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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Il caso / Italia

Crepa nel Partito Democratico: colpa della Tav

Dopo la manifestazione in Valsusa guidata dai parlamentari 'grillini' alla quale hanno dato sostegno diversi esponenti del Pd, monta la polemica tra il piemontese Esposito e il pugliese Emiliano: il primo ultras "Sì Tav", il secondo ora "No Tav"

E fu elezioni, e fu caos. E fu anche Tav. Nell’Italia degli italiani, in tempi confusi e confusionari, ogni polemica trova un porto sicuro. Capita che una maggioranza relativa, quella del Pd più Sel, si accorga che al Senato mancano i numeri per governare. Capita che il Presidente della Repubblica affidi al leader di questa coalizione l’incarico di trovare quegli addendi necessari per tramutare un risultato insoddisfacente in uno quantomeno accettabile. Capita che il giorno dopo avergli consegnato il mandato da esploratore, in Val di Susa, a due passi dai cantieri della Tav della linea Torino – Lione, “cinquanta mila persone” (secondo gli organizzatori) si ritrovino per sfilare e protestare contro l’opera nella sua interezza: dal passante piemontese, ai fiumi secchi del Mugello, al sottoattraversamento di Firenze. La Tav non sa da fare, o meglio da completare. E 50mila volti fanno rumore. I volti storici dell’attivismo No Tav, i professori, gli accademici, il popolo che da anni si oppone a quei binari su cui far correre i treni velocissimi.

Lo scontro tra Emiliano ed Esposito-2Tra loro qualche esponente di Sel ma soprattutto una cinquantina di parlamentari del Movimento 5 Stelle. C’è anche Vito Crimi, il capogruppo al Senato dei 5 Stelle che durante l’ispezione ai cantieri annuncia la richiesta per una “commissione d’inchiesta sulla Tav”.

E in tutto questo non manca il dato politico: la Tav è una cosa, l’accordo di governo è altro affare. Nessun baratto, dicono i grillini. La rete per l’alta velocità o serve o non serve. Se non è necessaria che Bersani blocchi i cantieri, sottolinea Crimi. Il discorso a vederlo bene, non fa una piega.

Trovare la concordia dentro una gallerie per i treni velocissimi sarebbe poco serio. Da qualunque punto di vista la si guardi, o la si pensi, la dialettica su cui poggia una grande opera parte sempre da due opposti, un sì e un no. E in questa logica il si del Pd, non può essere barattato con il no dei grillini come lascia passare per Palazzo Chigi.

Così per tutti, meno che per Laura Puppato, presente alla manifestazione, e il sindaco di Bari, volto noto del Pd, Michele Emiliano, che dalla Puglia si è collegato in Piemonte via skype. Entrambi a sostegno delle ragioni del no, entrambi travolti dalla polemica. Un po’ perché la ‘cura’ dello scambio, di questo scambio, non rientra in partita; un po’ perché quando c’è mare grosso la regola è che tutti facciano i bravi marinai. Sta di fatto che  via Twitter è partita una polemica ferocissima.  

Il Presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta, riferendosi a Emiliano, ha decretato il fischio di inizio: “Da rappresentanti del mio partito mi aspetto più rispetto e informazione, meno superficialità”. La risposta del sindaco di Bari non si è fatta attendere: “Temo vi siate chiusi in un fortino perdendo di vista che l’unica energia che convince è la Politica, non la Polizia”. Botta, riposta e intervento a gamba tesa – in favore della ditta – del senatore Pd Stefano Esposito: “Ti riferisci all’energia politica che ha prodotto straordinari risultati elettorali in Puglia? Meno demagogia”. Parole che l’ex-magistrato, da Bari, ha respinto con vigore: “In Puglia ho sempre vinto, nonostante la pena che pugliesi provano per il Pd quando si incarna in uno come te. Mi hai rotto”.

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