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Lunedì, 17 Giugno 2024
Caso Finmeccanica

Il ritorno di Claudio Scajola: "Le tangenti Finmeccanica? A mia insaputa"

L'ex ministro dello Sviluppo Economico si difende: "Sono una vittima. La mia colpa è aver cercato di aiutare le imprese italiane in difficoltà". Ma la mente torna a quella casa al Colosseo e al suo essere sempre all'oscuro di tutto.

Accusasto di corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta su Finmeccanica, l'ex ministro Claudio Scajola si difende come meglio sa fare: spiegando di non sapere. Se ci sono state tangenti, continua a ripetere, "è avvenuto a mia insaputa".

"A mia insaputa". Eccolo il suo motto brevettato, già sperimentato sulla vicenda della sua casa romana al Colosseo, comprata con dei soldi in nero - 80 assegni circolari per un totale di 900mila euro - a lui intestati dall'imprenditore Diego Anemone, coinvolto nell'inchiesta sugli appalti del G8.

LE INTERVISTE. Oggi come allora, Scajola si dice all'oscuro di tutto. E anche se allora era ministro dello Sviluppo Economico, ribadisce che "un ministro non può sapere quali siano le strategie delle aziende".

Quindi, ha spiegato "di aver parlato con il presidente Lula e per tre volte con il presidente della difesa Jobin. In Italia c'era la crisi della cantieristica e cercare di vendere all'estero le fregate Fremm era un dovere per aiutare Fincantieri".

Quanto a Lavitola, Scajola spiega: "Non l'ho mai incontrato in occasione di missioni internazionali per l'industria italiana. L'ho incontrato come possibile candidato alle elezioni 2001 ma poi non lo candidammo". In un'intervista sul Messaggero, poi, l'ex ministro si dice "amareggiato ma sereno" e spiega di avere avuto prima la notizia dalla stampa e poi di aver ricevuto l'avviso di garanzia. "Sono pronto a chiarire e non accetto strumentalizzazioni politiche, i processi si fanno nelle sedi giuste" sottolinea Scajola ribadendo che "in questo momento girano molti veleni e negli anni ho constatato come tanti veleni provengano dal fuoco amico. Non credo a regie ma a un insieme di casualità dove uno se può dà una spinta".

Proprio nel suo partito, nel Pdl, "sta prevalendo la tesi 'e uno in meno e via e domani un altro e via'. Mi sembra l'affermarsi della legge della giungla".

In un'altra intervista su Repubblica Scajola spiega rispondendo a una domanda sull'ipotesi che siano girate mazzette: " Io non posso sapere quali siano le strategie delle aziende. Per quanto mi riguarda, tutto si è svolto regolarmente. Ho spinto perché vincesse un'azienda italiana, alla luce del sole. E poi, se davvero ci fossero state delle trattative anomale, crede che lo avrebbero fatto sapere ai ministri coinvolti?".

"A MIA INSAPUTA". "La gente scherza - conclude - quando dico 'a mia insaputa'. Ma io dimostrerò che ho ragione. Anche in questo caso. In passato ho dato le dimissioni da ministro senza essere ancora indagato. Era un segno di rispetto per le istituzioni, è stato interpretato come un'ammissione di colpevolezza. Che tristezza".

L'INCHIESTA. Paolo Pozzerese era il direttore commerciale della holding di Stato, attualmente nell'importante ruolo di 'advisor' per i rapporti con la Russia. Ieri è stato arrestato con l'accusa di corruzione internazionale. La questione: percentuali "di ritorno" dell'11% sull'appalto. Una percentuale dietro la quale, secondo i pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock, si nasconde il pagamento di tangenti a politici e faccendieri, tra i quali il 'famoso' Lavitola. Era lui a gestire i rapporti con Panama.

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