Tap, il ministero dell’Ambiente mette fuori gioco la Regione Puglia

Una nota della direzione per le valutazioni ambientali revoca la delega alle verifiche delle ottemperanze imposte nell'autorizzazione. Tap con due lettere aveva segnalato il ritardo degli "enti vigilanti"

Un cantiere per la Tap in Puglia (LeccePrima)

Il direttore generale del dipartimento per le valutazioni e autorizzazioni del ministero dell’Ambiente ha avocato al dicastero di cui è parte la verifica di ottemperanza di una decina di prescrizioni relative alla fase 1/A, quella dell’apertura del pozzo di spinta necessario alla realizzazione del tunnel nella zona di approdo del gasdotto, a San Foca.

La realizzazione dell'opera di approvvigionamento energetico, contestata dal Comune di Melendugno e da una parte dell'opinione pubblica salentina, è stata subordinata nel decreto di autorizzazione all'adempimento di alcune indicazioni, per ciascuna delle quali il ministero dell'Ambiente eventualmente si avvale di diversi "enti vigilanti, a seconda delle competenze.

La decisione segue due note inviate al ministero da Tap ad agosto – il 3 a il 14 – con le quali si segnalano i ritardi degli “enti vigilanti”. La direzione per le valutazioni ambientali fa riferimento anche alla nota della Regione, risalente a luglio, con la quale si chiede di “avocarsi i procedimenti inerenti alla verifica di ottemperanza alle prescrizioni”. Regione Puglia e Agenzia regionale per l’Ambiente sono state dunque esonerate, non avendo concluso l’attività di verifica entro i trenta giorni dalla ricezione della documentazione del proponente, secondo quanto previsto dall’articolo 28 del decreto legislativo 152 dell’aprile del 2006 (Testo Unico dell’ambiente).

Nello specifico si tratta di prescrizioni relative al monitoraggio ambientale, all’impatto paesaggistico del terminale di ricezione previsto in agro di Melendugno, al piano delle opere di mitigazione ambientale e compensazioni che deve essere approvato dal Comune e dalla Regione. Di particolare rilevanza la numero 18 che impone a Tap uno studio approfondito sulla risposta sismica locale per quanto riguarda la zona del terminale e del pozzo di spinta. Il ministero ricorda che a tutte queste prescrizioni Tap ha risposto con l’invio della documentazione tra il 2015 e il 2016.

Intanto, fuori dai confini nazionali, l'inchiesta "La lavanderia a gettoni azera" condotta dalla rete di giornalismo investigativo Occrp, "Organized crime and corruption reporting project", sta avendo una pesante eco anche nelle istituzioni europee: alcuni esponenti politici e non solo avrebbero beneficiato della disinvolta attività di lobbing riconducibile, attraverso società off-shore, al governo azero tra il 2012 e il 2014. Il finanziamento di opere che riguardano anche l'Azerbaijan, infatti, non può prescindere da una valutazione positiva degli organismi europei preposti al monitoraggio del rispetto dei diritti umani. E tra poche settimane la Banca Europea degli Investimenti e la Banca per la ricostruzione e lo sviluppo decideranno se accordare due prestiti, di 2 miliardi di euro per Tap e di 1,5 per il Tanap: i due pezzi del gasdotto che nasce in Azerbaijan e finisce sulla costa del Salento.

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