Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Politica

"Vietare il velo islamico nei luoghi pubblici", la Lega ci riprova

Arriva in commissione Affari costituzionali il ddl del Carroccio: multe fino a 2mila euro a chi lo indossa e carcere a chi obbliga le donne

Il divieto di indossare burqa e niqab in luoghi pubblici, una battaglia storica che la Lega, ora al governo, torna a riproporre. E' stato assegnato alla commissione Affari costituzionali un ddl, presentato dal partito di Matteo Salvini, che mira a portare a compimento un percorso iniziato ormai due legislature fa.

7 anni di battaglie senza esito

Era il 2 agosto del 2011 quando la Camera diede il primo sì ad una serie di sanzioni per vietare burqa e niqab in luoghi pubblici. La proposta era di Souad Sbai, deputata del Pdl, e venne fortemente sostenuta dagli alleati leghisti. Ma il provvedimento restò poi su un binario morto, finchè nel 2013 Nicola Molteni, attuale sottosegretario, presentò un nuovo ddl che, oltre alle multe per chi si copre il viso, contemplava anche anche risvolti penali per chi costringe altri ad occultarsi il volto.

Il Burqa-ban danese

Non se ne fece nulla. Seguirono altre proposte, compresa una di Roberto Calderoli nel 2017. All'inizio di questa legislatura Molteni, prima di essere nominato sottosegretario, è tornato alla carica con un nuovo ddl che, spiega nel testo, "tiene anche conto del dibattito che si è svolto su questo tema nella XVI legislatura" e che ripropone lo schema dei provvedimenti già presentati in passato e che prende a modello la legislazione francese in merito. "L'adozione di una legge identica a quella francese da parte del Parlamento italiano rafforzerebbe in sede europea la posizione di entrambi i Paesi", si legge nel testo del ddl.

Cosa prevede il testo

"La presente proposta di legge - si legge nel ddl leghista - mira a introdurre nel nostro ordinamento giuridico un divieto esplicito a indossare in luogo pubblico o aperto al pubblico, indumenti atti a celare il volto, non soltanto per motivi di ordine pubblico e sicurezza, ma anche come nel caso del burqa e del niqab, in quanto considerati atteggiamenti inconciliabili con i princìpi fondamentali della Costituzione, primo fra tutti il rispetto della dignità della donna".

Nel ddl vengono elencati "tre elementi che ci consigliano di procedere con la presente proposta di legge. Il primo è che le esigenze di ordine e sicurezza pubblica che impedirebbero, a legislazione vigente, l'uso del burqa non siano lasciate all'interpretazione dei magistrati e delle Forze dell'ordine. La seconda motivazione risiede nell'atteggiamento dell'Europa: l'adozione di una legge identica a quella francese da parte del Parlamento italiano rafforzerebbe in sede europea la posizione di entrambi i Paesi".

La terza "e più importante motivazione è che si vogliono introdurre misure a difesa delle donne costrette a celare il proprio volto: le norme proposte sottendono, infatti, il fondamentale principio per cui non è accettabile nella nostra cultura e secondo i valori sanciti dalla Costituzione e dal Trattato di Lisbona il fatto che la donna possa essere, in qualsiasi modo, indotta a comportamenti e ad abbigliamenti che la pongono in palese stato di sottomissione e discriminazione".

Multa fino a 2mila euro

Il dispositivo della Lega è articolato in due parti. La prima è quella che riguarda le multe per chi indossa "indumenti o accessori di qualsiasi tipo, compresi quelli di origine etnica e culturale, quali il burqa e il niqab". Se il fatto "è di lieve entità e non risulta commesso in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico, si applica la pena dell'ammenda da 1.000 a 2.000 euro". La seconda parte, invece, interviene sul codice penale.

"Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a due anni e con la multa da euro 10.000 a euro 30.000, chiunque costringa taluno all'occultamento del volto con violenza, minaccia o abuso di autorità ovvero in modo da cagionargli un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare nella persona un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto". Una pena che viene "aumentata della metà se il fatto è commesso a danno di minore o di una donna o di persona disabile". Se si viene condannati per questo reato, la "condanna in via definitiva preclude l'acquisto della cittadinanza". 

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