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Lunedì, 6 Febbraio 2023
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Spending review, Renzi: "I tagli li decidiamo noi"

Il premier a Montecitorio: "Cottarelli ha elaborato un piano per la spending review, ma dove tagliare lo decidiamo noi. Le coperture ci sono". Sull'Ue: "Bisogna uscire da una visione incentrata solo sull'austerity"

ROMA - Ora che ha incassato il via libera dei due signori d'Europa - Francois Hollande e Angela Merkel - Matteo Renzi prova ad alzare la voce e a mostrare i muscoli. In Aula, durante le comunicazioni sul consiglio europeo di giovedì, il premier ha ricordato che a comandare è l'Italia - "L'Ue non ci controlla i compiti a casa" - e ha ribadito che è necessario che Bruxelles esca da una visione "totalmente incentrata sull'austerity per avviare la crescita o non c'è spazio per la politica". Poi, ha avvisato i colleghi italiano chiarendo che sui tagli "decidiamo noi". 

"E' fondamentale che si esca dalla visione per la quale l'Europa ci controlla i compiti o l'Europa ci fa le pulci - ha ammonito Renzi - L'Europa non è un'istituzione altra rispetto a noi. Dobbiamo essere in grado di affermare con decisione che Italia ed Europa, a dispetto di certa propaganda, non sono due controparti ma sono sulla stessa barca per cui o l'Italia è in grado cambiare se stessa per dare uno slancio all'Ue e l'Ue di uscire da una visione totalmente incentrata sull'austerity per avviare la crescita o non c'è spazio per la politica".

"UE A RISCHIO POPULISMO" - Quindi, come in un'equazione, senza politica c'è spazio solo per l'antipolitica e il populismo. L'Europa corre "il rischio di una deriva tecnocratica e burocratica europea" e "vive una fase di difficoltà evidente ai cittadini, con il rischio forte di un'affermazione di partiti populisti". I prossimi mesi, con le elezioni, il rinnovo delle istituzioni e il semestre italiano, sono "decisivi" per dare una risposta e ridare all'Unione "lo sguardo alto e ideale del sogno dei padri fondatori". Citando Alex Langer il premier ha spiegato: "Il rischio di una deriva tecnocratica e burocratica europea non lo avverte questo Parlamento per colpa della crisi, ma è un rischio insito nell'animo di chi si batte per una Ue degna di questo nome e al quale dobbiamo dare risposta perchè nei prossimi otto mesi non solo ci sarà il passaggio elettorale, oggettivamente importante, ma avremo le nuove istituzioni a partire dalla nuova Commissione e avremo il semestre italiano al quale il precedente governo guidato da Letta - presente in Aula -, che ringrazio, ha dato stimolo e riconoscimento". La medicina per evitare la deriva è una: "Lottare contro un'Europa che sia semplicemente espressione della tecnocrazia e riprendere lo sguardo profondamente alto e ideale che la Ue aveva nel sogno dei padri fondatori". 

"SUI TAGLI DECIDIAMO NOI" - Poi, sbrigata la pratica Ue, un riferimento anche alla spending review che il commissario Cottarelli sta elaborando e che verrà portata dal governo in Parlamento. La spending "la presenteremo dopo una analisi politica - ha spiegato Renzi - il commissario ci ha fatto un elenco ma toccherà a noi decidere. Noi ci presenteremo in modo chiaro in Aula con l'elenco delle voci dove vogliamo intervenire e dove no". E se non fosse stato abbastanza chiaro, il premier ha chiaro tutto scherzandoci su. "Come in famiglia se non ci sono abbastanza soldi sono mamma e papà che decidono cosa tagliare e cosa no". 

FISCO E LAVORO - "La diminuzione dell'Irpef nelle buste paga di chi guadagna fino a 1.500 euro al mese è solo un primo passo per rivitalizzare il mercato interno ora bloccato", ha aggiunto. Il taglio "a doppia cifra, dieci miliardi, deciso per il cuneo fiscale" deriva da un margine ampio "di copertura che proviene da un intervento sulla spending". Più soldi in busta paga e, magari, meno disoccupazione. "La riforma del lavoro è necessaria - ha spiegato - non è un argomento a piacere che possiamo affrontare o no. Ci viene chiesta dal 42% di giovani disoccupati" e non dall'Europa. "Si è pensato di creare lavoro per decreto e si è fallito. Si è pensato di dare garanzie ai giovani moltiplicando norme e si è nuovamente fallito e ora la disoccupazione giovanile è a livelli atroci", ha aggiunto Renzi.

CAPITOLO GIUSTIZIA - Se il lavoro è un'emergenza, lo stesso vale per la riforma della giustizia. "Non possiamo pensare che l'Ue sia il nostro alibi, i dati offerti dall'Ue non sono dati della strega brutta e cattiva ma sono dati della nostra debolezza. Risolvere il problema della giustizia civile - ha concluso il premier - è una priorità del nostro Paese".

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