Crisi di governo, nessun accordo: si va alla conta, il premier in Aula il 20 agosto

La conferenza dei capigruppo ha deciso per riunire il Senato martedì alle 18 per votare il calendario. Poi il 20 agosto l’Aula si riunirà di nuovo per ascoltare le comunicazioni del premier Conte

La riunione dei capigruppo in Senato (foto Ansa)

La riunione dei capigruppo del Senato ha deciso che domani 13 agosto alle 18 l’Aula di Palazzo Madama si riunirà per votare il calendario della crisi di governo. Il 20 agosto altra riunione, stavolta per ascoltare le comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

I presidenti dei gruppi, dopo due ore di discussione, non hanno raggiunto la maggioranza. Da qui la convocazione rivolta all'assemblea di Palazzo Madama per decidere le date della calendarizzazione della crisi di Governo. La conferenza dei capigruppo ha votato invece a maggioranza per calendarizzare al 20 agosto le comunicazioni del premier Giuseppe Conte.

Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia avevano chiesto che le comunicazioni del premier si svolgessero martedì 14 agosto, subito dopo le commemorazioni per il primo anniversario del crollo del Ponte Morandi a Genova.

Il Pd, tramite il presidente dei senatori democratici Andrea Marucci, parla di “spettacolo indegno” e di “ennesimo oltraggio al Parlamento”: "una forzatura gravissima quando nella capigruppo c’era l’accordo della maggioranza su Conte che avrebbe riferito il 20 in Aula”. 

Duro il commento della presidente del gruppo Misto Loredana De Petris: “È una cosa gravissima perché non permetterà a tutti i senatori di essere presenti”. “Abbiamo chiesto di votare al più presto la mozione di sfiducia a Conte: siamo disponibili a votare anche il giorno di Ferragosto per parlamentarizzare la crisi e poi andare a votare. Loro vogliono solo a prendere tempo per mantenere le poltrone”, ha detto il il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, aggiungendo: "Nasce una nuova maggioranza M5s-Pd-Leu? Quando si vedranno i voti sulla sfiducia capiremo. Fi e Fdi sono sempre stati coerenti. È giusto che domani l’Aula voti sul calendario, anche se sembriamo non avere numeri”.

Crisi di governo, le ultime notizie

La presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati aveva lanciato un avvertimento: se dalla Conferenza dei capigruppo non fosse arrivata una decisione condivisa e unanime sui tempi per la calendarizzazione delle mozioni di sfiducia per il premier Giuseppe Conte, allora sarebbe toccato all’Aula decidere.

“La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità - aveva spiegato Casellati - non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l'applicazione del regolamento”. L'articolo 55, comma 3, aveva aggiunto, “prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l'Assemblea, che è sovrana. Non il Presidente, dunque. In un momento così delicato per il Paese, l’unico metro possibile da adottare a garanzia di tutti i cittadini è il rispetto delle regole”.

Si apprende che la presidente Casellati intende convocare rapidamente il Senato senza tener conto della espressione di voto che potrebbe configurarsi quest'oggi nella riunione dei Presidenti dei Gruppi. Se così fosse, si tratterebbe di una prevaricazione del presidente rispetto alla conferenza dei presidenti dei gruppi”. Era stata la replica di Riccardo Nencini, presidente e senatore Psi. Nencini, che prima dell'inizio della riunione aveva ribadito: “Spetta infatti alla conferenza (art. 55 comma 1 del regolamento) fissare il calendario. Se il voto non è unanime, l'Aula può modificare il calendario ma solo nella seduta fissata dai Capigruppo. Il presidente tra le funzioni assegnatigli non ha questo potere (art. 8). Che la seconda carica dello Stato si presti a interpretazioni illogiche e di parte del Regolamento del Senato, tanto più in situazioni così delicate, provoca un vulnus pericoloso”. 

Salvini ribadisce: “Si voti a ottobre”

Per il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini la “data limite” per andare alla urne è “ottobre” e ha rilanciato le sue promesse: “flat tax, tasse ridotte al 15% per milioni di lavoratori italiani, pace fiscale con Equitalia per milioni di italiani, nessun aumento dell’Iva ma riduzione delle tasse sula casa”. 

Di Maio all’attacco dell’ex alleato

La Lega “ha deciso di essere sleale nei confronti del contratto di governo e dei problemi degli italiani”, ha detto l’altro vicepremier e ministro Luigi Di Maio in una diretta su Facebook, spiegando che "non hanno staccato solo per il consenso, stavamo arrivando al taglio dei parlamentari. Hanno deciso di mettere a rischio l'Italia e le famiglie, un nuovo governo non potrà evitare l'Iva, ci vorrebbe minimo dicembre”. “Gli italiani la faranno pagare alla Lega per la pugnalata alle spalle che ha sferrato aprendo una crisi in pieno agosto”, ha aggiunto.

Da Di Maio è arrivata poi la smentita su un possibile accordo con Matteo Renzi. “Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Leggo di aperture, chiusure: il M5s vuole che si apra al taglio dei 345 parlamentari, inoltreremo la richiesta alla Camera. Non ci sono giochi di palazzo da fare, votiamo il taglio”, ha ribadito.

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