Mercoledì, 3 Marzo 2021
Colpi di spread

Di Maio: "Spread a 300? Il problema non eravamo noi". Salvini: "Chiedete a Mattarella"

Ma solo pochi giorni fa i due leader la pensavano in modo molto diverso: per il segretario della Lega l'aumento dello spread era "un giochino della finanza", per il M5s una "fake news"

Matteo Salvini e Luigi Di Maio

"Lo spread oggi è schizzato oltre i 300 punti: non accadeva da 4 anni. Il problema non eravamo noi, non era la nostra squadra di ministri, ma l'incertezza che oggi regna sovrana". È quanto scrive su Facebook il capo politico dei 5 Stelle Luigi Di Maio. 

"Se il Governo del Cambiamento fosse partito – scrive ancora Di Maio -, oggi avremmo un governo politico forte che sarebbe già al lavoro per incontrare gli altri Paesi Ue e spiegargli i dettagli della nostra politica economica che non ha mai previsto l'uscita dall'euro. Oggi invece c'è solo la prospettiva di un governo debolissimo, che otterrà solo una manciata di voti di fiducia (se li otterrà) e che non ha alcuna idea di futuro del Paese".

La manifestazione del 2 giugno a Roma

Per il capo politico del M5s è la dimostrazione che "andare contro la democrazia non paga". Quindi Di Maio chiama i militanti alla mobilitazione. "Rinnovo a tutti voi l'invito a venire a Roma sabato 2 giugno, alle 19 in piazza della bocca della verità. Per noi questo sarà un momento pacifico e democratico in cui ci ritroviamo tutti insieme per dire con una sola voce: #IlMioVotoConta. Chi vuole usare questo giorno per scopi violenti o di attacco è lontano dalla nostra idea di Paese".

Salvini: "Spread a 300? Chiedete a Mattarella"

Stessa linea scelta da Matteo Salvini, che però a differenza dell’esponente M5s chiama direttamente in causa il Presidente della Repubblica. "Spread a 300? Chiedete a Mattarella", le parole di Salvini al termine della riunione con i gruppi della Lega a Montecitorio. "Fosse per me ci sarebbe un governo in carica - sottolinea il leader della Lega – Hanno scelto altrimenti per rassicurare i mercati, ma non sembra ci stiano riuscendo".

Lo spread? È una fake news: cosa dicevano Lega e M5s

Secondo Lega e 5 Stelle dunque è l’instabilità politica provocata dal mancato accordo di governo il motivo dell’impennata dello spread. Va detto, per la cronaca, che il differenziale di rendimento tra i Btp italiani e i bund tedeschi ha iniziato ad allargarsi dopo la pubblicazione della prima bozza del "contratto di governo" e da allora, con l’avvitarsi della crisi diventata anche istituzionale, il nervosismo degli investitori è diventato sempre più evidente.     

Solo una manciata di giorni fa, peraltro, sia la Lega che i 5 Stelle attribuivano motivazioni completamente diverse all’aumento dello spread.  "Lo spread sale? I soliti giochini della finanza, vuol dire che stiamo facendo bene…", diceva ad esempio il leader della Lega in un video pubblicato su facebook lo scorso 16 maggio. E il M5s non la pensava in modo troppo dissimile. Anzi: "Lo spread è una fake news" si legge nel titolo di un post apparso sul blog delle Stelle il 19 maggio.

"Lo spread è una fake news"

"Lo spread - scrivevano i 5 Stelle - è la clava con la quale opinionisti senza arte né parte tengono la politica sotto ricatto, prendendo spunto dalle fisiologiche oscillazioni dei mercati per colpire chi esce dal recinto da loro tracciato".

Del resto, anche dopo la drammatica crisi dell’estate del 2011, non furono le riforme di Monti a trarci d’impaccio dalla speculazione finanziaria, sostenevano i 5 Stelle, bensì "le poche parole pronunciate dal neo governatore della Bce Mario Draghi a cambiare il corso della storia: 'La Bce farà tutto il necessario per sostenere l’euro. E, credetemi, sarà sufficiente'".

"Lo spread non dipende dai governi ma dalla Bce"

"Da quel 26 luglio 2012 lo spread tra Btp e Bund iniziò la sua mirabolante discesa, proseguita poi anche grazie ai programmi di liquidità straordinaria (LTRO e TLTRO) e al Quantitative Easing che prese il via ad inizio 2015. I tassi scendevano mentre con i governi di centro-sinistra il rapporto debito/Pil dell’Italia continuava a crescere. La migliore dimostrazione che lo spread non dipende dalle fortune dei governi ma dall’azione della Bce: se Draghi decide di continuare a comprare i titoli di Stato sul mercato secondario non c’è ragione per cui gli investitori dovrebbero fuggire dai BTP e lo spread continuerà a rimanere sotto controllo".

Cosa che però, in tutta evidenza, non sta avvenendo.

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