Martedì, 3 Agosto 2021
Politica

Lo scandalo petrolio si allarga: "Indagato il capo di Stato maggiore della Marina"

Anche l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi sarebbe indagato secondo fonti di stampa nell'inchiesta di Potenza che ha portato alle dimissioni del'ex ministro Federica Guidi. Governo in difficoltà: Cinque Stelle e Lega annunciano battaglia in Parlamento con la presentazione di una mozione di sfiducia

De Giorgi (Infophoto)

Nuovo capitolo nello scandalo petrolio, così come è già stato definito. Anche il capo di Stato maggiore della Marina, l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi, è indagato secondo "Repubblica" nell'inchiesta di Potenza che ha portato alle dimissioni del'ex ministro Federica Guidi. Secondo fonti di stampa, come il compagno dell'ex ministro, De Giorgi è indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze per una storia riguardante l'Autorità portuale di Augusta. Tra gli inquisiti risulterebbe anche Valter Pastena, dirigente della Ragioneria dello Stato.

Per quanto riguarda l'inchiesta Petrolio, aggiunge il giornale, un nuovo filone dei pm vedrebbe nel mirino proprio il porto di Augusta ed il ruolo avuto dalle lobby. Gli stessi magistrati starebbero valutando l'ipotesi di chiamare a rispondere il ministro Boschi e l'ex ministra dello Sviluppo economico Guidi come persone informate sui fatti.

"Non conosco sulla base di quali fatti il mio nome venga associato a questa vicenda. La cosa mi sorprende e mi amareggia, e tutelerò la mia reputazione nelle sedi opportune". E' quanto precisa in una nota il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio Giuseppe De Giorgi.

GOVERNO IN DIFFICOLTA' - La bufera sul governo per l'intercettazione che ha provocato le dimissioni della ministra Federica Guidi non si placa. Oggi le opposizioni, più o meno unite, da M5S alla Lega annunciano battaglia in Parlamento con la presentazione di una mozione di sfiducia a tutto l'esecutivo per il caso dell'emendamento che ha aiutato il compagno della ministra e i suoi amici imprenditori del petrolio.

"È in discussione tutto il governo Renzi in questo momento perché è un governo inadeguato, ha sempre messo nei ruoli di comando persone al soldo delle lobby o che pensavano agli interessi personali", dice il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, "stiamo valutando dove presentare la mozione, se alla Camera o al Senato ma abbiamo la forza di presentarla e chi vorrà venirci dietro ci venga dietro", dice Di Maio che lancia un appello alla minoranza del Pd: "Siamo alla prova dei fatti, chi vuole mandare a casa il governo Renzi? Tutti dicono di volerlo, per esempio la minoranza Pd lo vuole o vuole tenersi la poltrona? La Lega lo vuole? Sfido tutti coloro che si oppongono a Renzi di votare la nostra mozione". Appello che per il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini è semplicemente "patetico".

Ma le adesioni arrivano a stretto giro: "Come Lega siamo pronti a votare la mozione di sfiducia al governo anche domani. Ma vogliamo scriverla insieme", ha risposto il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini. "Lavoreremo a una mozione di sfiducia unitaria di tutte le opposizioni, così come abbiamo già fatta sul tema delle banche, nei confronti del governo Renzi", fa sapere il capogruppo di Fi, Renato Brunetta. E sulla stessa linea sembra essere anche la leader di Fratelli d'Italia e candidata sindaco di Roma, Giorgia Meloni: "Renzi è l'utile idiota di banche, multinazionali e poteri forti" e dopo le dimissioni della ministro Guidi "tutto il governo deve andare a casa".

Chiude il cerchio Beppe Grillo che sul suo blog rilancia la campagna già sperimentata per il caso-banche #Boschidimettettiti chiamando in causa anche la ministra Maria Elena Boschi che viene citata nelle intercettazioni tra Guidi e il compagno Gianluca Gemelli: "Le dimissioni del ministro Guidi sono un'ammissione di colpa, dimostrano il coinvolgimento del ministro Boschi e del Bomba che fanno l'interesse esclusivo dei loro parenti, amici, delle lobby e mai dei cittadini. Devono seguire l'esempio della Guidi e dimettersi subito: la misura è colma".

Anche lo scrittore Roberto Saviano punta il dito contro la Boschi: "Maria Elena Boschi dovrà invece chiarire in Parlamento se le tante ombre che si addensano sul suo ruolo istituzionale sono solo sfortunate coincidenze. O se c'è dell'altro".

IL DOPO GUIDI - Risolvere l'equazione sembra complicato, le variabili sono molte: per trovare il successore di Federica Guidi allo Sviluppo Economico, Matteo Renzi dovrà tenere conto del clima ipersensibile sul conflitto d'interesse, dei riflettori accesi sul referendum anti-trivelle, degli equilibri politici nel sostituire un ministro tecnico, della brevità di un incarico che arriva a tre quinti della legislatura (a meno di elezioni anticipate), e infine della questione di genere, con un governo nato in pareggio tra uomini e donne e finito per varie ragioni sbilanciato a danno del sesso femminile. Ma questo non significa che Renzi non potrebbe accelerare, spiegano dal partito, "per dare un segnale chiaro che sulla politica industriale abbiamo le idee chiare".

Indicazioni che, nelle conversazioni da Transatlantico, danno come prima possibile soluzione il nome di Teresa Bellanova: ex sindacalista, e dunque distante anni luce da polemiche per affinità confindustriali, da due mesi viceministro nello stesso ministero. In più, esponente della minoranza Pd dialogante che fa capo al ministro Martina. Altra soluzione possibile, quella di un ritorno di Claudio De Vincenti: già viceministro al Mise, il professore di economia svolge però ora un ruolo fondamentale nella 'macchina' di palazzo Chigi, per cui Renzi potrebbe decidere di non privarsi del suo sottosegretario.

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