rotate-mobile
Mercoledì, 12 Giugno 2024
Prima udienza

Chiamò Meloni "bastarda", Saviano a processo: "Davanti ai morti non potevo stare zitto"

Lo scrittore è accusato di diffamazione contro l'attuale premier per una frase pronunciata durante una puntata della trasmissione Piazzapulita sui migranti

Ha avuto inizio oggi a Roma il processo nei confronti dello scrittore Roberto Saviano, accusato di diffamazione dall'attuale premier Giorgia Meloni, che nel dicembre del 2020, durante una puntata del programma Piazzapulita sul tema dei migranti si era riferito alla leader di Fratelli d'Italia chiamandola ‘bastarda'. L’indagine era stata avviata dopo una querela presentata da Meloni e nel novembre dello scorso anno il gup di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per lo scrittore. Mentre Matteo Salvini ha presentato istanza per essere parte civile nel processo, l’avvocato Luca Libra, legale del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha paventato l'ipotesi di ritirare le accuse: "La querela nasce dal livore utilizzato. Io ho insegnato a mio figlio che la parola ‘bastardo’ è un’offesa. Valuteremo comunque se ritirare la querela".

Saviano: "Dinanzi a morti e annegamenti non potevo stare zitto"

Al termine dell'udienza, Saviano ha commentato le accuse nei suoi confronti: "Mi ritrovo oggi qui e ritengo singolare che uno scrittore sia processato per le parole che spende, per quanto dure esse siano, mentre individui inermi continuano a subire atroci violenze e continue menzogne. L'opportunità, in questo processo, non è per me, ma perché ho fiducia che si possa finalmente esorcizzare la più subdola delle paure e cioè che avere un'opinione contraria alla maggioranza significhi avere un'opinione non legittima, e che quindi avere un problema con la maggioranza di questo Governo significhi avere un problema con la giustizia - ha proseguito Saviano - lo sono uno scrittore: il mio strumento è la parola. L'accusa è quella di aver ecceduto il contenimento, il perimetro lecito, la linea sottilissima che demarca l'invettiva possibile da quella che qui viene chiamata diffamazione. Sono uno scrittore e quindi, avendo ottenuto la libertà di parola prima di qualsiasi altra, sono deciso a presidiarla. E lo farò non sottraendomi, non proteggendomi dietro una dialettica comoda, sicura, approvata e già per questo innocua".

"Dinanzi ai morti, agli annegamenti, all'indifferenza, alla speculazione, soltanto poco più del 10% dei migranti vengono salvati dalle Ong, e tanto basta per aver generato un odio smisurato verso di loro e verso i naufraghi stessi, dinanzi a quella madre che ha perso il bambino, io non potevo stare zitto. Non potevo accettarlo - ha sottolineato Saviano - E sento di aver speso parole perfino troppo prudenti, di aver gridato indignazione perfino con parsimonia". In un passaggio della dichiarazione, Saviano ha evidenziato come "si attaccano le Ong perché non si vogliono testimoni che raccontino questo scempio. Dinanzi a tutto questo, non c'è la volontà genuina di ragionare sulle quote di migranti da accogliere, sulla gestione dell'accoglienza, sugli investimenti. Quello che mi sento di promettere a chi difende le mie parole e a chi le accusa chiedendo che io sia punito per averle pronunciate – ha concluso Saviano - è che non smetterò mai di stigmatizzare, di analizzare, di usare tutti i mezzi che la parola e la democrazia mi concedono per smentire questo scempio quotidiano". L'udienza è stata rinviata al prossimo 12 dicembre.

Nella lista testi anche il ministro Piantedosi

C’è anche l’attuale ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella lista testi depositata dalla difesa dello scrittore Roberto Saviano, imputato per diffamazione nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Piantedosi dovrebbe riferire, secondo la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Antonio Nobile, "nella sua qualità di capo di gabinetto pro tempore del ministro dell’Interno sulle iniziative volte a verificare il regime di protezione al quale l’imputato è sottoposto dal 2006. Il teste potrà anche riferire in ordine agli eventi che portavano Matteo Salvini, nella qualità di ministro dell’Interno pro tempore a porre in essere la condotta di sequestro di persona in relazione alla quale è ancora imputato".

Nella lista testi compaiono fra gli altri lo stesso Salvini, il senatore Maurizio Gasparri, Oscar Camps il fondatore e presidente dell’Ong Open Arms, proprietaria dell’imbarcazione protagonista del salvataggio oggetto dell’intervista trasmessa a ‘Piazzapulita’, e il conduttore della trasmissione Corrado Formigli. Fra i testi chiamati in aula infine anche l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti, chiamato a riferire sul ‘memorandum’ Italia-Libia sottoscritto nel 2017 "e in particolare circa gli accordi di collaborazione stabiliti con la Guardia Costiera libica. Il teste - si legge- potrà inoltre riferire circa la sua conoscenza degli esiti degli accertamenti svolti con riguardo alle imbarcazioni di proprietà delle Organizzazioni non governative operanti nel Mediterraneo":

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Chiamò Meloni "bastarda", Saviano a processo: "Davanti ai morti non potevo stare zitto"

Today è in caricamento