Sardine, la "nuova fase" (un po' confusa) dopo l'invasione di Roma

Cosa succede alle sardine da piazza San Giovanni in poi? Mattia Santori, uno dei leader e principale volto del movimento anti populista: "Senza arrivare alla struttura, a un programma di partito o a chissà quali contenuti, cerchiamo di andare avanti. Vedremo Conte dopo le regionali"

Manifestazione delle sardine a Roma in piazza San Giovanni. Foto Ansa

Le sardine sono sbarcate a Roma, in piazza San Giovanni. Piazza piena (qui le immagini). Una sorta di raduno nazionale, un banco di prova importante per il "movimento-non partito" anti populista nato contro "questo modo di fare politica che fonda il proprio messaggio sull'odio verso il prossimo". Migliaia di attivisti sono arrivati in piazza da tutta Italia, muniti di adesivi, cartoncini e cappelli a forma di sardina. "E' un nuovo '68", ha detto un anziano signore che reggeva un cartello con la scritta 'Siamo stufi della politica urlata di bassa Lega'.

Proprio la Lega di Matteo Salvini lo scorso 19 ottobre aveva riempito la piazza simbolo della sinistra italiana, in una manifestazione unitaria del centrodestra. Alla manifestazione non era presente CasaPound che nei giorni scorsi aveva annunciato la possibilità di partecipare all'evento. Il leader del movimento di estrema destra, Simone Di Stefano, ha pubblicato una foto su Twitter in cui appare con un cartoccio di sardine fritte in mano. "Mica ci avete creduto?, ha scritto. "Non abbiamo mai creduto a una partecipazione di CasaPound, volevano solo rubarci consenso, la loro era solo una ricerca di visibilità", ha detto il leader delle sardine Mattia Santori. Gli "Stati generali" delle sardine rappresentano la prima prova nel cuore politico del Paese anche per lui, uno dei quattro creatori trentenni del movimento, ma finora vero leader con le sue numerose apparizioni televisive.

In piazza anche Nichi Vendola, ex leader di Sel. Tra i presenti anche il ricercatore universitario e filosofo Paolo Flores d'Arcais, in passato uno degli animatori dei 'girotondi'.

Sardine a Roma in piazza San Giovanni: la manifestazione in diretta

"Roma non si Lega" è il coro scandito dai simpatizzanti delle sardine che si sono riuniti davanti al palco della manifestazione. "Ci siamo riappropriati di piazza San Giovanni", dice al microfono uno degli organizzatori. Carla Nespolo, presidente dell'Anpi, ha preso la parola per portare il suo "solidale saluto" alla piazza. "Speranza è la parola che ci unisce. Lotta e speranza, futuro e presente da migliorare. E' venuta da voi una grande ventata di speranza e impegno democratico. Odio gli indifferenti, e io lo voglio dire forte: l'Anpi è con voi, i partigiani e le partigiane sono con voi".

Tanti i giovani in piazza. "Questo movimento ci piace per la diversità dalla politica attuale fatta di propaganda e fake news, serve invece una politica concreta e basata su numeri e fatti reali", dice Giovanni, 23 anni, da Reggio Emilia. "Siamo stati alle manifestazioni di Bologna e di Reggio Emilia e oggi siamo qui a Roma per un’idea di un mondo più giusto e concreto dove si utilizzi la testa e non la pancia degli elettori", aggiunge Giancarlo, anche lui arrivato da Reggio Emilia.

"Viviamo sulla Terra come fosse un Oceano. Vedremo vasti orizzonti, non confini. Ascolteremo il vento, non insulti. Sentiremo ciò che vogliamo... ma non la paura. Non ciò che vogliono che noi sentiamo. Benvenuti in mare aperto", si legge sulla pagina Facebook ufficiale del movimento 6000 Sardine. Contemporaneamente alla maxi manifestazione capitolina si sono svolti flash mob in nove città italiane e 24 città straniere, tra cui Parigi, Berlino, Londra, Bruxelles e New York.

"Credo che a questo punto sia d'obbligo una canzone", dice uno degli organizzatori delle Sardine dal palco, prima che le note di 'Bella Ciao', intonate dai simpatizzanti, risuonino nella piazza della manifestanti, seguite dal coro "ora e sempre resistenza". Dopo 'Bella Ciao' è il turno dell'Inno di Mameli. "Basta razzismo", cantano alcuni ragazzi africani che si presentano come le "sardine nere". "Basta razzismo" e "via i decreti sicurezza". Dal palco della manifestazione una ragazza musulmana, col capo avvolto dall'hijab, facendo il verso al video-tormentone della leader di Fdi: "A Salvini e Meloni non piacerà la mia presenza... perché sono una donna, sono musulmana e sono figlia di palestinesi. Non vi permetteremo di aprire le pagine nere del passato, questo è uno Stato di diritto".

sardine san giovanni roma2-3

"Siamo i partigiani del 2020, dobbiamo resistere. Non possiamo farci portare via la nostra Costituzione e la nostra Europa, che deve mettere al centro l'uomo", ha detto l'eurodeputato del Pd, Pietro Bartolo, ex medico dei migranti a Lampedusa, che ha fatto un intervento incentrato in gran parte sui diritti dei migranti e sulla richiesta di cancellare i decreti sicurezza, definiti "leggi vergognose che non ci sono in nessun'altra parte del mondo".

Servizio video di Veronica Altimari/RomaToday

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"L'ondata di civiltà, pacifismo e umanità che sta attraversando tutta Italia non poteva che arrivare a Roma. Una città basata sulla cultura, l'arte, la solidarietà e il senso di comunità. Tutto questo è messo in pericolo da chi vuole descriverci come un popolo impaurito, da chi costruisce il proprio consenso sfruttando una retorica aggressiva e provocatoria", hanno scritto le sardine lanciando la manifestazione di Roma. Un raduno in uno dei luoghi simbolo della Città Eterna e non solo "per reagire a questo modo di fare politica, una retorica vuota e senza empatia, che alimenta la divisione e fonda il proprio messaggio sull'odio verso il prossimo. Noi – scrivono gli organizzatori - saremo sempre contrari all’isolamento di una nazione nei confronti dell’uomo, saremo sempre inclusivi e pronti ad accogliere".

Sardine, e ora che succede? "Con Roma si apre una nuova fase"

Ma cosa succede alle sardine da piazza San Giovanni in poi, ha chiesto Diego Bianchi a Mattia Santori, tra gli ideatori del movimento. "Si apre una nuova fase - dice il 32enne bolognese ospite di 'Propaganda Live' su La7 -. La prima fase era 'quanti siamo? C'è un po' di energia su cui lavorare?' E la risposta è stata sì". "Domani (oggi ndr) vedremo se si chiude in bellezza - sottolinea -. Dal giorno dopo si apre una nuova fase e cioè 'come continuiamo a valorizzare queste energie?' Senza arrivare alla struttura, a un programma di partito o a chissà quali contenuti ma cerchiamo di andare avanti cercando di portare queste energie anche dove non sono arrivate. L'idea è di andare nei territori più fragili, in provincia, nell'Appennino e soprattutto tornare nelle nostre regioni". "Dopo il 27 gennaio - ha concluso - si aprirà fisiologicamente una terza fase. Ci guarderemo indietro per capire se il laboratorio nazionale Emilia Romagna e Calabria ha funzionato, come e cosa ha funzionato, cosa si può tenere di tutto questo e se si può costruire un futuro".

E oggi Mattia Santori, principale volto delle sardine, al suo arrivo in piazza ha spiegato che in agenda ci sarà anche un incontro con Giuseppe Conte: "Siamo disposti ad incontrarlo ma è ancora presto... Questa è la fase 3, in cui chiuso il capitolo regionali saremo pronti per sederci al tavolo. Da febbraio inizieremo a ragionare sui temi".

"Chi ragiona non abbocca. Abbiamo dimostrato che esistono ancora persone che sanno distinguere la politica dal marketing. Obiettivo raggiunto: la piazza è piena", ha detto il "capo sardina" Mattia Santori dal palco di Piazza San Giovanni a Roma. Poi ha parlato dei numeri raggiunti: "Siamo un’onda che non si ferma, dalla Sicilia al Piemonte. Esattamente un mese fa la piazza di Bologna lanciava un segnale che era anche un grido di speranza, quando la bestia del populismo fa campagna sul tuo territorio hai due scelte: stringerti o perderti. La piazza di Bologna ha scelto di stringersi e dire: qui non si passa. Abbiamo vinto 113 piazze a zero. Il segnale si è amplificato e ha assunto diverse forme".

Sardine a Roma, i sei "punti programmatici"

Il leade del movimento nato in Emilia Romagna ha elencato le richieste delle sardine in sei "punti programmatici": "1. Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzioni a lavorare. 2. Che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente nei canali istituzionali. 3. Pretendiamo trasparenza dell’uso che la politica fa dei social network. 4. Pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca tutto questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti. 5. Che la violenza venga esclusa dai toni della politica in ogni sua forma. La violenza verbale venga equiparata a quella fisica. 6. Ripensare il decreto sicurezza".



Le sardine si presentano: le interviste

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