I sondaggi "segreti" che girano nelle chat e su WhatsApp sono attendibili?

Le rilevazioni che tutti i curiosi di politica vorrebbero vedere in queste ore sono quelle che riguardano Puglia e soprattutto Toscana. Sembrano essere le più in bilico

Girano sulle chat di giornalisti e politici, ma c'è anche chi come Fabrizio Rondolino non si fa problemi a pubblicarli sulla sua pagina Facebook: stiamo parlando degli ultimi sondaggi "segreti" sulle elezioni regionali. Non si possono rendere pubblici, perché ci sono delle norme precise. Che sembrano però rispettare sempre meno persone a ogni tornata elettorale. E stavolta come stanno andando le cose? Altro giro, altro regalo, altra tornata di sondaggi difficilmente verificabili.

Elezioni regionali: c'è il divieto di pubblicazione dei sondaggi

Come nota su Twitter la giornalista Barbara Jerkov, "il divieto di pubblicazione dei sondaggi ha la stessa utilità del proibizionismo nella Chicago anni 20. serve solo a farli girare forsennatamente nelle chat senza controllo e senza regole".

I sondaggi che tutti i curiosi di politica vorrebbero vedere in queste ore sono quelli che riguardano Puglia e soprattutto Toscana. Sembrano essere le più in bilico, anche se certezze non se ne possono avere. 

L'analista politico Giovanni Diamanti, di Quorum e YouTrend, rincara la dose: "Crescono le veline. Crescono i sondaggi fake (difficilmente verificabili). Aumenta il rischio di errore dei sondaggi pubblici (che sondano 20 giorni prima del voto per pubblicare entro i 15 giorni prima). Aumenta la sfiducia verso chi fa bene questo mestiere. Un divieto assurdo", è il suo commento.

Come dicevamo, oggi sabato 19 settembre il giornalista Fabrizio Rondolino (ex responsabile dell' ufficio di Comunicazione e Immagine della presidenza del Consiglio ai tempi di D'Alema a Palazzo Chigi) non si fa troppi problemi a pubblicare sulla sua pagina personale di Facebook un sondaggio che risalirebbe a solo tre giorni fa (cosa dica quel sondaggio noi non ve lo diciamo, andatevelo a cercare). 

sondaggi segreti elezioni regionali-2

I sondaggi clandestini prima delle elezioni

La legge prevede che i media non possano pubblicare e diffondere i sondaggi politici ed elettorali nei 15 giorni antecedenti il voto: "Nei quindici giorni precedenti la data della votazione e fino alla chiusura delle operazioni di voto, è vietato rendere pubblici o comunque diffondere i risultati, anche parziali, di sondaggi demoscopici sull'esito delle elezioni e sugli orientamenti politici e di voto degli elettori, anche se tali sondaggi sono stati effettuati in un periodo precedente a quello del divieto. È vietata, altresì, la pubblicazione e la trasmissione dei risultati di quesiti rivolti in modo sistematico a determinate categorie di soggetti perchè esprimano con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma le proprie preferenze di voto o i propri orientamenti politici".

Il mondo è cambiato, i social sono diventati onnipresenti nelle nostre vite quotidiane, e i sondaggi clandestini - proprio perché non verificabili - non hanno altro effetto se non quello di abbassare ulteriormente la fiducia degli elettori nei confronti dei sondaggisti. 

Ma nulla cambierà, almeno nel futuro prossimo: perché negli ultimi 15 giorni di campagna elettorale i partiti politici continuerannno a commissionare sondaggi agli istituti di ricerca. E qualcuno non vedrà l'ora di farli girare clandestinamente "in esclusiva" agli amici giornalisti. Nei giorni di blackout pre-elettorale circolano voci inconfermabili e difficili da smentire, e i sondaggi con i partiti equiparati a cavalli e le elezioni a corse di cavalli fanno ormai parte del folklore della politica italiana recente.

Sono però rilevazioni la cui attendibilità è realmente dubbia: perché non viene mai specificato da chi sono commissionati, ad esempio. Non viene specificato il campione. Per la legge dei grandi numeri a volte ci azzeccano, ma ciò non toglie che siano irregolari. Inoltre per questi sondaggi "segreti" non viene indicato il margine di errore. Per quel che ne sappiamo, sono numeri a caso.

C'è un piccolo problema di fondo: se si continua di questo passo, ai sondaggi veri non crederà più nessuno. Nemmeno a quelli fatti con cura e competenza dai professionisti del settore. Le strade sono due: o i partiti smettono di commissionarli nelle settimane e giorni immediatamente precedenti al voto, oppure il divieto va abolito. Tertium non datur, a meno di non voler continuare così, all'italiana, opacizzando tutto l'opacizzabile e erodendo sondaggio clandestino dopo sondaggio clandestino la fiducia nella cosa pubblica. A noi, a voi la scelta: basta non pubblicarli più, e quando arrivano sul cellulare, ignorarli. Non sembra un'impresa impossibile.

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