Lunedì, 12 Aprile 2021

I sottosegretari del governo Draghi sono la vittoria di Salvini, Berlusconi e Renzi

I posti di sottogoverno arrivati ieri rappresentano una spartizione tra forze politiche con alcuni nomi imbarazzanti: Borgonzoni, Molteni, Sibilia e Sisto. E serviranno per scaricare le tensioni della maggioranza sulla Ue e su Palazzo Chigi

C'era una volta il Modello Ciampi. Mario Draghi, come anticipato, lo ha utilizzato per formare la squadra del suo governo, creando una formazione in cui i ruoli chiave sono stati appannaggio dei tecnici mentre, come sembra essere stato suggerito da Sergio Mattarella, i politici sono stati scelti con il bilancino e senza dare retta alle indicazioni dei partiti. Peccato che il modello però sia andato perduto nella scelta dei sottosegretari, finalmente conclusasi ieri sera dopo una lunga trattativa con le forze politiche. Nella quale, come vedremo, ciascuno ha sistemato la sua bandierina.

I sottosegretari di Draghi dimostrano che questo non è il governo dei migliori

Intanto, i nomi. Sono venti gli uomini e 19 le donne nella nuova squadra dei 39 tra viceministri e sottosegretari nominati ieri sera dal Cdm. Fra questi sei assumeranno le funzioni di viceministro, con deleghe che saranno successivamente loro attribuite. Nei prossimi giorni sarà designato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo Sport. Oltre al capo della Polizia, Franco Gabrielli, che ha avuto la delega per la sicurezza della Repubblica, queste le quote per partito.

  • Il MoVimento 5 Stelle incassa 11 sottosegretari: Dalila Nesci (Sud e coesione territoriale), Manlio Di Stefano (Esteri), Carlo Sibilia (Interno), Anna Macina (Giustizia), Laura Castelli (Economia, viceministro), Ilaria Fontana (Transizione ecologica), Barbara Floridia (Istruzione), Pierpaolo Sileri (Salute), Alessandra Todde (Mise, viceministro), Giancarlo Cancelleri (Infrastrutture) e Rossella Accoto (Lavoro).
  • La Lega porta a casa undici posti: Nicola Molteni (Interno), Stefania Pucciarelli (Difesa), Claudio Durigon (Economia), Gian Marco Centinaio (Agricoltura), Alessandro Morelli (Infrastratture, viceministro), Lucia Borgonzoni (Cultura), Tiziana Nisini (Lavoro), Rossano Sasso (Istruzione), Vannia Gava (Transizione ecologica.
  • Sei sono i sottosegretari garantiti al Partito Democratico: Simona Malpezzi (Rapporti con il Parlamento), Assuntela Messina (Innovazione tecnologica), Enzo Amendola (Affari Europei), Marina Sereni (Esteri, viceministro), Anna Ascani (Istruzione), Alessandra Sartore (Economia).
  • A Italia Viva vanno 2 caselle: Teresa Bellanova (Infrastrutture, viceministro) e Ivan Scalfarotto (Interno).
  • Per Leu torna al Mef Maria Cecilia Guerra. 
  • Forza Italia incassa 5 sottosegretari e un viceministro: tre deputati (Francesco Paolo Sisto alla Giustizia, Giorgio Mulè alla Difesa e Deborah Bergamini ai Rapporti con il Parlamento) e due senatori (Giuseppe Moles all'Editoria e Francesco Battistoni all'Agricoltura). Mentre il senatore Gilberto Pichetto Fratin va allo Sviluppo economico come 'vice' del leghista Giancarlo Giorgetti.
  • Noi con l'Italia di Maurizio Lupi incassa il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa. I 'piccoli' del centrosinistra, invece, sono rappresentati dall'ex Dc Bruno Tabacci, leader di Centro democratico, che come sottosegretario ottiene il coordinamento della politica economica, mentre Più Europa incassa gli Esteri con il suo segretario nazionale, Benedetto Della Vedova.  

I retroscena raccontano che Draghi ha affidato a Roberto Garofoli il dossier sui sottosegretari, con l'obiettivo di chiuderlo entro lunedì 22. Ci sono voluti invece altri due giorni proprio a causa della rissa tra i partiti. Secondo il Fatto il conto finale è il risultato di un algoritmo che calcola i posti in base al sostegno di ogni partito al governo in termini di voti di fiducia. 

Il nuovo Dpcm di Draghi fino al 6 aprile, le 5 regioni che hanno chiesto zone rosse e l'ordinanza in arrivo

Sottosegretari governo Draghi: Sibilia scriveva post contro di lui, Molteni all'attacco di Lamorgese e Borgonzoni alla Cultura

La lista non può che stupire per molti nomi. Per esempio c'è quello di Carlo Sibilia del MoVimento 5 Stelle è stato confermato sottosegretario all'Interno. 35 anni, di Avellino, come ha raccontato di recente Il Foglio Sibilia non era infatti fino a pochi giorni fa un ammiratore di Draghi, anzi: definiva il premier un gangster da arrestare e lo denunciava alla procura di Roma in quanto esponente della "finanza stragista". Gli rivolse perfino un "vaffa!" il 7 agosto del 2014. Poi ha cambiato idea: "Sono contento che si stiano creando le condizioni per poter interloquire al meglio con Draghi per formare un governo politico" subito dopo l'ok del M5s al governo. E subito dopo ha cancellato tutti i tweet che aveva scritto contro di lui. 

Ma la sua non è l'unica nomina curiosa dell'esecutivo Draghi. Nicola Molteni sarà sottosegretario all'Interno insieme a Sibilia e quindi avrà a che fare con la ministra riconfermata Luciana Lamorgese. Proprio quella ministra che nel frattempo attaccava spesso su Facebook in nome dei porti chiusi, della difesa dei confini e del suo segretario Matteo Salvini, facendo girare immagine con una scritta inequivocabile in sovrimpressione: "Bocciata!". E che dire poi di Lucia Borgonzoni? Il suo è un rientro di lusso visto che era già in quel posto con il Conte I. E proprio all'epoca confessò candidamente a Un giorno da Pecora: “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”.

Ma anche da candidata presidente in Regione Emilia-Romagna Borgonzoni fece molto parlare di sé: come quando dichiarò che l’Emilia-Romagna (che si scrive con il trattino, come ebbe a ricordarle il candidato avverso) confinava con il Trentino Alto Adige. O come quando annunciò una sua "rivoluzione sanitaria" spalleggiata da Salvini su Twitter: "Tra i primi provvedimenti ci sarà l’attenzione ai più deboli, gli ospedali saranno aperti di notte, di sabato e di domenica, come in Veneto". Su Facebook Stefano Bonaccini rispose con sarcasmo: "Informo la cittadinanza che in #EmiliaRomagna anche questo fine settimana il servizio sanitario sarà attivo, efficace ed efficiente come sempre. Salvini, non essendo di questa Regione, può certamente non saperlo (dovrebbe però immaginarlo, avendo proprio il suo Governo indicato la nostra Sanità come modello per le altre regioni). È più preoccupante che a non sapere queste cose sia la mia sfidante: chi si candida a presidente qualcosa dovrebbe prima impararlo. L'Emilia-Romagna è una grande Regione, non merita improvvisazione". 

Dopo aver garantito che sarebbe rimasta in consiglio regionale a fare opposizione, è tornata in Parlamento. Come Susanna Ceccardi in Toscana. A differenza sua però Borgonzoni ha espresso preferenze anche sui medicinali da dare a chi è malato: su Twitter ha proposto di prescrivere passeggiate invece che antidepressivi. Sempre da candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna venne beccata da Bonaccini (che la prese bonariamente in giro su Facebook) a scambiare Bologna con Ferrara. E ha anche un altro record: pur essendo consigliera comunale a Bologna, nel 2020 è riuscita a mettere insieme zero presenze. 

Il Fatto Quotidiano mette insieme anche un po' di esternazioni di Stefania Pucciarelli e Rossano Sasso, rispettivamente sottosegretario all'Istruzione e alla Difesa in quota Lega. La senatrice Pucciarelli durante il Conte 1 venne scelta come presidente della Commissione diritti umani anche se una settimana prima sulla sua pagina Facebook aveva pubblicato la foto di una ruspa che distruggeva un campo nomadi a Castelnuovo Magra (La Spezia) accompagnata dalla scritta: “Un altro passo avanti per ristabilire la legalità”. A giugno 2017 l’avevano beccata a mettere un “mi piace” al commento di un utente su Facebook: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei”. E fu costretta a scusarsi. Sasso invece era stato fotografavo mentre sfilava verso piazza Duomo con una bandiera "Prima il Nord": quando se ne accorse cancellò lo scatto con la scritta. L’ex presidente di Regione Lombardia Bobo Maroni non la prese benissimo: “La gloriosa storia della Lega Nord non può finire così. E non finirà”, fu il suo commento. Oggi intanto Sasso ha pubblicato una sua foto sulla sua pagina Facebook, accompagnandola a una presunta citazione di Dante Alighieri: "Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto". Ma Repubblica ha spiegato che si tratta in effetti di una frase del Sommo, ma dal Dante-Topolino di un albo risalente a più di settant'anni fa. "L'Inferno di Topolino". Si trattava di una serie di fumetti pubblicati fra il 1949 e il 1950 (con testo di Guido Martina e disegni di Angelo Bioletto) in cui Mickey Mouse personificava il poeta della Divina Commedia, con tanto di tonaca rossa.

Franco Gabrielli sottosegretario per 007 e sicurezza

Quella del capo della Polizia Franco Gabrielli è invece l'unica scelta tecnica del governo Draghi (potrebbe succedergli come capo della polizia Lamberto Giannini, ex capo dell'antiterrorismo e suo braccio destro , ma in corsa ci sono anche Vittorio Rizzi, Luisa Pellizzari e Matteo Piantedosi, già capo di gabinetto di Salvini e oggi prefetto a Roma). Secondo il Corriere della Sera la sua nomina è strategica perché aiuterà Draghi anche nelle tensioni sociali che si svilupperanno durante il lockdown. 

Già in passato — durante il lockdown della primavera scorsa, e successivamente con le misure restrittive dell’autunno — ci furono episodi che fecero temere per la tenuta dell’ordine pubblico. Con relative infiltrazioni a vari livelli. E in quelle occasioni Gabrielli ha sempre cercato di coniugare la necessità di controllare le piazze con l’esigenza di comprendere le ragioni delle lamentele o delle mobilitazioni. Tanto più di fronte alle reali difficoltà di intere categorie di lavoratori.

Dopo aver lavorato per anni a stretto contatto con Lamorgese ora avrà ancora molto da fare. La sua scelta chiude anche le discussioni riguardo la delega ai servizi segreti, che era stata una delle cause di contrasto tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte: alcuni giornali avevano scritto che Draghi avrebbe mantenuto la delega per sé, sostenendo che nell'occasione Renzi non avesse nulla da dire. Alla fine non è stato così. Nominato prefetto il 16 dicembre 2006, Gabrielli viene chiamato a dirigere il Sisde e successivamente, a seguito della riforma dei Servizi di Informazione, l'Aisi. Il 6 aprile 2009, all'indomani del sisma che ha devastato il capoluogo abruzzese, viene nominato prefetto dell'Aquila e vice commissario vicario per l'emergenza terremoto. In quella veste, gestirà anche la sicurezza del Vertice G8 svoltosi in quella città nell'estate 2009.

Nel maggio 2010, assume l'incarico di vice capo Dipartimento della protezione civile di cui diviene capo dipartimento, gestendo le emergenza del sisma nella Pianura Padana e le procedure per il recupero e la messa in sicurezza della Costa Concordia, a seguito del naufragio dell'inverno 2012. Il 3 aprile 2015 viene nominato prefetto di Roma. Poi l'avventura come Capo della Polizia con tanto di scivolone su Salvini: quando il Capitano è ministro lo difende in un'intervista rilasciata a Repubblica sulla scelta di indossare la divisa delle forze dell'ordine ("un gesto di attenzione"). Poi, quando Salvini non è più ministro, cambia idea: "Lui veramente le utilizzava come una modalità per farsi sentire come parte. Ho sempre detto, ma un ministro dell'Interno ha bisogno di una t-shirt per riaffermare questa sua funzione? Perché così facendo si rischia di immaginare che i cittadini siano una banda di idioti, che hanno bisogno di una t-shirt, di un vessillo per riaffermare una cosa di questo genere. Se mi sono sentito offeso? No". 

I sottosegretari del governo Draghi sono la vittoria di Salvini, Berlusconi e Renzi

Anche l'editorialista Massimo Franco sul Corriere della Sera oggi nota che il compromesso laborioso raggiunto da Palazzo Chigi nella scelta dei sottosegretari "non è un buon viatico" per Draghi: "Sono pezzi di una strategia preventiva per scaricare eventuali difficoltà su Ue e Palazzo Chigi: tentazione trasversale, che parte da formazioni populiste come Lega e M5S ma non si limita a loro. Tocca anche Pd, FI, Iv. Si mescola con la metamorfosi che i partiti stanno vivendo: processo doloroso, incarnato da un grillismo in frantumi". La spartizione di sottoposti di governo accontenta tutti, anche chi era rimasto a bocca asciutta con la lista dei ministri: alla fine ce la fa anche Bruno Tabacci che con il suo Centro Democratico si era offerto come stampella per il Conte-Ter. E si noti la scelta del doppio sottosegretario agli Esteri: il M5s si è impuntato sulla conferma di Manlio Di Stefano, che però non era abbastanza "atlantista" ed "europeista" e allora ecco la pezza da metterci: sarà affiancato da Benedetto Della Vedova di Più Europa, a cui andranno le deleghe più importanti. 

Di sicuro è felice Salvini, che viene definito come "premier ombra" dal Corriere della Sera oggi e non nasconde la sua soddisfazione: "Avevo chiesto la sicurezza e al Viminale abbiamo Nicola Molteni, che già aveva fatto benissimo. Ci interessa lo sblocco dei cantieri e alle Infrastrutture abbiamo Alessandro Morelli, che già era presidente della commissione. Per la scuola, mi sarebbero piaciuti Pittoni o Sasso...". E poi "al Mef il padre di Quota 100, Claudio Durigon, al Lavoro una donna toscana molto in gamba come Tiziana Nisini, Lucia Borgonzoni torna alla Cultura e Gian Marco Centinaio all’Agricoltura, la ligure Stefania Pucciarelli alla Difesa e Vannia Gava, che era all’Ambiente, sarà alla Transizione ecologica. Mi spiace perché di persone di valore ne avremmo avute altre 30 e a me sarebbe piaciuto anche l’incarico peril Sud. Ma ovunque ci saranno uomini della Lega, lavoreranno anche per il Sud. Mi faccia augurare buon lavoro al prefetto Franco Gabrielli ai Servizi. Siamo contenti di poter partecipare alla scelta del nuovo capo della Polizia col sottosegretario Molteni. Anche perché, essendo passati dai 250 sbarchi di gennaio-febbraio 2019 ai 4.000 di quest’anno, c’è parecchio da lavorare...". 

Il Fatto Quotidiano registra poi la felicità di Silvio Berlusconi: alla Giustizia va l’avvocato Francesco Paolo Sisto, che lo difese nel processo sulle escort, guidò la protesta contro i magistrati al Tribunale di Milano e si scagliò contro la retroattività della legge Severino votata (da Sisto medesimo) pochi mesi prima. Ai Rapporti con il Parlamento va invece Debora Bergamini: 

Un’altra fedelissima, che resterà nei libri di storia per la “struttura Delta”, la rete di collaborazione tra Rai e Mediaset negli anni d’oro del berlusconismo, quando il servizio pubblico e l’oligopolio privato, invece di competere, si mettevano d’accordo sui palinsesti per favorire l’ex presidente del Consiglio. 

Anche Giorgio Mulè va alla Difesa mentre trovano posti anche il piemontese Gilberto Pichetto Fratin , il braccio destro di Tajani Francesco Battistoni e Giuseppe Moles. Sorride anche Matteo Renzi, che incassa per la fedelissima Teresa Bellanova le infrastrutture mentre Ivan Scalfarotto andrà all'interno. E così tutti e tre i rappresentanti di Italia Viva che avevano un posto nel Conte Bis hanno una poltrona anche nel governo Draghi. Vince Renzi, vince Berlusconi, vince Salvini. Perde il governo dei migliori. 

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