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Lunedì, 24 Giugno 2024
L'analisi

Da Signorelli a De Angelis, quel sottobosco neofascista al servizio dei nuovi potenti

Il caso che ha coinvolto il portavoce del ministro Francesco Lollobrigida ricorda quello dell'ex capo ufficio stampa della Regione Lazio guidata da Rocca

Il caso che ha portato all'autosospensione di Paolo Signorelli, portavoce del ministro Francesco Lollobrigida, non è isolato e accende i riflettori su quello che è forse il vero grande limite della destra che attualmente governa il Paese, ovvero la continuità dei suoi uomini e delle sue strutture organizzate con quegli ambienti neofascisti che giravano intorno al Movimento Sociale Italiano e che sono prima confluiti in Alleanza Nazionale e successivamente in Fratelli d'Italia. La veloce crescita di consensi del partito guidato dalla premier Giorgia Meloni, non è coincisa con una crescita altrettanto veloce del suo personale politico e ancor meno di quella del vasto sottobosco che popola le segreterie dei ministeri, delle regioni e dei comuni amministrati.

L'ex terrorista nero alla corte di Francesco Rocca

Poco meno di un anno fa scoppiava il caso di Marcello De Angelis, ex terrorista nero che il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, aveva voluto al suo fianco come responsabile della comunicazione, ruolo già ricoperto dallo stesso De Angelis quando Rocca era a capo della Croce Rossa. I due condividevano un'antica militanza nel Fronte della Gioventù.

Fu costretto alle dimissioni dopo le polemiche che scaturirono da un suo post sui social in cui metteva in dubbio le sentenze sulla strage di Bologna "assolvendo" Francesca Mambro, Giusva Fioravanti e Luigi Ciavardini (suo cognato...) e per il testo antisemita di una canzone scritta vent'anni fa nei panni di fondatore e frontman della band di estrema destra "270 bis", un gruppo che prende il nome dall'articolo del codice penale sul reato di violenza terroristica.

Marcello De Angelis foto Facebook-2

Nel passato di De Angelis una lunga militanza nei gruppi della destra extraparlamentare che inizia nel 1977 in Lotta Studentesca, l'organizzazione fondata da suo fratello Nazareno, detto Nanni (morto in carcere nel 1980 all'età di 22 anni) e continuata in Terza Posizione. In precedenza, De Angelis  era stato accusato di celebrare su Instagram il criminale nazista Heinrich Himmler e le SS: il 21 dicembre, nel giorno del solstizio d’inverno, ricorrenza pagana che i nazisti volevano sostituire al Natale (anche nelle chat di Signorelli si fanno riferimenti al rapporto tra fascisti, nazisti e riti pagani), aveva postato una foto che ritraeva un bicchiere di vino davanti a un candelabro Yule, oggetto molto caro al braccio destro di Adolf Hitler, accompagnando l'immagine con la scritta: "Meglio accendere una candela... che maledire l'oscurità... Buona fine e buon inizio". In un primo momento Francesco Rocca aveva provato a difendere il suo uomo, ma poi aveva accettato le sue dimissioni irrevocabili anche alla luce di un'altra costante della nomenclatura meloniana: l'assunzione del fratello della compagna nel suo staff.

Signorelli, il "nipote d'arte"

Veniamo a Paolo Signorelli. Il portavoce "autosospeso" del cognato della premier Giorgia Meloni nonché ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, è un uomo di fiducia della moglie Arianna, che dopo avergli affidato la comunicazione della campagna elettorale nella Capitale al fianco di Enrico Michetti,  lo ha voluto nello staff del marito dopo l'incidente del Frecciarossa con la fermata a richiesta. Trentotto anni, è il nipote dell'omonimo Paolo Signorelli (che compare anche nelle chat incriminate con un "onore a nonno"), esponente dell'estrema destra che fu tra i fondatori del centro studi Ordine Nuovo e finì più volte in carcere perché coinvolto nelle inchieste sui Nar per gli omicidi dei giudici Mario Amato e Vittorio Occorsio e per la strage di Bologna.

Condannato in primo grado a tre ergastoli, il nonno del portavoce "autosospeso" di Lollobrigida fu assolto in secondo grado, ma gli fu confermata la condanna in via definitiva per associazione sovversiva e banda armata. A giudicare dai contenuti delle chat del nipote, al vaglio dei giudici che indagano sulla morte del suo amico Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, estremista di destra, capo ultrà della Lazio e trafficante di droga, ucciso a Roma il 7 agosto 2019, certe mele non cadono mai lontane dal loro albero genealogico.

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