ha approvato un disegno di legge chiedendo al Parlamento una delega per riformare il sistema delle concessioni balneari con una serie di decreti attuativi, prevedendo uno slittamento fino al 31 dicembre 2024 in presenza di "ragioni oggettive" che impediscano lo svolgimento della gare. Il problema è che il governo Meloni e i suoi esponenti hanno storicamente avuto posizioni avverse nei confronti dell'attuazione della direttiva Bolkestein, tutelando i balneari. La sensazione è che si voglia guadagnare tempo, a oltranza.

Eppure, lo stesso Flavio Briatore, socio di Santanchè, aveva detto che "gli affitti delle concessioni balneari andrebbero rivisti tutti. E almeno triplicati. Parlo anche per me: per il Twiga, di concessione, dovrei pagare circa 100mila euro". Secondo quanto dichiarato da Briatore il canone annuo pagato per il Twiga è invece di 17.600 euro.

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