Domenica, 20 Giugno 2021
Politica

Fassina lascia il Pd e guarda a Civati e Vendola per un nuovo "soggetto politico"

Lo strappo con il partito del premier segretario Matteo Renzi si è consumato dopo la decisione del governo di mettere la fiducia sul ddl scuola. Con Fassina esce anche la dem Monica Gregori. Il 4 luglio incontro con i "tanti che hanno lasciato il Pd", pensando a un'unione con Sel e Possibile

ROMA - Stefano Fassina conferma: lascia il Partito Democratico. L’annuncio è stato dato in una sede del partito a Capannelle, a Roma, “un circolo di periferia perché lì sono le mie radici, le persone che dobbiamo rappresentare e le persone a cui devo dare risposte”.

LO SCONTRO CON RENZI PREMIER E SEGRETARIO - Sulla notizia che il governo metterà la fiducia sul ddl scuola si è consumato così l’ultimo, definitivo strappo tra Stefano Fassina e il partito di cui il premier Matteo Renzi è segretario. Un rapporto difficile quello tra l’ex viceministro dell’Economia del governo Letta e il premier-segretario, cristallizzato per i posteri nella sprezzante battuta “Fassina chi?” pronunciata da Matteo Renzi. Ora la decisione irrevocabile è stata presa.

DAL DDL SCUOLA AL JOBS ACT - Quella di mettere la fiducia sul ddl scuola è “una scelta grave e insostenibile per il Pd”, ha detto Fassina. “Servivano 4 correzioni profonde e invece questo non è avvenuto. Si è messa la fiducia, si è chiusa ogni possibilità di dialogo e si è voluta fare l’ennesima forzatura. La scuola è solo l’ultimo passaggio di una vicenda che ha compreso la delega lavoro e il cosiddetto Jobs act, non abbiamo condiviso le riforme costituzionali e legge elettorale e infine, l’ultimo passaggio di una progressiva regressione, quello della scuola”. Fassina parla al plurale perché non è l'unico ad andarsene. Esce dal Pd anche la deputata dem Monica Gregori, con la quale presenterà la lettera di dimissioni dal gruppo alla Camera. Entrambi non si riconoscono più in un partito “sempre più attento all’establishment a Marchionne, alla finanza internazionale, ai rappresentanti di un management che sempre più invade le strutture dello Stato”.

ORA UN "NUOVO SOGGETTO POLITICO" - Che fare, quindi, una volta usciti sbattendo la porta? La risposta è altrove, verso un nuovo soggetto politico. Il 4 luglio, Stefano Fassina ha annunciato che sarà al teatro Palladium alla Garbatella, quartiere tradizionalmente “rosso” della Capitale, insieme a Pippo Civati, Sergio Cofferati e Luca Pastorino e “ai tanti che hanno lasciato il Pd”, siano essi “fondatori, dirigenti, militanti che si sentono abbandonati dal partito”. “Con loro avvieremo un percorso politico sul territorio per raccogliere le tante energie che sono andate nell’astensionismo”, ha proclamato Fassina, in conferenza stampa a Montecitorio. Non solo. "Anche con Sel intrecceremo un percorso tra i parlamentari e sul territorio, bisogna che affluenti diversi arrivino a un fiume comunque, ci sono tante persone rassegnate e a sinistra che devono tornare protagonista della politica", ha aggiunto l’ormai ex esponente dem. L’assemblea alla Garbatella però "è solo per gli ex Pd”. C’è tempo per incontrare tutti gli altri, a partire da Maurizio Landini, animatore di Coesione sociale. "C'è attenzione da tempo nei suoi confronti - ha spiegato Fassina - ma loro non vogliono fare un partito, noi vogliamo essere il loro interlocutore politico”. Per ora, comunque, “il percorso è aperto” e “ci saranno singoli e organizzazioni come Possibile di Civati”. 

SGUARDO AL FUTURO - “L’obiettivo finale è sicuramente un soggetto politico unitario ma non sarà una forza di testimonianza ma una sinistra di governo e non aspetteremo il 2018 per misurarci perché ci sono altri appuntamenti elettorali come le amministrative dell'anno prossimo in cui proporre una sinistra forte, incisiva, popolare ma non populista”. Quanto a possibili altre uscite dal Pd Fassina non si è voluto sbilanciare: "Vedremo se altri arriveranno, di certo l'analisi è condivisa con alcuni", come i senatori Mineo, Tocci e Gotor che al Senato hanno provato a rilanciare le proposte di modifica sulla scuola, "ma si tratta di scelte individuali difficili per chi viene dalla nostra storia perciò rispetto chi non la ritiene opportuna".

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