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Venerdì, 30 Settembre 2022

La siccità peggiore è quella della politica

Se voi foste proprietari di un importante pezzo di terra messa a coltura non fareste di tutto per impedirne la distruzione per colpa della siccità? Sì? Anche io. Per questo ho trovato sacrosanto che alcuni viticoltori del Piemonte abbiano arginato le devastazioni delle temperature torride con metodi artigianali. Come? Creando delle vasche per la raccolta d’acqua piovana, collegate a un sistema idraulico di tubi interconnessi e capaci di pompare acqua ai piedi delle viti attraverso un sistema a goccia, così da non sprecare le riserve idriche.

L’ho scoperto in un mio recente giro per le langhe piemontesi: patria di vini ricercatissimi come il Barbera, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Dolcetto, Nebbiolo. Stiamo parlando di un’eccellenza del made in Italy che, nel 2021, ha toccato esportazioni per 7,1 miliardi di euro, contribuendo in modo non certo irrilevante al Pil (Prodotto interno lordo) nazionale.

Zero sprechi e riciclo dell’acqua, così Israele ha sconfitto la siccità

Per questo mi ha turbato vedere con i miei occhi come questa gestione dell’acqua sia venuta in mente a qualcuno che ha deciso di risolvere un problema nazionale con il fai da te in casa propria. Mi ha turbato vedere che, nella culla di un’eccellenza italiana, lo Stato non sia in grado di affrontare la siccità e ci debbano pensare gli agricoltori inventandosi escamotage di fortuna. Soprattutto perché in Italia sono decenni che ogni estate sentiamo parlare dell’allarme aridità con denunce di penuria d’acqua in tutto il Paese. Certo, quest’anno abbiamo assistito a un fenomeno senza precedenti ma non si perda la memoria storica di un Paese che da sempre, ogni estate, si piange addosso per la quantità di acqua che spreca, salvo poi dimenticarsene fino all’estate successiva.

E pensare che questo modello di gestione dell’acqua e di irrigazione dei terreni agricoli, in Israele, non solo è diffuso ma è anche istituzionalizzato e nazionalizzato. Il sistema di irrigazione a goccia Israele ce l’aveva già negli anni '60 mentre noi, nel 2022, dobbiamo ancora inventarcelo. E allora nessuno nega che ci sia un problema con il cambiamento climatico ma non sia un alibi per nascondere la più grave siccità italiana, quella della politica, che sbraita ma non risolve mai problemi. Non progetta mai con uno sguardo rivolto al futuro, ossidata com’è dalla carenza prolungata del suo approvvigionamento più importante: il contatto con i problemi di chi vive ogni giorno in questo Paese. Senza contare il paradosso che, secondo le normative, non si potrebbe neppure dare troppa acqua alle viti perché si rischierebbe di compromettere il prodotto finale, cioè il vino. “E che faccio rischio di far marcire le viti?” mi ha detto un agronomo con una domanda provocatoria. La risposta è no. Ma la risposta giusta dovrebbe darla una classe dirigente all’altezza.

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