Giovedì, 28 Ottobre 2021
TASSE

Il fisco si "mangia" metà del nostro lavoro

L'attacco di Renzi non basta a risolvere il problema del "cuneo fiscale". L'Istat: "Allo Stato il 49,1% del costo del lavoro per i lavoratori dipendenti". La Uil: "A marzo scomparsi 89 euro dalla busta paga"

Renzi e l'Irpef. Il nuovo governo e le tasse. Tutti - almeno a parole - contro il cuneo fiscale. Ma i dati parlano chiaro: si potrà anche diminuire la quota "di stipendio" che ogni mese "scompare" dalla busta paga ma la situazione difficilmente potrà migliorare nel breve periodo.

Che siamo i più tar-tassati d'Europa è storia. Ma il trend è tutt'altro che positivo.

Basta andare a riprendere le parole del presidente dell'Istat che, due giorni fa, ha riferito in Commissione finanze al Senato sulla situazione, per capire che l'emergenza è ormai la normalità. Per Antonio Golini, infatti, "il valore medio del cuneo fiscale e contributivo per i lavoratori dipendenti è pari al 49,1% del costo del lavoro"

I contributi sociali rappresentano la componente più elevata del cuneo fiscale (28% a carico del datore di lavoro e 6,7% a carico del lavoratore". In busta paga, inoltre, "ai lavoratori vengono trattenute le imposte sul reddito (14,5%) inclusive dell'Irpef e delle addizionali regionali e comunali.

Fin qui, numeri e percentuali. Ma quanto incidono questi fattori sulla vita quotidiana delle persone? Per i lavoratori dipendenti a fronte di un valore medio del costo del lavoro di 31.719 euro la retribuzione netta è di 16.153 euro all'anno. E non è finita qui: andando a valutare il fenomeno a livello europeo ecco un'altra brutta sorpresa. Mentre tra il 2000 e il 2012 la pressione fiscale negli altri paesi dell'Unione è diminuita dello 0,5%, in Italia - nello stesso lasso di tempo - è aumentata del 3%. Tolti Malta e Cipro, in un'eventuale classifica sull'incremento del cuneo fiscale siamo i fanalini di coda. 

Ecco perché si può anche vedere, all'orizzonte, una riduzione del carico fiscale tramite il Jobs Act, ma poi se si verificano fenomeni come quello "scoperto" dalla Uil nella busta paga di marzo (in media 97 euro di stipendio in meno rispetto a un anno fa tra saldo e acconto dell'Irpef sia Regionale, sia Comunale) il rischio è che ogni provvedimento "spot" sia inutile se non si interviene direttamente sul sistema fiscale.

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