Venerdì, 30 Luglio 2021
Politica

Che cosa ne sarà del movimento delle Sardine

Una lettera aperta dei fondatori delle Sardine fa il punto della situazione. Quale futuro per il movimento? Di loro si parlerà ancora molto, per un motivo tanto semplice quanto fondante di ogni democrazia: portano in piazza tanta gente. Ma i rischi sono dietro l'angolo

Manifestazione delle Sardine a Milano - foto ANSA/ NICOLA MARFISI

La lettera aperta dei fondatori del movimento delle Sardine è l'argomento centrale oggi nel dibattito politico. "Diventare partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere. Torneremo liberi nelle piazze" assicurano i fondatori.

I loro volti e i loro nomi ormai sono familiari a tanti italiani: tra piazze, programmi tv, social e giornali nelle ultime settimane hanno saputo far parlare di loro. I quattro giovani (fino a che età si è considerati giovani oggi in Italia?) fondatori del movimento delle Sardine, Mattia Santori, Giulia Trappoloni, Roberto Morotti e Andrea Garreffa, scrivono una lettera a Repubblica per ripercorrere le tappe della sua nascita.

Intanto, si torna a parlare del futuro del movimento: come potrà ritagliarsi un ruolo stabile nell'agone politico?

La lettera aperta dei fondatori delle Sardine

"Il processo che abbiamo contribuito a creare sarà lungo ma intanto è iniziato - scrivono -. E per quanto possiamo essere qualcuno all'interno delle piazze, dei nostri collettivi e dei nostri circoli, non siamo nessuno all'interno di questo processo. Le sardine non esistono, non sono mai esistite. Sono state solo un pretesto. Potevano essere storioni, salmoni o stambecchi. La verità è che la pentola era pronta per scoppiare. Poteva farlo e lasciare tutti scottati. Per fortuna le sardine le hanno permesso semplicemente di fischiare. Non è stato grazie a noi, né tantomeno a chi ha organizzato le piazze dopo di noi. È stato grazie a un bisogno condiviso di tornare a sentirsi liberi. Liberi di esprimere pacificamente un pensiero e di farlo con il corpo, contro ogni tentativo di manipolazione imposto dai tunnel solipsistici dei social media. La condivisione dello stesso male ci ha resi alleati coesi, ha unito il fronte. Le proteste sono frequenti come stelle cadenti, le rivolte sono rare come le eclissi".

Sardine: "L'Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica"

"L'Italia è nel mezzo di una rivolta popolare pacifica che non ha precedenti negli ultimi decenni - prosegue la lettera -. Chi cercherà di osteggiarla sentirà solo più acuto il fischio, chi tenterà di cavalcarla rimarrà deluso. La forma stessa di un partito sarebbe un oltraggio a ciò che è stato e che potrebbe essere. E non perché i partiti siano sbagliati, ma perché veniamo da una pentola e non è lì che vogliamo tornare. Chiedere che cornice dare a una rivolta è come mettere confini al mare. Puoi farlo, ma risulterai ridicolo. Noi ci chiediamo ogni giorno come fare, e ci sentiamo ridicoli, inadatti e impreparati... ma finalmente liberi".

"L'unica certezza che abbiamo - conclude la lettera - è che siamo stati sdraiati per troppo tempo. E che ora abbiamo bisogno di nuotare".

Che cosa ne sarà delle Sardine: un partito nel futuro?

Il mondo politico guarda con attenzione a un fenomeno in grado di portare in piazza decine di migliaia di persone. "Cosa ci stanno dicendo le Sardine? Che vogliono una politica decente, competente, che vogliono difendere la Costituzione e l'antifascismo" sostiene Pierluigi Bersani, l'ex segretario del Pd oggi deputato di Leu. Secondo Laura Castelli, viceministro M5s, "andare in piazza così è sempre un grande evento di democrazia. Non ho paura delle manifestazioni intellettuali. Non conosco le Sardine e non le giudico, ma quando si pongono temi sono sempre felice".

Delle sardine si parlerà ancora tanto, per un motivo tanto semplice quanto fondante di ogni democrazia: portano in piazza tanta gente. Come nessun partito riesce più a fare a sinistra.

Gli italiani sono scettici rispetto alla possibilità che il movimento delle Sardine possa sfociare in un progetto politico strutturato secondo un recente sondaggio di Nando Pagnoncelli: "Le Sardine sono seguite con molta attenzione dall'opinione pubblica. Ma abbiamo chiesto quale sarà il futuro di questo movimento e solo il 12% ritiene che dovrebbero strutturarsi e creare una nuova forza politica -spiega Pagnoncelli-. Il 49% ritiene che dovrebbero definire proposte politiche su alcuni temi chiedendo ai partiti di inserirle nei loro programmi. E' come se fosse un movimento che sollecita una riflessione su alcuni temi e su un nuovo linguaggio della politica".

Mattia Santori, sardina leader, a chi gli domandava se loro ascoltassero la voce di esponenti del Pd, ha risposto: "Non ci chiama Zingaretti, ci chiamano altri che ci dicono: ma perché non sentite Zingaretti?". Poi chiosa: "Non è ancora tempo. Noi dobbiamo trovare un dialogo con la politica, ma non siamo ancora pronti né a trovare i punti del dialogo né un interlocutore politico". L'assemblea nazionale arrivata all'indomani del raduno delle Sardine nella Capitale che, secondo gli organizzatori, ha portato centomila persone a manifestare a Piazza San Giovanni ha ribadito che non è in agenda la fondazione di nessun partito.

Le sardine, per ora, continueranno a nuotare in mare aperto. Un rischio c'è, sarebbe sbagliato non indicarlo chiaramente. Nell'Italia della Seconda Repubblica, quella post 1994, non sono mancati i movimenti spontanei, di piazza, (i Girotondi, il Popolo viola) che si sono arenati per l'incapacità di trovare alloggio in un ambito prettamente politico. 

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