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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Strategie

Totoministri: a cosa punta davvero Matteo Salvini

Si entrerà nel vivo solo a metà mese, dopo l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Il Carroccio vuole quattro ministeri di peso. Il leader del partito sa che il Viminale è fuori portata, ma insistere sul punto aiuta nella trattativa

Totoministri in alto mare. Nulla è definito, ma nella squadra del governo Meloni i tecnici ci saranno (lo suggerisce anche la prudenza sui numeri della maggioranza in Senato). Un punto fermo di Fratelli d'Italia come Ignazio La Russa dice che figure esterne ai partiti ci saranno ma "non in maniera preponderante", presenti quanto basta. Con buona pace di Matteo Salvini che vorrebbe, e lo ha ribadito anche ieri, un "governo tutto politico", rivendicando per sé il Viminale. Secondo le ultime voci, i tecnici potrebbero occupare quelle che da sempre sono considerate le caselle strategiche del risiko ministeriale e dovranno avere il via libera finale del Quirinale. "Noi siamo tutti concentrati sull'obiettivo, e l'obiettivo è dare a questa nazione un governo che possa offrire le risposte migliori in un tempo che sicuramente facile non è", ha detto la premier in pectore Giorgia Meloni, lasciando la Camera ieri sera.

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Le vere spine sono l'Economia e il Viminale al momento: se per via XX settembre in pole resta Domenico Siniscalco (Fabio Panetta secondo uno scoop di Bloomberg ha detto ai colleghi che non sarà lui il prossimo ministro delle Finanze). Per gli Interni sembra ormai assodato che, quando si arriverà al dunque, ci vada un prefetto (sono in corsa Matteo Piantedosi e Giuseppe Pecoraro). Quanto agli Esteri e alla Difesa, raccontano che Giorgia Meloni voglia tenerli 'per sé' e affidarli a figure di alto profilo, di natura tecnica appunto, a lei gradite. Per la Farnesina ci sarebbe sempre in ballo Elisabetta Belloni, anche se questo 'spostamento' potrebbe comportare una serie di avvicendamenti all'interno dei Servizi segreti non di poco conto.

Per Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia (dato in lizza per la Farnesina) dovrebbe profilarsi un altro dicastero di prima fascia, come chiesto da Silvio Berlusconi: il Mise, su tutti, o le Infrastrutture, visto che il numero due azzurro è stato commissario Ue per i Trasporti. Ma c'è chi dice che per Tajani si sia riaperta la strada del più alto scranno di Montecitorio, visto che gli ultimi boatos assegnano al centrodestra le presidenze di Camera e Senato.

Guido Crosetto potrebbe finire alla Difesa. Nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio il nome forte è uno solo: quello del senatore Giovanbattista Fazzolari, fedelissimo di Giorgia Meloni, che potrebbe assumere la delega per i Servizi segreti, considerato, in realtà, il classico jolly spendibile per qualsiasi ruolo apicale. Tra i papabili meloniani resterebbe per le Infrastrutture, Ambiente o Cultura, Fabio Rampelli, mentre l'eurodeputato e copresidente dell'Ecr, Raffaele Fitto, 'tornato' in Parlamento il 25 settembre, potrebbe lasciare Bruxelles per spendere le sue competenze agli Affari europei. Allo stato, viene dato sempre out Guido Crosetto. Per la Giustizia Fdi Meloni pensa sempre all'ex pm Carlo Nordio (l'altra contendente per lo stesso posto, la leghista Giulia Bongiorno, viene data alla Funzione pubblica) mentre per il Sud si fa il nome del governatore siciliano uscente, Nello Musumeci e dell'ex questore anziano della Camera, Edmondo Cirielli, e per il dicastero delle Riforme quello dell'ex presidente del Senato, Marcello Pera. Daniela Santanchè, altro esponente di Fdi, corre per il ministero del Turismo (che farebbe gola anche alla Lega). Rimane top secret, invece, chi guiderà il neo ministero del Mare.

Licia Ronzulli, fedelissima di Arcore, punta a un dicastero di fascia medio-alta, come la Famiglia o la Salute. 

La strategia della Lega

Dalla Lega, che ieri ha riunito a Roma il Consiglio federale per ribadire che il nascente governo deve essere "politico" perché è "finita la stagione dei tecnici", si leverà fino all'ultimo momento utile a richiesta del Viminale per Salvini. Incassato il nuovo via libera dai suoi ("ha fatto già bene agli Interni, ci deve tornare", è il refrain), il numero uno di via Bellerio esce dagli uffici della Camera con gli appunti raccolti nella riunione. Quattro i ministeri che la Lega vorrebbe per sé: Agricoltura (un dicastero di sicura rendita elettorale, che potrebbe essere la casella giusta per Salvini quando si arriverà alla resa dei conti), le Infrastrutture, gli Affari regionali, e ovviamente l'Interno. I nomi sarebbero quelli di Gian Marco Centinaio per l'Agricoltura, di Edoardo Rixi per il Mit, di Erika Stefani per gli Affari regionali. "Ora c'è un lista di ministeri di interesse per la Lega, ma non abbiamo parlato di nomi", dice Giancarlo Giorgetti: "Il Viminale solo per Salvini? Mi sembra il candidato naturale...". "Nessun veto su Matteo Salvini", assicura Tajani. Salvini dunque tiene il punto su tutte le bandiere della Lega. Assicurando al tempo stesso che i leghisti sono pronti a un governo "politico di centrodestra", che "durerà 5 anni, senza beghe e senza litigi"

Il leader del Carroccio sa bene che il Viminale è fuori dalla sua portata, ma insistere sul punto aiuta e non poco nella trattativa, quella vera, che per ora non è nemmeno iniziata. Non ci sta Salvini a un "no preventivo" da parte di Giorgia Meloni: che sia Mattarella, e solo lui, a sancire che quella porta è chiusa. Questo secondo indiscrezioni oggi è il ragionamento che circola in casa Lega. Il partito, tra l'altro, per ora apparentemente è tutto con lui (nella riunione di ieri non si è fatto alcun accenno alla nascente corrente del Nord patrocinata da Bossi). Si entrerà nel vivo solo a metà mese, dopo l'elezione dei presidenti di Camera e Senato: l'idea di "concedere" una di quelle due poltrone all'opposizione, come da tradizione della Prima Repubblica, è già tramontata. Andranno entrambe al centrodestra.

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