Sabato, 16 Ottobre 2021
Politica

Berlusconi, la Corte di Strasburgo chiude il caso (senza emettere una sentenza)

Termina con un nulla di fatto la lunga vicenda del ricorso presentato da Berlusconi: non sussiste "alcuna circostanza speciale connessa al rispetto dei diritti umani"

La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) di Strasburgo archivia il caso: termina così la lunga vicenda del ricorso presentato da Silvio Berlusconi, che aveva invocato l'illegittimità della condanna per frode fiscale con interdizione per sei anni dai pubblici uffici subita da un tribunale italiano nel 2013. Berlusconi riteneva che la condanna avesse violato il principio di diritto secondo cui “non può esservi una pena che la legge lo prescriva” prima del compimento del fatto, ossia l'irretroattività della legislazione penale. 

La Corte in pratica ha accettato il ritiro del ricorso da parte degli avvocati dell'ex premier senza procedere a un vero e proprio pronunciamento. Ha ritenuto che nella vicenda "non vi sia alcuna circostanza speciale riguardante il rispetto dei diritti dell'uomo". Gli avvocati di Berlusconi avevano ritirato il ricorso dopo aver ottenuto in Italia (l'11 maggio scorso) la riabilitazione da parte del Tribunale di sorveglianza di Milano (la pena si era definitivamente estinta l'8 marzo), che consente all'ex premier di recuperare la piena agibilità politica e di ricandidarsi in qualsiasi momento. 

Che cosa ha deciso la Corte dei Diritti dell'Uomo

La Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha deciso, a maggioranza, di archiviare, tecnicamente di cancellare dal ruolo, il ricorso presentato nel settembre del 2013 dall'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo il quale l'applicazione nei suoi confronti della legge Severino, che ne aveva provocato la decadenza dalla carica di senatore in conseguenza della condanna inflittagli per frode fiscale, avrebbe violato alcuni articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Tenendo conto del fatto che Berlusconi è stato riabilitato l'11 maggio scorso e del suo desiderio di ritirare il ricorso, la Corte ha concluso che non sussiste "alcuna circostanza speciale connessa al rispetto dei diritti umani" tale da richiedere di continuare l'esame del ricorso, con riferimento all'articolo 37.1 della Convenzione.

L'articolo 37 comma 1 della Convenzione prevede che "in ogni momento della procedura, la Corte può decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze permettono di concludere: che il ricorrente non intende più` mantenerlo; oppure che la controversia è stata risolta; oppure che per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l'esistenza, la prosecuzione dell'esame del ricorso non sia più` giustificata". "Tuttavia la Corte - si legge ancora - prosegue l'esame del ricorso qualora il rispetto dei diritti dell'uomo garantiti dalla Convenzione e dai suoi Protocolli lo imponga". Nel caso di Silvio Berlusconi, secondo i giudici di Strasburgo, che hanno deciso a maggioranza, non sussistono motivi tali da ritenere che il ricorso debba essere ulteriormente esaminato.

Una vicenda che risale al 2013

La 'decadenza' del Cav è una vicenda che parte da lontano. Tutto inizia il 27 novembre 2013, quando l'Aula del Senato dichiara 'fuori' il presidente di Fi dopo la condanna nel processo Mediaset. Il voto arriva alle 17.43 quando 192 parlamentari respingono 9 ordini del giorno finalizzati a 'salvare' l'ex premier. A favore della decadenza votano Pd, M5S, Sel e Scelta civica; contrari Forza Italia, Gal, Nuovo centrodestra e Lega. Tramite i suoi legali, due mesi prima, il 10 settembre 2013, Berlusconi aveva presentato il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo per contestare l'applicazione retroattiva della Severino.

Quattro anni dopo, il 22 novembre del 2017, mentre la legislatura è alle battute finali e mancano pochi mesi alla politiche, in un'aula strapiena soprattutto di stampa e tv, si celebra a Strasburgo l'udienza storica della 'Grande Camera' dedicata al caso Berlusconi. 

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