Sabato, 5 Dicembre 2020
Italia

Tassa sulla prima casa: il Piano dell'Ue millantato da Salvini non esiste

L'Europa ha chiesto all'Italia di ridurre le tasse sul lavoro e aumentare quelle sul patrimonio ma di una reintroduzione dell'Imu non vi è traccia, così come non vi sono inviti ad altre tipologie di patrimoniali

Un piano segreto dell'Europa e del governo Conte per reintrodurre una tassa sulla prima casa in Italia: è la Lega e in prima persona Matteo Salvini a sostenere che Bruxelles vuole che l'Italia elimini l'esenzione dell'Imu sulla prima casa ma le cose non stanno realmente così.

Occorre fare un passo indietro allo scorso 30 luglio quando la deputata leghista del Parlamento europeo Silvia Sardone ha presentato una interrogazione alla Commissione europea chiedendo di indicare la posizione dell'esecutivo europeo sulla fiscalità dell'Italia inerente alla prima casa e ad una eventuale patrimoniale. Come ricorda Europatoday l'interrogazione riportava alcune indiscrezioni in merito alle raccomandazioni dell'Unione europea all'Italia un cui si cita una modifica delle tasse sulla casa.

"Le raccomandazioni dell'Ue pubblicate a seguito dell'ultima riunione dell'Ecofin dell'anno scorso segnalavano che l'esenzione dell'Imu sull'abitazione principale (prima casa) non è molto apprezzata. La sensazione è che la Commissione non valuti positivamente questa esenzione ma anche il fatto che non sia stato introdotto un meccanismo impositivo progressivo sul mattone in base al reddito familiare". Pertanto, "si chiede alla Commissione: 1) se intende chiedere all'Italia di ripristinare la tassa sull'abitazione principale; 2) se tra le sue richieste all'Italia ci sia l'introduzione di una patrimoniale; 3) di indicare la sua posizione sulla fiscalità in Italia".

La risposta della Commissione è arrivata il 15 ottobre scorso a firma del commissario all'Economia, l'ex premier italiano ed esponente del Pd, Paolo Gentiloni. Nella sua risposta, Gentiloni ha ricordato che già dal 2012 Bruxelles nelle raccomandazioni agli Stati membri chiede all'Italia di spostare le tasse dal lavoro al patrimonio facendo leva sulla reintroduzione dell'Imu sulla prima casa (abolita dall'ultimo governo Berlusconi).

Dunque, Gentiloni chiarisce da subito che la richiesta sull'Imu non è una novità e non è una "indiscrezione" da connettere con piani "nascosti" tra Ue e governo Conte, ma una raccomandazione, e come tale può essere seguita o meno dal Paese a cui è inviata. Prova ne sia che in questi anni, l'esenzione sull'Imu è rimasta intatta: la prima casa a oggi non è tassata, a eccezione di quelle di lusso.

Spiegava Gentiloni:

"Le raccomandazioni specifiche per Paese rivolte all'Italia dal 2012 al 2019 nell'ambito del semestre europeo adottate dal Consiglio in base a una proposta della Commissione, consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio. Le raccomandazioni formulate nell'ambito del semestre europeo 2017 specificavano che quest'obiettivo doveva essere raggiunto anche 'con la reintroduzione dell'imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato'".

Questa raccomandazione non è stata mai attuata e l'esenzione non vale per le case di lusso, ma come spiega il Sole 24 Ore,  tale esenzione riguarda solo castelli e ville costruiti fino agli '30 del secolo scorso. Per esempio, tutte le ville di lusso della Costa Smeralda in Sardegna sono state costruite dagli anni '60 in poi (si presume anche quella di Flavio Briatore). Non è un caso che solo lo 0,2% della case censite in Italia sia "di lusso".

Dunque, finora, Bruxelles non ha chiesto una tassa aggiuntiva rispetto a quelle esistenti, ma "di trasferire il carico fiscale dal lavoro", ossie le imposte su imprese e lavoratori, "verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio". Ma non il patrimonio di tutti gli italiani, ma solo delle "famiglie con reddito elevato". Cosa significhi reddito elevato è tutto da chiarire. Così come lo stesso Gentiloni, nella sua risposta, cita un parere dei servizi della Commissione (per la precisione "il documento di lavoro dei servizi della Commissione 'Relazione per paese relativa all'Italia 2020') in cui, volendo, sembra esserci un'apertura alla reintroduzione dell'Imu sulla prima casa su scala più vasta.

"Nel complesso - scrive Gentiloni, citando questo documento - i principali problemi individuati dalla Commissione (in Italia, nedr) sono l'elevato carico fiscale che grava sul lavoro e l'elevato livello di evasione fiscale. L'analisi dimostra che, abolendo l'esenzione dell'Imu sull'abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica".

Ancora una volta, gli esperti di Bruxelles spiegano il loro punto di vista: meglio ridurre le tasse sul lavoro e aumentare quelle sul patrimonio (la prima casa), perché questo colpirebbe le rendite di posizione e aumenterebbe gli incentivi a fare impresa. Rispetto al 2017, stavolta si parla di Imu progressiva e non riservata solo ai più ricchi.

Va precisato, però, che si tratta di una "analisi" e non di una "raccomandazione". Si vedrà se nelle prossime raccomandazioni la Commissione seguirà o meno il parere dei suoi tecnici. Per il momento, restano valide quelle del 2020, in cui Bruxelles invita il nostro governo a spendere di più per disoccupati, partite Iva e sanità. Della reintroduzione dell'Imu non vi è traccia, così come non vi sono inviti ad altre tipologie di patrimoniali. Che, ricorda Gentiloni, Bruxelles non ha mai raccomandato. Almento per ora.

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