Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Come "rischia" di finire lo scontro sindaci-Salvini sul decreto sicurezza: tutte le ipotesi

Non si placa lo scontro tra i sindaci che contrastano il decreto sicurezza nella parte relativa ai migranti e il ministro dell'Interno: tutti gli scenari possibili al momento

Il vicepremier e ministro dell'Interno,, Matteo Salvini, durante la conferenza stampa a margine della riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica presso la Prefettura di Firenze, 20 dicembre 2018. ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI

Non si placa lo scontro tra i sindaci che contrastano il decreto sicurezza nella parte relativa ai migranti e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: e, come inevitabile,  viene coinvolto anche il governo. Fonti di Palazzo Chigi definiscono "inaccettabili le posizioni degli amministratori locali che hanno pubblicamente dichiarato che non intendono applicare una legge dello Stato". "Il nostro ordinamento giuridico - specificano le stesse fonti - non attribuisce ai sindaci il potere di operare un sindacato di costituzionalità delle leggi: disapplicare una legge che non piace equivale a violarla, con tutte le conseguenti responsabilità". "Se l'Anci desidera un incontro per segnalare eventuali difficoltà applicative collegate alla legge sull'immigrazione e sulla sicurezza, ben venga la richiesta di un incontro con il governo, al quale anche il presidente del Consiglio è disposto a partecipare insieme al ministro dell'Interno" aggiungono le fonti dell'esecutivo.

L'incontro ci sarà, è l'unico modo per tentare di uscire dalla strettoia attuale. Infatti a stretto giro è arrivata la replica del presidente dell'Anci, Antonio Decaro: "Un incontro con il governo per discutere delle ricadute della legge Salvini sui territori che noi sindaci amministriamo è quello che chiedevamo dal principio. Siamo contenti che da Palazzo Chigi ci si pronunci a favore di questa soluzione". Decaro ha anche reso noto che il comitato direttivo di Anci sarà convocato il 10 gennaio per discutere del decreto migranti e sicurezza dopo la richiesta avanzata da alcuni primi cittadini 'pro decreto', che chiedono un "confronto immediato".

Fonti del Viminale, intanto, hanno sottolineato che "un intervento di semplificazione era già stato sollecitato dall'Anci, nel febbraio 2017, in sede di adozione del decreto Minniti". "L'iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo è un problema, soprattutto per i piccoli comuni i cui uffici rischiano di essere sovraccaricati". Le stesse fonti hanno ricordato poi che "il decreto Salvini, recentemente convertito in legge, ha raccolto quel suggerimento. Attenzione: la misura non riduce le tutele del richiedente asilo. L'accesso ai servizi previsti dal decreto e quelli erogati sul territorio sono assicurati dal luogo di domicilio. Nel 2017 Decaro era già presidente Anci". Ma che cosa rischiano in concreto i primi cittadini che denunciano alcune storture del decreto sicurezza? 

Sindaci contro Salvini: cosa succede se i primi cittadini bocciano il decreto sicurezza

Salvini ai sindaci: "Dimettetevi"

Ieri il titolare del Viminale è tornato sulla questione nel corso di una diretta Facebook ribadendo che chi non rispetta il decreto ne risponderà. Non solo. Il vicepremier ha chiesto anche le dimissioni dei 'ribelli'. "Chi non rispetta il Decreto Sicurezza e aiuta i clandestini, tradisce l’Italia e gli italiani e ne risponderà davanti alla legge e alla storia. Io comunque non mollo!!!" ha scritto il leader della Lega, lanciando la diretta streaming dalle nevi di Bormio.

"Ci sono sindaci che dicono 'non applicherò il decreto', per cercare un po' pubblicità. Io dico non si molla di un millimetro, non retrocedo" ha scandito il ministro dell'Interno che, riferendosi a quanti promettono disobbedienza al decreto, chiede di fare "i conti con i vostri cittadini, con i milioni di italiani che sono in difficoltà". "Troppo facile applaudire Mattarella e due giorni dopo sbattersene - ha sottolineato -. Se c'è legge approvata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica si rispetta". E "se c'è qualche sindaco che non è d'accordo si dimetta. Dimettiti Orlando, e anche tu de Magistris. Dimettetevi, siamo in democrazia e governano gli italiani, fatevene una ragione, non governano professoroni, giornalisti o cantanti".

Invece per il sindaco di Napoli è Salvini che "si dovrebbe dimettere". "Oltre ad aver commesso una condotta apertamente violatrice della Costituzione, sulla quale ha giurato e traditore è lui semmai e lui si dovrebbe dimettere, sta avendo, insieme al governo, un comportamento disumano" ha affermato a chiare lettere de Magistris a SkyTg24. "Ho scritto al comandante della nave, con lettera protocollata dal Comune di Napoli - ha spiegato il sindaco riferendosi al caso di 'Sea Watch' - di indirizzare la prua della nave verso il porto di Napoli che non è chiuso, è aperto". Non salvare "bambini e donne che stanno morendo non solo è un fatto disumano ma un crimine" e "chi sta commettendo un crimine è chi all'interno di questo governo non salva vite umane" ha detto de Magistris.

Migranti, fronda dei sindaci ribelli: De Magistris apre il porto e sfida Salvini

L'appello del sindaco di Milano

A intervenire sul dl sicurezza è anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. "Il ministro Salvini ci ascolti e riveda il decreto sicurezza, così non va!" ha scritto Sala su Facebook, spiegando che "da settimane noi sindaci avevamo richiesto, anche attraverso l’Anci, di ascoltare la nostra opinione su alcuni punti critici, per esempio ampliando i casi speciali e garantendo la stessa tutela della protezione internazionale ai nuclei familiari vulnerabili, anche attraverso lo Sprar, oggi escluso dal decreto sicurezza per i richiedenti asilo". "Occorre - ha proseguito il sindaco di Milano - valutare l’impatto sociale ed economico del decreto per le nostre città, già in difficoltà a causa di una legge di bilancio che ci ha tolto risorse nella parte corrente". Anche perché "più persone saranno per strada senza vitto e alloggio, più saranno i casi di cui noi sindaci dovremo prenderci cura". E dunque, ha concluso Sala lanciando un appello a Salvini, "ministro, ci ripensi".

Sul decreto sicurezza, da lui ribattezzato "decreto insicurezza", è tornato anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella. "Un ministro dell'Interno si dovrebbe occupare di questo, non di inquisire i sindaci ma di ascoltarli" ha rimarcato, spiegando che "a Firenze non violeremo alcuna legge: io non darò istruzioni in questo senso. Ma apriremo un tavolo con tutto il mondo del volontariato, del terzo settore, del lavoro e delle istituzioni locali per azzerare gli effetti nefandi e negativi di questo decreto in attesa che si apra una vertenza vera a livello nazionale non per sospendere la legge ma per riscriverla in molte sue parti". "Stiamo valutando insieme ai nostri avvocati e con alcuni costituzionalisti anche una strada" perché sul decreto sicurezza "si possa arrivare alla Corte costituzionale".

Migranti, il sindaco di Palermo "sospende" il decreto Salvini (e molti lo seguono)

Tra i sindaci dem, Romano Carancini, primo cittadino di Macerata, ha detto che "quel decreto convertito in legge grida vendetta al cospetto di Dio ed è pessimo sotto ogni punto di vista". Carancini non è però d'accordo con la forma di protesta di alcuni sindaci, come quelli di Palermo e Napoli. "Io penso che occorre comunque rispettare la legge e il principio di legalità" ha osservato all'Adnkronos.

Il dibattito verte intorno all’articolo 13 del decreto sicurezza, che impedisce di concedere la residenza ai richiedenti asilo in possesso di un regolare permesso di soggiorno, cosa che di fatto escluderebbe i migranti da tutta una serie di prestazioni sociali. Secondo il nuovo articolo, bollato come “disumano” e anticostituzionale dai sindaci “dissidenti”, il permesso di soggiorno costituisce un documento di riconoscimento ma non dà diritto -a differenza di quanto avvenuto in passato - all’iscrizione all’anagrafe.

30 sindaci con Salvini

"Siamo convinti che il decreto contenga norme principi giusti e condivisibili". Trenta sindaci scendono in campo a difesa dell'applicazione del decreto Salvini sulla sicurezza e scrivono una lettera ai vertici dell'Anci per chiedere un ''confronto'' ed evitare che l'Associazione che rappresenta tutti i primi cittadini "venga usata strumentalmente per sostenere le posizioni politiche di una parte del Paese". "In Italia d'ora in avanti -assicurano nella missiva indirizzata al presidente dell'Anci, Decaro- si accoglie solo ed esclusivamente chi ha diritto e chi rispetta le regole, senza aprire le porte indiscriminatamente, così come avviene negli altri paesi europei che peraltro ci hanno completamente lasciati soli nella gestione del fenomeno".

"Anche alla luce di queste nostre convinzioni -avvertono- chiediamo che Anci non dia la sensazione di aderire tout court alle tesi del 'partito dell’accoglienza' e che si faccia carico anche della sensibilità di tantissimi sindaci di città piccole, medie e grandi che guardano al decreto sicurezza come a un necessario, e da tempo auspicato, strumento normativo che ha favorito un cambio di paradigma rispetto alla questione dell’accoglienza".

Che cosa rischiano i sindaci ribelli?

Ma che cosa rischiano in concreto i primi cittadini che denunciano alcune storture del decreto sicurezza? Proviamo a fare chiarezza. Il Viminale ha annunciato ispezioni straordinarie per verificare che venga rispettato il divieto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo. Dalministero fanno presente che i prefetti sono tenuti a denunciare i sindaci che non rispettano la legge e anche alcuni costituzionalisti come Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, sostengono che "i Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi".

Il reato che potrebbe essere contestato loro è quello l'abuso in atti di ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci sono anche ufficiali di governo. I prefetti, inoltre, come accadeva in passato con i registri delle unioni civili, hanno la facoltà di annullare l'atto dell'ufficio comunale. E non è tutto, perché se il decreto non viene rispettato, oltre alla denuncia di abuso d'ufficio, il comune rischia anche la revoca dei finanziamenti governativi per l'accoglienza (Sprar), in nome del principio della responsabilità contabile degli enti locali.

Ci sono anche altri scneari, improbabili, all'orizzonte: se lo scontro dovesse inasprirsi, il Testo unico sugli enti locali offrirebbe al ministro Salvini anche un ulteriore strumento, il dissenso dei cittadini, per spingere un sindaco fuori dalla porta nei casi di "gravi e persistenti violazioni di legge". Difficile, complesso. Lo scenario più probabile, se i sindaci andranno avanti nella loro linea dura, è l’apertura di un contenzioso - lunghissimo - tra i comuni e lo Stato, e la questione di legittimità costituzionale del decreto Salvini che potrebbe essere portata da un giudice fino alla Corte Costituzionale.

Amnesty "condanna" l'Italia per la gestione repressiva dell'emergenza migranti

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Come "rischia" di finire lo scontro sindaci-Salvini sul decreto sicurezza: tutte le ipotesi

Today è in caricamento