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Sabato, 15 Giugno 2024
Il caso

Signorelli si dimette da portavoce di Lollobrigida, l'addio dopo le chat antisemite con Diabolik

Il giornalista che curava la comunicazione del ministro dell'Agricoltura e cognato della premier Meloni spiega di dimettersi "per non danneggiare il governo". Poi precisa: "Quello era un altro Paolo"

"Ho deciso di dimettermi da portavoce del ministro Lollobrigida". L'annuncio di Paolo Signorelli arriva dalle colonne del Foglio. Il passo indietro dopo la pubblicazione di alcune chat tra lo stesso Signorelli  e Fabrizio Piscitelli, detto "Diabolik", e tratte dalla copia forense del telefonino di Piscitelli fatta nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio del capo ultrà, estremista di destra e trafficante di droga assassinato a Roma nell'agosto del 2019. Si tratta di conversazioni che risalgono al periodo compreso tra metà dicembre 2018 e pochi giorni prima della morte di Piscitelli e scandite da frasi antisemite e lodi ai terroristi. Dopo la pubblicazione su Repubblica, Signorelli si era autosospeso. Adesso le dimissioni da portavoce del ministro dell'Agricoltura.

Signorelli: "Le chat con Diabolik? Ero un altro uomo"

Signorelli spiega la scelta: "Per me e per la mia famiglia, per non danneggiare il governo". "Non voglio fare assolutamente la vittima, ma è giusto per tutti che ora mi faccia da parte. Era un'altra fase della mia vita, quello era un altro Paolo: sono notizie che parlano di un tempo lontano a cui non faccio riferimento e in cui non mi riconosco in nessun modo", sottolinea. E ancora: "Il passato non si rinnega, anche se si commettono errori. Ma da persona matura non sono più vicino ad ambienti che per tanti motivi ho frequentato".

"Questa bufera mi impedisce di continuare a fare il mio lavoro: così - aggiunge Signorelli - ho rassegnato le dimissioni che il ministro ha accettato. Lo ringrazio per la vicinanza alla mia famiglia e la conferma della stima nei miei confronti. Ringrazio Giorgia Meloni, Arianna e tutti coloro i quali ho avuto il piacere di lavorare".

Le chat di Signorelli: i "romanisti ebrei", le odi al terrorismo nero

Paolo Signorelli "nasce" come uomo di fiducia di Arianna Meloni, sorella della premier e moglie di Lollobrigida. Gli affida la comunicazione della campagna elettorale nella Capitale al fianco di Enrico Michetti e poi lo chiama nello staff del marito dopo la polemica per il Frecciarossa con la fermata a richiesta. Trentotto anni, è il nipote dell'omonimo Paolo Signorelli, esponente dell'estrema destra che fu tra i fondatori del centro studi Ordine Nuovo e finì più volte in carcere perché coinvolto nelle inchieste sui Nar per gli omicidi dei giudici Mario Amato e Vittorio Occorsio e per la strage di Bologna.

Ma cosa c'è nelle chat tra l'ormai ex portavoce del ministro Lollobrigida e Piscitelli? I due si erano conosciuti nell'ambiente della tifoseria laziale. "Mica è colpa nostra se i romanisti sono ebrei", dice Diabolik in un vocale. "Tutti ebrei", replica Signorelli. E ancora: "Mort... loro e degli ebrei". Il giornalista Gad Lerner è al centro di un'altra conversazione: "Quell'ebreo di Gad Lerner...", scrive Piscitelli. E Signorelli: "Cos'ha detto quel porco?". C'è poi un passaggio che riguarda Elvis Demce, considerato tra i più pericolosi malavitosi della Capitale, che nel dicembre 2018 viene assolto dall'accusa di omicidio. Il portavoce di Lollobrigida scrive a Diabolik: "Ma hanno assolto Elvis? Fantastico dajee".  Altri passaggi invece riguardano l'ideologia "nera".

Sulla vicenda il ministro Lollobrigida nelle scorse ore non ha nascosto una certa irritazione. Dopo la maratona elettorale a un giornalista che gli chiedeva un commento ha risposto seccamente: "Ma perché, lei cerca lavoro?". Il cronista ha risposto con un "No". "Allora non si preoccupi del mio staff", la controreplica del ministro.

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