L'ultimo pasticcio del governo: decreto rilancio in ritardo, via libera ai licenziamenti

Il governo ha anticipato come sarà confermata la sospensione dei licenziamenti per i prossimi tre mesi ma ancora il testo non è stato pubblicato in gazzetta ufficiale e da domenica i lavoratori sono senza alcuno scudo

Per evitare che l’emergenza economica creata dall'epidemia di coronavirus si traducesse in una valanga di licenziamenti, il governo aveva previsto all'interno del decreto "Cura Italia" il divieto di licenziamenti collettivi dal 17 marzo e la sospensione dei licenziamenti avviati dopo il 23 febbraio 2020. Sospesi anche i licenziamenti individuali per giustificato motivo ("inadempimento degli obblighi contrattuali" o per ragioni inerenti all'attività produttiva, come nel caso delle crisi aziendali).

Un paracadute con una data di scadenza, ovvero quella del 16 maggio. Lo scudo di 60 giorni previsto dal decreto non è stato infatti ritoccato nel percorso di conversione in legge, pertanto lo stop ai licenziamenti è di fatto terminato la scorsa domenica.

Il Governo ha spiegato che nel testo del nuovo decreto rilancio sarà confermata la sospensione dei licenziamenti per i prossimi tre mesi: nella bozza circolata prima del Cdm di sabato scorso all'articolo 83 si legge infatti come le parole "60 giorni" siano sostituite da "cinque mesi" portando lo scudo per i lavoratori fino a metà agosto.

decreto rilancio licenziamenti-2

Peccato che il decreto Rilancio non sia ancora entrato in vigore poiché non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e la bozza anticipata alla stampa non ha valore giuridico. Pertanto come le imprese da domenica potrebbero licenziare i propri dipendenti poiché il blocco dei licenziamenti previsto dal decreto "Cura Italia" ha avuto efficacia fino al 16 maggio e ad oggi martedì 19 maggio non è ancora stato "tappato" dal nuovo decreto rilancio.

Fonti del governo confermano che la pubblicazione del decreto è prevista "in queste ore". Per quanto possa essere poco probabile assistere ad una corsa ai licenziamenti, tuttavia le imprese ad oggi non incorrerebbero in alcuna sanzione. Il danno c'è ed è evidente. Basti pensare a quanti potrebbero intentare poi in causa, intasando i tribunali. La retroattività della norma è possibile, non è detto che, in caso di licenziamenti avvenuti nel vuoto normativo, la ragione sia poi del lavoratore licenziato. Pertanto ci si dovrebbe almeno appellare al buon senso del datore di lavoro.

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